Bonus Tari 2026, a chi spetta e come funziona l'agevolazione sui rifiuti. Cosa sapere
EconomiaIntroduzione
Il bonus sociale legato alla tassa rifiuti è ora operativo e molte famiglie in Italia lo vedranno applicato direttamente negli avvisi di pagamento recapitati dai Comuni tra marzo e aprile. Tuttavia, un ISEE contenuto non garantisce da solo l’accesso automatico all’agevolazione: ecco cosa sapere.
Quello che devi sapere
Quando è nata la misura
L’agevolazione sulla tassa rifiuti non è una novità recente: la sua previsione normativa risale al 2019, quando fu introdotta dall’articolo 57-bis del Decreto-legge n. 124. Tuttavia, per diversi anni è rimasta solo sulla carta, senza effetti concreti per i cittadini. L’attuazione reale è arrivata soltanto con il DPCM 24/2025, che ha reso finalmente operativa la riduzione.
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In cosa consiste lo sconto
Nel dettaglio, si tratta di un taglio pari al 25% dell’importo dovuto per la tassa sui rifiuti. Una riduzione significativa, soprattutto per i nuclei familiari con risorse limitate. La platea dei beneficiari coincide con quella già destinataria dei bonus sociali per energia elettrica e gas: il sistema segue infatti lo stesso schema utilizzato per le altre utenze domestiche agevolate.
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I requisiti economici da rispettare
L’elemento determinante per accedere al beneficio è l’ISEE. Sono previste due soglie:
- per le famiglie con fino a tre figli fiscalmente a carico, l’indicatore non deve superare 9.796 euro;
- per i nuclei con almeno quattro figli a carico, il limite sale a 20 mila euro.
L’applicazione dello sconto avviene in modo automatico sull’utenza domestica intestata a uno dei componenti del nucleo indicato nell’ISEE. Non è necessario inoltrare una richiesta specifica: basta aver trasmesso la Dichiarazione Sostitutiva Unica. Sarà poi l’INPS a trasmettere le informazioni utili ai gestori del servizio rifiuti, consentendo l’attribuzione dell’agevolazione senza ulteriori adempimenti.
Perché nel 2026 vale l’ISEE dell’anno precedente
Per il bonus riconosciuto nel 2026 si prende come riferimento l’ISEE presentato nel 2025. Questo comporta che chi non ha aggiornato la propria situazione economica entro lo scorso anno, oppure ha superato i limiti previsti, non riceverà alcuna riduzione nelle bollette attuali, anche se nel frattempo le condizioni reddituali sono peggiorate. Coloro che rientrano nei parametri riceveranno il contributo una sola volta nel corso del 2026, massimo entro giugno. L’importo potrà essere ripartito nelle rate stabilite dal Comune, ma non si tratta di uno sconto progressivo su ogni singolo pagamento: viene riconosciuto come ammontare complessivo poi distribuito secondo il piano tariffario locale.
Il caso particolare
Esiste una situazione particolare che può determinare lo slittamento del beneficio. Secondo le indicazioni pubblicate sul portale SGate, gestito dall’ANCI, chi presenta la DSU negli ultimi giorni dell’anno, cioè oltre il 20 dicembre, e ottiene l’attestazione ISEE nell’anno successivo dovrà attendere il 2027 per usufruire dello sconto TARI. In pratica, se la dichiarazione è stata trasmessa a fine dicembre 2025 e l’ISEE è stato elaborato a gennaio 2026, l’agevolazione non comparirà nelle bollette del 2026 ma sarà riconosciuta soltanto l’anno seguente. Questo dipende da esigenze tecniche di coordinamento tra le banche dati dell’INPS e quelle dei gestori del servizio rifiuti, che richiedono tempi precisi per l’allineamento delle informazioni.
Chi ha arretrati sulla TARI
Un aspetto meno conosciuto riguarda invece i contribuenti che, pur avendo diritto al bonus, risultano in debito per annualità precedenti non pagate. In tali circostanze il gestore può utilizzare l’importo dell’agevolazione per compensare, in tutto o in parte, le somme arretrate. Questa compensazione, però, non è immediata né automatica: può essere attivata solo dopo l’invio di un sollecito formale, nel quale devono essere indicati sia l’ammontare del debito sia l’intenzione di utilizzare il bonus per sanarlo. Solo a seguito di tale comunicazione il gestore può procedere con il recupero delle somme. Per evitare sorprese, chi ritiene di avere pendenze dovrebbe verificare la propria posizione presso l’Ufficio tributi comunale, così da capire se eventuali morosità possano ridurre o annullare il beneficio atteso.
Cos’è la TARI
La TARI è il tributo comunale destinato a coprire i costi del servizio di raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti urbani. È dovuta da chi utilizza o detiene locali e aree potenzialmente idonei a produrre rifiuti, indipendentemente dalla quantità effettivamente generata: ciò che conta è la possibilità di produrli occupando l’immobile. In linea generale paga l’utilizzatore dell’immobile, ad esempio l’inquilino, e non necessariamente il proprietario. L’importo viene determinato sulla base di due componenti: una quota fissa, legata alle caratteristiche dell’immobile (come superficie e destinazione d’uso), e una quota variabile, collegata al numero dei componenti del nucleo familiare. Sono esclusi dal pagamento alcuni spazi che non producono rifiuti in modo autonomo, come parti comuni condominiali non utilizzate in via esclusiva, cantine, balconi, terrazze o locali oggettivamente inutilizzabili e non suscettibili di generare rifiuti.
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