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Quanto ci costa lo spread e perché è importante

3' di lettura

Finanza & Dintorni

Quanto ci costa lo spread e perché è importante, a partire dalle conseguenze sulle famiglie e sulle imprese. Spiegato a tutti. 

L’impatto delle tensioni di questi giorni, dalla Turchia alle incertezze sull’economia italiana, ha risvegliato lo spread, ovvero la differenza tra l’interesse pagato da un determinato paese quando vende titoli di stato decennali e quello pagato dalla Germania, ritenuta il paese più affidabile. Se lo spread sale, è importante dato che salgono gli interessi che lo Stato deve pagare ogni volta che chiede soldi in prestito emettendo i titoli di stato.

Se infatti un paese è ritenuto poco affidabile, distante dalla Germania appunto, deve offrire rendimenti più appetibili affinché i suo titoli di stato siano venduti, e rischia quindi di usare molte risorse per pagare gli interessi sul debito.

Dunque, riassumendo: più un Btp rende, più è rischioso investire nel paese che lo emette poiché lo Stato continua ad indebitarsi per pagarne gli interessi. L’Italia per pagare gli interessi spende ogni anno 65 miliardi di euro. Per fare un esempio, è più della metà di quanto spende per la sanità.

Il problema è che il Tesoro non può evitare di chiedere dei soldi in prestito dato che, per un paese che ha un debito al 130% del Pil, l’unico modo per restituire ogni anno i soldi a chi glieli ha dati, è proprio... chiederne altri in prestito.

Lo stato chiede i soldi con le aste. Quella di ieri, riservata agli specialisti, è andata deserta. Di certo non è un buon segnale, ma saranno le prossime aste, quelle in cui il Tesoro vende titoli a investitori, grandi e piccoli, anche cittadini comuni con i loro risparmi, a dirci come stanno le cose.

Il rialzo dello spread è  un film che abbiamo già visto: la grande crisi finanziaria è  costata all’Italia nel periodo 2011-2016 circa 47 miliardi di euro di maggiori interessi. Una simulazione dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio  ha calcolato che se un rialzo di 100 punti base di spread si mantiene a lungo, per lo Stato ci sarà una  maggiore spesa di 1.8 miliardi di euro il primo anno, e di 4.5 miliardi il secondo anno. Se il rialzo dello spread fosse più pronunciato e più prolungato, il conto potrebbe salire oltre i 10 miliardi annui. Con quei soldi, per darvi un’idea, si potrebbe quasi finanziare il reddito di cittadinanza.

Ma il problema non riguarda solo i conti dello Stato. L’aumento dello spread ha infatti conseguenze dirette anche su imprese e cittadini.

Un aumento del differenziale porterebbe le banche a pagare interessi più alti quando chiedono soldi sul mercato. E se le banche sono costrette a pagarli, a loro volta potrebbero girare questi costi sui nuovi prestiti ai clienti, compresi cittadini e imprese.

 

 

 

 

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