
Superbonus 110%, esauriti i fondi. Cosa succede con i lavori già iniziati
Richieste superiori alle attese: il rimborso per le facciate previsto dal Governo ha ricevuto già domande per un valore di 33,7 miliardi di euro. In attesa di capire se e come l'esecutivo di Mario Draghi deciderà di rifinanziare la misura, c'è il rischio che qualche cantiere si blocchi e che a qualche committente possano essere chiesti indietro i finanziamenti

Un successo clamoroso, anche troppo. Il superbonus 110% ha avuto richieste superiori alle aspettative: per questo non ci sono più soldi statali per rimborsare imprese e banche (che al momento non accettano più la cessione del credito, come per esempio Intesa San Paolo)
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Al momento è attesa una decisione del Governo, che deve decidere se e come rifinanziare la misura, visto che i 33,3 miliardi di euro previsti dovevano bastare fino al 2027. Così però non sarà, visto che già a maggio gli Italiani avevano avanzato richieste per 33,7 miliardi di euro, come spiega Altroconsumo. Uno sblocco sembra possa esserci già nel prossimo decreto Aiuti
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Le domande però sorgono spontanee: in attesa di capire cosa farà il Governo, sono diverse le ipotesi che possono doversi trovare a fronteggiare coloro che hanno richiesto il superbonus
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Per chi ha già avuto tutte le autorizzazioni e ha concluso un accordo di cessione del credito con la banca la pratica andrà avanti: l'istituto di credito, infatti, non può più tirarsi indietro e dovrà aspettare in qualche modo la decisione del Governo, in modo tale che la pratica vada avanti
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Per chi ha già stipulato accordi con l’impresa e attende il via libera definitivo dalla banca per la cessione del credito, spiega ancora Altroconsumo, è ancora possibile bloccare tutto, sia nel caso che l’appalto preveda la partenza dopo il via libera dell’istituto di credito sia che non venga riportato. In questo caso è possibile la via del recesso o della sospensione del contratto, in attesa di capire cosa farà il governo
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Se i lavori sono iniziati e l’impresa ha già in parte anticipato di tasca propria, la questione diventa più complessa. In questo caso è possibile che venga bloccato il cantiere e a quel punto è necessario vedere cosa è riportato sul contratto d’appalto, che potrebbe includere una polizza per danni di questo tipo. In ogni caso anche qui è possibile una “exit strategy”, che preveda revisione o risoluzione del contratto

E se è stata finanziata solo una parte dei lavori? Impresa e committente possono decidere di eliminare parte dei lavori deliberati e operare una riduzione del contratto. Se non si trova l’accordo si può chiedere la risoluzione del contratto per "eccesiva onerosità sopravvenuta" ed è possibile che sia i condomini che l’impresa possano a quel punto fare ricorso al giudice

Considerando le eccessive speculazioni sui prezzi è possibile per il cliente chiedere anche una riduzione ad equità del contratto, cioè di chiedere il recesso, il cliente potrebbe proporre di riportare il valore economico delle prestazioni contrattuali ad un giusto valore di scambio

Nel caso in cui venisse accertata l’assenza dei requisiti per accedere ai benefici fiscali, il recupero dell’imposta dovuta con le conseguenti sanzioni sarebbe a carico del contribuente che però, a sua volta, potrà chiedere il risarcimento del danno subito chiamando in causa o l’impresa che non ha rispettato le regole o il professionista che ha predisposto la dichiarazione delle opere in modo non conforme alla legge

E se non si ottiene la cessione del credito? È possibile a quel punto operare una detrazione delle spese fino al 110% che però significa dover pagare subito. Nel caso si disponga di una grossa liquidità a quel punto sarà possibile procedere con i lavori. Da non dimenticare che si può chiedere il rimborso per le spese sostenute nel 2020 e nel 2021 suddividendole in 5 rate di pari valore da presentare nelle successive dichiarazioni dei redditi, mentre per quelle sostenute dal 2022 in avanti la spesa va suddivisa in 4 rate di pari valore