Fmi taglia le stime del pil italiano: crescita dell’1,2% nel 2018

6' di lettura

Secondo i dati del Fondo monetario internazionale, rispetto ad aprile, le previsioni per il nostro Paese sono in ribasso. Roma fanalino di coda in Europa. Savona: "Bankitalia-Fmi sbagliano su stabilità-crescita, vanno di pari passo”. Lo spread scende

L’Fmi ha diffuso i dati del World Economic Outlook e ha tagliato, rispetto ad aprile, le stime sul pil italiano: crescerà dell'1,2% nel 2018 e dell'1,0% nel 2019, registrando l’incremento più basso fra i paesi dell'area euro, nonostante la revisione al ribasso delle stime per Germania e Francia. Roma è il fanalino di coda di Eurolandia. “Pesano incertezza politica e aumento dello spread e del debito”. Su pensioni e occupazione il Fondo monetario internazionale avverte: serve preservare le riforme, in particolare quella Fornero. La disoccupazione invece è in calo al 10,8% quest'anno. Per il 2019 si attende il 10,5%. Verso il basso anche debito pubblico e deficit (COSA È). Nonostante i numeri non positivi è ottimista il premier Conte: le previsioni saranno da riaggiornare dopo la nostra nota Def: la crescita sarà superiore alle previsioni Fmi”. Nel dibattito interviene intanto anche il ministro per gli Affari europei Paolo Savona: "Se ci sfugge lo spread la manovra deve cambiare", afferma Savona, che critica insieme a Bankitalia anche l'Fmi: "L'errore che fanno sia Fmi che Bankitalia è mettere la stabilità finanziaria come presupposto dello sviluppo, io dico che devono andare almeno di pari passo". A metà mattinata, il differenziale di rendimento tra Btp e Bund ha sfondato la soglia dei 310 punti base per poi chiudere a 292 (qui l'andamento in tempo reale della Borsa di Milano).

Savona: "Def cauto e moderato"

Il ministro Savona ha poi continuato sulle previsioni del governo sulla manovra: il Def presentato è "corretto, cauto e moderato", afferma. E aggiunge che "c'è bisogno di ben oltre il 2,4%" di rapporto deficit-Pil. "Ci dicono che le previsioni della manovra sono ottimistiche? Sono i risultati di modelli econometrici e degli interventi che noi facciamo", ha concluso Savona.

Le stime sul pil italiano

Secondo l’Fmi, Il pil italiano crescerà dell'1,2% nel 2018 e dell'1,0% nel 2019 dopo il +1,5% del 2017. Invariate quindi le stime rispetto all’aggiornamento di luglio. Rispetto ad aprile 2018, invece, le stime sono state riviste al ribasso di 0,3 punti percentuali per quest'anno e di 0,1 punti per il prossimo. La revisione al ribasso rispetto ad aprile è legata al “deterioramento della domanda esterna e interna e all'incertezza sull'agenda del nuovo governo”. L'Italia "è più a rischio” rispetto a potenziali "shock" ed è importante "che il governo operi nel quadro delle regole europee", ha rimarcato il capo economista del Fondo monetario internazionale Maurice Obstfeld, dopo la prima bocciatura dell'Ue sui conti.

I moniti del Fmi all’Italia

"È imperativo per l'Italia che le politiche fiscali preservino la fiducia del mercati”, dice il Fmi riferendosi alle tensioni sui titoli di Stato italiani. "Abbiamo visto lo spread aumentare, è importante che il governo operi nel contesto delle regole europee”, ha spiegato Maurice Obstfeld (QUANTO CI COSTA LO SPREAD E PERCHÈ è IMPORTANTE). Poi ha ricordato che in Italia "le passate riforme pensionistiche e del mercato del lavoro dovrebbero essere preservate e ulteriori misure andrebbero perseguite, quali una decentralizzazione della contrattazione salariale per allineare i salari con la produttività del lavoro a livello aziendale” (COS'È LA LEGGE FORNERO). Sul quadro generale italiano pesano "le recenti difficoltà nel formare un governo in Italia e la possibilità di un rovesciamento delle riforme o l'attuazione di politiche che potrebbero danneggiare la sostenibilità del debito e hanno innescato un aumento degli spread” (LE MISURE PREVISTE NEL DEF).

Conte: crescita sarà superiore alle stime Fmi

Le stime del Fmi non hanno spaventato il premier Giuseppe Conte, che confida “in una crescita sicuramente superiore" alle previsioni del Fondo monetario internazionale. "Abbiamo ben meditato questa manovra, questa linea di azione. Dobbiamo consentire alla nostra economia di poter esprimere le sue potenzialità e dobbiamo ovviamente pensare anche allo sviluppo sociale del paese. Lo facciamo con la massima ragionevolezza”. Secondo il premier, quindi, "le previsioni Fmi dovrebbero essere riaggiornate nel rispetto della nostra nota di aggiornamento del Def". Della manovra e della nota del Def ha parlato in giornata anche il ministro Tria, ribadendo che la legge di Bilancio sarà “coraggiosa, non impavida o irresponsabile”. Si punta a “crescita e calo significativo del debito”, considerando che il “ritardo dell’Italia è inaccettabile, ci sono 17 milioni di persone in difficoltà”. 

I dati su disoccupazione e debito

Nel documento del Fmi sono stati analizzati altri numeri che riguardano anche l'Italia. Ad esempio, il tasso di disoccupazione nel nostro Paese è atteso in calo dall'11,3% del 2017 al 10,8% di quest'anno. L’Fmi stima per il 2019 una disoccupazione al 10,5%. Il tasso dell'Italia è superiore alla media dell'area Euro, dove la disoccupazione è attesa all'8,3% nel 2018 e all'8,0% nel 2019, in calo rispetto al 9,1% del 2017. Il debito pubblico italiano, invece, è previsto in calo dal 131,8% del 2017 al 130,3% del pil quest'anno e al 128,7% del pil nel 2019, scendendo al 125,1% nel 2023. Il deficit dovrebbe scendere dal 2,3% del 2017 all'1,7% nel 2018 e del 2019, per poi attestarsi al 2,2% nel 2023 (COS'È IL RAPPORTO DEFICIT-PIL). Le previsioni del Fmi non tengono conto delle nuove stime del governo, e si basano ''sui piani inclusi nel budget 2018 del governo e nel Def di aprile 2018. Le previsioni prevedono la cancellazione che gli aumenti dell’Iva’'.

Le stime a livello globale

L'Fmi ha rivisto al ribasso anche le stime di crescita di Eurolandia e degli Stati Uniti. La crescita "è meno bilanciata di quanto sperato" e ci sono "nubi all'orizzonte". La frenata è legata alle tensioni commerciali, che iniziano a essere "evidenti a livello macroeconomico". Fra i rischi sull'economia mondiale ci sono poi i mercati emergenti e l'alto livello dei debiti pubblici. Per la zona euro il Fondo prevede per quest'anno un Pil in aumento del 2,0%, ovvero 0,2 punti percentuali in meno rispetto alle stime di luglio (-0,4 punti su aprile). Nel 2019 il Pil dell'Eurozona è stimato a +1,9%, invariato su luglio ma in calo dello 0,1% rispetto ad aprile. Per gli Stati Uniti la crescita è stimata al 2,9% nel 2018, invariata rispetto a luglio e aprile. Per il 2019 il Pil è atteso al +2,5% (-0,2 punti percentuali su luglio e aprile). Peggiorano infine le prospettive sul tasso di sviluppo globale che potrebbe "aver toccato il picco", ha osservato Obstfeld, esortando a costruire "cuscinetti di bilancio" in questa fase ancora espansiva.

Data ultima modifica 09 ottobre 2018 ore 19:24

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