Tasse più contestate, nel 2025 al primo posto c’è la Tari: ha superato Irpef e Imu
EconomiaIntroduzione
Nell’anno appena finito, la Tari risulta la tassa più contestata davanti ai giudici tributari. Seguono Irpef e Imu. Ad anticipare i numeri è il Sole 24 Ore: anche se manca ancora l’ufficialità del ministero dell’Economia, si tratta dei dati frutto delle rielaborazioni annuali dell’Amministrazione finanziaria aggiornati al 31 dicembre 2025. Ecco cosa emerge
Quello che devi sapere
Tari tassa più contestata
Secondo i dati anticipati dal quotidiano, quindi, “contro ogni previsione” nel 2025 la Tari è diventata la tassa più contestata davanti ai giudici tributari, superando l’Irpef e l’Imu. Tra il 2021 e il 2025 i ricorsi legati alla tassa sui rifiuti sono saliti del 135,7%: da 10.561 a 25.106.
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Il sorpasso su Irpef e Imu
Per la prima volta, quindi, le tasse più contestate non sono più l’Irpef e l’Imu ma è la Tari. Guardando i numeri, il volume dei ricorsi su Irpef e Imu - storicamente le tasse più contestate - è rimasto più o meno stabile: nel 2025 l’Irpef ha registrato 23.687 ricorsi e l’Imu 23.391. La Tari, invece, ha fatto registrare un’accelerata che ha cambiato la classifica: nel 2021 i ricorsi erano stati 10.561, mentre nel 2025 si è arrivati a 25.106 (+135%).
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Il valore e il numero delle liti fiscali
Il valore complessivo delle liti fiscali di primo e secondo grado, sempre secondo i dati riportati dal Sole 24 Ore, nel 2025 oscilla tra i 20 e i 22 miliardi. Il dato del valore complessivo è in linea con gli altri anni ma, sottolinea il giornale, è interessante notare come il numero di cause sia in realtà diminuito. Nel dettaglio, nel 2025 le nuove cause in primo grado sono scese del 14,6%, mentre se si considera primo e secondo grado la flessione è del 10%. Guardando ai numeri assoluti, i ricorsi nel 2025 sono stati 202.267 mentre nel 2024 erano stati 224.767.
Dove si concentrano i ricorsi
Il Sole 24 Ore rivela anche che dei 155.486 ricorsi in primo grado del 2025, 126.747 si sono concentrati nelle Corti di sei regioni: Campania, Sicilia, Lazio, Calabria, Lombardia e Puglia. Queste Corti, da sole assorbono l’81,5% dei ricorsi. Per quanto riguarda il calo, la flessione riguarda tutte le Corti italiane ma le più interessate sono Puglia (-25,5%), Marche (-24,7%) e Calabria (-24,3%). All’ultimo posto c’è il Lazio (-2,6%).
I motivi della flessione dei ricorsi
Tornando alla diminuzione del numero di ricorsi, il Sole 24 Ore mette in luce anche i possibili motivi. Non si tratta, spiega, di una svolta culturale ma di un risultato tecnico. “Il 2024 è stato un anno ‘gonfiato’ da una doppia anomalia. Da un lato, si erano esauriti gli effetti della definizione agevolata del 2023, che per 11 mesi aveva congelato i termini per impugnare: chi non aveva aderito aveva atteso e aveva depositato ricorso nel 2024. Dall’altro, nello stesso anno, l’abrogazione della mediazione per le liti fino a 50mila euro aveva cancellato i 90 giorni di trattativa tra Fisco e contribuente, riversando i ricorsi direttamente sul sistema giudiziario”. Per questo, spiega ancora il quotidiano, il 2025 registra una flessione rispetto al 2024: sono terminati gli effetti delle due misure citate sopra. I dati dell’anno appena finito, in realtà, sono in linea o poco sopra rispetto al 2022, “quando non c’erano misure deflattive a comprimere o rinviare le liti”.
Cos’è la Tari
La Tari è la tassa sui rifiuti: si tratta di un tributo destinato a finanziare i costi relativi al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. È dovuta “da chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte suscettibili di produrre i rifiuti medesimi”.
Cos’è l’Irpef
L’Irpef è la l’Imposta sul reddito delle persone fisiche. Come spiega l’Agenzia delle Entrate, è dovuta dalle persone fisiche per il possesso dei seguenti redditi:
- fondiari, cioè dei fabbricati e dei terreni
- di capitale
- di lavoro dipendente (inclusi i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente e i redditi di pensione)
- di lavoro autonomo
- di impresa
- diversi (elencati nell’articolo 67 del Testo unico delle imposte sui redditi).
Inoltre, sono soggetti passivi dell’Irpef le persone fisiche residenti e non residenti nel territorio dello Stato.
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Cos’è l’Imu
L’Imu è l’imposta municipale propria ed è dovuta per il possesso di fabbricati, escluse le abitazioni principali classificate nelle categorie catastali diverse da A/1, A/8 e A/9, di aree fabbricabili e di terreni agricoli. È dovuta dal proprietario o dal titolare di altro diritto reale (usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie), dal concessionario nel caso di concessione di aree demaniali e dal locatario in caso di leasing.
Per approfondire: Imu, Milano-Roma e non solo: le città in cui si paga di più e quelle dove costa meno