La novità principale: fino a 9 anni di rate per cartelle esattoriali arretrate dal 2000 al 2023. Il Governo punta a recuperare 9 miliardi
C’è tempo fino al 30 aprile: il modulo è on line (ed è l’unico modo) per aderire alla rottamazione numero cinque, e saldare così vecchi debiti col fisco o enti previdenziali. L’Agenzia delle entrate ha aperto il form telematico per la nuova sanatoria che riguarda le cartelle di un lasso di tempo molto ampio, dal primo gennaio 2000 al 31 dicembre 2023: chi aderisce potrà pagare le vecchie pendenze risparmiando su interessi di mora e sanzioni.
Quali sono le caratteristiche e le principali novità di questa edizione? Anzitutto, cosa si può ‘rottamare’: le imposte non versate (che risultino sia dalle dichiarazioni dei redditi sia dai controlli dell’Agenzia) e contributi previdenziali non versati all’INPS (in questo caso, ad esclusione di quelli derivanti da accertamento dell’ente).
Aderendo, come effetto immediato si ottiene lo stop a possibili procedure esecutive, fermi amministrativi, iscrizioni di ipoteche.
La novità principale sta nelle modalità di pagamento, che può essere dilazionato per un periodo molto lungo, fino a 9 anni. Si possono scegliere due strade: o pagare tutto subito, in questo caso entro il 31 luglio 2026, o scegliere di versare a rate. In questa seconda opzione, si può arrivare a 54 rate bimestrali, ossia ogni due mesi, per un periodo complessivo quindi di 9 anni, pagando un interesse sulla cifra dovuta del 3% all’anno, con importo minimo da 100 euro a rata.
In caso di mancato pagamento di due rate, anche non consecutive, scatta la decadenza dal programma.
Dalla rottamazione, il Governo punta a raccogliere fino a 9 miliardi di euro. Da dove viene questa stima? Dalla relazione tecnica alla manovra finanziaria, la legge che contiene le norme della rottamazione: l’ammontare potenziale di tutti i carichi pendenti interessati è di quasi 400 miliardi di euro (393, per l’esattezza), e si ipotizza – in base ai risultati delle quattro precedenti edizioni – un’adesione al 3,3%. Ossia 13 miliardi, ma poiché non tutti poi portano a termine la rateizzazione, ecco la previsione prudenziale dei 9 miliardi di euro. In 9 anni.