Tari non pagata, ecco dopo quanto tempo va in prescrizione: le cose da sapere

Economia
©Ansa

Introduzione

La tassa sui rifiuti viene riscossa dai Comuni e deve essere pagata dai proprietari o dai detentori di immobili in grado di produrre spazzatura. Come per altre tasse, ci sono dei termini precisi entro i quali il Comune deve richiedere il pagamento del tributo ai cittadini: passato questo periodo, tranne alcune eccezioni, la Tari va in prescrizione. Ecco le regole 

Quello che devi sapere

Cos’è la Tari

Cos’è la Tari? È la tassa sui rifiuti e, come spiega il Mef, si tratta di “un tributo destinato a finanziare i costi relativi al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti”. Il ministero sottolinea che “è dovuta da chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte suscettibili di produrre i rifiuti medesimi”. La Tari è stata introdotta a decorrere dal 2014 e ha sostituito la Tares (che a sua volta aveva sostituito Tarsu, Tia1, Tia2). In un primo momento la Tari faceva parte dell’Iuc (l’imposta unica comunale) insieme all’Imu (l’imposta municipale propria) e alla Tasi (il tributo per i servizi indivisibili). A decorrere dal 2020, Iuc e Tasi sono state abolite e sono rimaste in vigore l’Imu (ridisciplinata) e la Tari.

 

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Il pagamento della Tari

La Tari è una tassa riscossa dai Comuni, che devono inviare l’avviso di pagamento ai cittadini che hanno dichiarato l’occupazione dell’immobile. La comunicazione dei cittadini è obbligatoria. L’avviso di pagamento del Comune, oltre all’importo da versare e alle date di scadenza, di solito mostra anche lo stato dei pagamenti precedenti e il riepilogo dei conteggi.

 

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La prescrizione

La Tari, così come altri tributi locali e altre tasse, è soggetta a prescrizione se il Comune non ne richiede il pagamento entro un determinato periodo di tempo. Quando scatta? E quali sono le regole? Immobiliare.it ha risposto a queste domande, facendo un riepilogo della situazione. “Conoscere la decorrenza, le interruzioni e le eccezioni può evitare pagamenti non dovuti e far valere i propri diritti”, spiega.

 

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Il termine per la prescrizione

In base alla normativa vigente, spiega Immobiliare.it, la Tari si prescrive in un termine di 5 anni. Questo vuol dire che, una volta trascorsi i 5 anni dal momento in cui il pagamento doveva essere effettuato, il Comune non può più richiedere il pagamento della tassa.

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La decorrenza della prescrizione

La prescrizione della Tari, ricordano gli esperti, inizia a decorrere dal primo gennaio dell’anno successivo a quello in cui la tassa avrebbe dovuto essere pagata e in linea generale scatta dopo 5 anni. Facciamo un esempio: per la Tari relativa all’anno 2018, si inizia a contare dal primo gennaio 2019 e il pagamento in base alla norma va in prescrizione il primo gennaio 2024. Tuttavia, a causa della sospensione dei termini per 85 giorni - dal 9 marzo al 31 maggio 2020 - disposta per il Covid, il termine del primo gennaio 2024 in questo caso è stato prorogato al 26 marzo 2024.

L’interruzione della prescrizione

Il conteggio della prescrizione, prima dei 5 anni, può essere interrotto da un atto formale di richiesta di pagamento (come una cartella esattoriale). Quando questo succede, il termine di prescrizione si azzera e inizia di nuovo dal principio. “Per esempio, se il Comune invia una cartella esattoriale nel quarto anno, il termine di prescrizione ricomincia a contare 5 anni da quel momento”, spiega Immobiliare.it. Anche le cartelle esattoriali relative alla Tari seguono lo stesso termine di prescrizione della tassa: 5 anni. Anche le cartelle, come la Tari, possono vedere i termini di prescrizione interrotti da altre notifiche di pagamento.

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Prescrizione più lunga

In alcuni casi, ricordano gli esperti, la prescrizione della Tari può allungarsi e andare oltre i 5 anni. Questo succede principalmente quando il pagamento è dovuto in seguito a una sentenza giudiziaria: “Se il tribunale conferma, anche solo parzialmente, l’obbligo di pagamento della Tari, la prescrizione non è più di 5 anni, ma segue il termine ordinario di 10 anni”. 

Cosa fare

Gli esperti ricordano che il contribuente ha il diritto di non pagare la tassa una volta che la Tari è prescritta. Tuttavia, non basta solo ignorare l’avviso di pagamento: bisogna far valere la prescrizione presentando un’istanza di autotutela per chiedere lo sgravio. “Se il Comune non risponde, il contribuente ha 60 giorni di tempo per presentare un ricorso presso la commissione tributaria provinciale”.

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La riforma

Immobiliare.it ricorda anche che è in corso una riforma della Tari, con l’introduzione della tariffa puntuale (Tarip) che gradualmente dovrebbe sostituirla. “Nel 2026 questo nuovo sistema è ormai operativo in un numero crescente di Comuni e rappresenta il modello di riferimento per il futuro calcolo della tassa sui rifiuti a livello nazionale”. Le novità di questo sistema sono principalmente tre:

  • l’importo della Tari non sarà basato solo sulla superficie dell’immobile e sul numero di occupanti, ma anche sulla quantità effettiva di rifiuti indifferenziati prodotti. Tutto ciò per incentivare la raccolta differenziata;
  • saranno introdotte nuove tecnologie e strumenti di tracciamento dei rifiuti per responsabilizzare i cittadini-contribuenti (ad esempio carte elettroniche e cassonetti intelligenti con sistemi di apertura e conteggio tramite tessere personali);
  • il nuovo calcolo premia chi produce meno rifiuti indifferenziati.

L’agevolazione

Infine, gli esperti ricordano che le famiglie a basso reddito ricevono automaticamente uno sconto del 25% sulla Tari: è in vigore, infatti, un bonus sociale rifiuti. “L’agevolazione è stata introdotta dall’Arera e spetta ai nuclei familiari che hanno presentato all’Inps la Dsu (Dichiarazione sostitutiva unica) e che risultano in possesso di un Isee fino a 9.530 euro oppure un Isee fino a 20.000 euro per le famiglie con almeno quattro figli a carico. Il bonus viene applicato direttamente in bolletta, rendendo il sistema più semplice, automatico e accessibile”.

 

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