Comuni, novità nella gestione delle entrate: come funzionerà la rottamazione autonoma
EconomiaIntroduzione
La gestione del Fisco locale cambia volto grazie alla possibilità per i sindaci di attivare una rottamazione comunale autonoma su tutte le proprie entrate. Il principio generale, derivante dalle ultime novità normative, stabilisce che ogni amministrazione locale ha il potere di definire regimi di definizione agevolata per i debiti dei cittadini, a determinate condizioni.
Quello che devi sapere
Autonomia locale sì, ma con confini ben definiti
I Comuni non hanno alcun margine di intervento sui debiti fiscali già trasferiti all’Agenzia delle Entrate-Riscossione: su questo fronte, l’adesione alla cosiddetta Rottamazione quinquies resta una prerogativa esclusivamente statale. Discorso diverso, invece, per entrate comunali legate a tributi come Imu e Tari, oppure per corrispettivi legati a servizi pubblici, tra cui mense scolastiche e asili nido. Questa autonomia è però vincolata a due condizioni imprescindibili: il capitale dovuto non può essere toccato e qualsiasi agevolazione deve limitarsi a interessi e sanzioni. Inoltre, l’operazione non deve compromettere l’equilibrio dei conti pubblici.
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Il vademecum dell’Ifel per i sindaci
A chiarire queste modalità operative è stato l’Ifel, l’Istituto per la finanza e l’economia locale dell’Anci, che ha diffuso una nota di indirizzo accompagnata da un modello standard di regolamento. Questo atto rappresenta il passaggio obbligato per consentire agli enti locali di avviare le proprie sanatorie, introdotte dall’ultima Legge di Bilancio. Il percorso delle definizioni comunali resta però separato da quello della rottamazione nazionale dei tributi erariali: due binari paralleli, senza possibilità di intersezione.
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Nessun obbligo per l’agente della riscossione nazionale
Uno dei principali interrogativi sollevati dalla nuova manovra riguardava l’eventuale estensione ai Comuni dei meccanismi previsti a livello statale. L’Ifel, dopo un confronto tecnico con l’amministrazione finanziaria, ha chiarito che i regolamenti locali non possono imporre alcun vincolo all’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Di conseguenza, rimane invalicabile il divieto per gli enti locali di intervenire sui carichi già affidati all’agente nazionale, che restano esclusi da qualsiasi decisione comunale.
Quali entrate possono rientrare nelle sanatorie locali
L’attenzione dei Comuni dovrà quindi concentrarsi sulle proprie entrate dirette: Imu, Tari, Canone unico patrimoniale, contributi di urbanizzazione, rette scolastiche, servizi per l’infanzia e sanzioni stradali, purché la gestione e la riscossione siano interne o affidate a concessionari iscritti all’Albo. Su queste voci, gli enti potranno intervenire riducendo o cancellando interessi e sanzioni, lasciando però invariata la quota principale del debito.
Multe stradali e altre entrate patrimoniali
Secondo i tecnici dell’Ifel, la cornice normativa consente di includere nella definizione agevolata quasi tutte le entrate comunali proprie, comprese le sanzioni del Codice della strada, trattandosi di entrate patrimoniali di diritto pubblico. Nel caso delle multe, l’agevolazione potrà estendersi non solo agli interessi, ma anche agli oneri legati alle attività di riscossione.
I requisiti di approvazione
Per attivare la sanatoria locale è obbligatorio che il consiglio comunale approvi un regolamento specifico, che poi influirà direttamente sul bilancio di previsione. Ogni delibera deve essere accompagnata da:
- certificazione dei revisori dei conti;
- una relazione tecnica con stime sugli effetti attesi (tasso di adesione e incassi);
- una valutazione dell’impatto sui conti dell’ente.
Cosa succede con i debiti non accertati
La Legge di Bilancio apre inoltre alla possibilità di regolarizzare anche versamenti omessi o incompleti relativi a entrate non ancora accertate dal Comune. In questo modo, il contribuente evita il pagamento di sanzioni e interessi che maturerebbero comunque, anche attraverso il ravvedimento operoso. Questa soluzione risulta particolarmente efficace per la Tari, mentre sull’Imu emergono criticità. Da un lato, l’imposta sugli immobili di categoria D prevede una quota riservata allo Stato, non sanabile a livello comunale se non già accertata. Dall’altro, trattandosi di somme non ancora definite, è impossibile stabilire in anticipo l’importo dovuto.
I nodi aperti
Ulteriori incertezze riguardano la Tari corrispettiva, adottata da un numero crescente di Comuni e calcolata sulla base dei rifiuti effettivamente prodotti. L’Ifel ritiene che anche questa tipologia possa rientrare nelle sanatorie locali, ma sollecita un chiarimento ufficiale da parte del Governo, tramite un intervento normativo o interpretativo. Resta infine irrisolta la questione delle liti pendenti: l’assenza di una sospensione dei termini per i ricorsi rischia di limitare l’efficacia della misura. Un intervento correttivo, probabilmente inserito nel decreto sul federalismo fiscale, viene considerato ormai necessario.
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