Femminicidio Lorena Isceri, a Squinzano folla ai funerali. Parroco: "Amore non è possesso"

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La cittadina salentina ha dato l'ultimo saluto alla donna uccisa dall'ex compagno sull'A1: nella chiesa Maria Regina navate piene, così come il sagrato dove è stato allestito un maxischermo. Il parroco nell'omelia: "L'amore non è possesso, l'altro non ci appartiene". E continuano ad emergere dettagli: Federico Vella, l'uomo che l'ha gettata da un cavalcavia dopo averla rapita sotto casa a Firenze e chiusa nel bagagliaio dell’auto, era in cura da uno psichiatra da 15 anni

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A Squinzano sono stati celebrati i funerali di Lorena Isceri, gettata dal suo ex da un cavalcavia sull'autostrada A1. L'ultimo saluto alla 45enne. che viveva a Firenze ma era originaria della provincia di Lecce, è iniziato alle 17: nella chiesa Maria Regina navate piene, così come il sagrato dove è stato allestito un maxischermo. "L'amore non è possesso, l'altro non ci appartiene", ha detto il parroco nell'omelia. All’uscita dalla chiesa, applausi al passaggio della bara bianca. E mentre la cittadina salentina - dove la donna era nata e dove tornava per le vacanze - si è stretta attorno alla famiglia, continuano ad emergere dettagli sul femminicidio: Federico Vella, l'uomo che ha ucciso la 45enne gettandola da un cavalcavia dopo averla rapita sotto casa a Firenze e chiusa nel bagagliaio dell’auto, era in cura da uno psichiatra da 15 anni. Lo specialista ha detto di averlo visto l'ultima volta "la settimana scorsa" e che era "relativamente tranquillo". Secondo lui, nonostante la riduzione delle visite, Vella "non era potenzialmente pericoloso o violento". "Sono rimasto assolutamente sconvolto - ha aggiunto il medico - non me lo aspettavo minimamente". 

Funerali Lorena Isceri
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Folla ai funerali di Lorena Isceri

I funerali di Lorena Isceri sono iniziati alle 17 a Squinzano, in provincia di Lecce, nella chiesa Maria Regina dove la donna era stata battezzata da bambina. Davanti all’altare la bara bianca, mentre lungo le strade della cittadina sono stati attaccati palloncini e fiocchi rossi. Piene le navate e il sagrato, dove è stato allestito un maxischermo per permettere alla folla rimasta fuori dalla chiesa di partecipare alla celebrazione. Nella chiesa, oltre alla famiglia e agli amici della 45enne, presenti rappresentanti di molte istituzioni, tra cui il presidente della Provincia di Lecce e una quarantina di sindaci salentini con la fascia tricolore.

La bara bianca e i palloncini rossi

Al termine delle esequie, all'interno della chiesa, il padre di Lorena Isceri ha baciato la foto della figlia che era poggiata sul feretro, l'ha sollevata e mostrata alle centinaia di cittadini, amici, parenti e rappresentanti delle istituzioni che stavano partecipando commossi alla celebrazione. Il gesto è stato accompagnato da un applauso, che è proseguito all'esterno della chiesa. La bara bianca ha quindi lasciato la chiesa tra gli applausi, mentre in piazza gli amici hanno lasciato volare palloncini bianchi e rossi. Ad accompagnare il feretro fino al carro funebre, tra gli altri, il papà Franco, la mamma Antonietta e il fratello Danilo. La madre della 45enne ha poi poggiato sul feretro un vecchio peluche della figlia.

Il parroco: "L'amore non è possesso. L'altro non ci appartiene"

Durante l'omelia, il parroco don Vanni Bisconti ha ribadito: "C'è una differenza abissale tra l'amore e il possesso, tra l'amore e il controllo, tra l'amore e la gelosia, tra l'amore e la pretesa, tra l'amore e il diritto di decidere della vita di un altro. E dobbiamo dirlo con chiarezza, soprattutto ai giovani: se una persona ti dice no, quel no va rispettato. Se una persona decide di non continuare una relazione non ti sta togliendo qualcosa che ti appartiene. Perché l'altro non ci appartiene". E ancora: "La persona che amiamo non è proprietà nostra, non è un oggetto che possiamo possedere. Non è qualcuno che deve rimanere con noi semplicemente perché noi lo vogliamo, perché io ho deciso così". Durante i funerali, il parroco ha poi sottolineato: "Quello che è accaduto non possiamo liquidarlo semplicemente come il gesto di un folle. Certamente chi uccide si assume sempre una grande responsabilità. Ma noi tutti, come società, come adulti, come educatori, come genitori, come scuola, come pezzi di comunicazione, di chiesa, dobbiamo avere il coraggio di domandarci quale idea dell'amore stiamo infondendo nei nostri ragazzi e nelle nostre ragazze". Poi ha aggiunto: "Non possiamo far finta che intorno ai nostri ragazzi, che poi diventano giovani e poi diventano uomini, non stiano circolando dei messaggi che mischiano tra loro amore e possesso, gioia e gelosia, passione, controllo, interesse, dipendenza e affetto e diventato un tutt'uno. E quando certi messaggi diventano mentalità possono indurre sofferenze devastanti".

"Vorremmo prenderci un pezzo del dolore di questa famiglia"

In un altro passaggio dell’omelia, don Vanni Bisconti ha detto: “La prima cosa che possiamo fare, e la stiamo facendo, è esserci. Siamo qui, siamo in tanti. Non soltanto perché conoscevamo Lorena, perché le volevamo bene, perché siamo suoi amici, parenti, conoscenti. Siamo qui anche perché vorremmo, se fosse possibile, prenderci un pezzo del dolore di questa famiglia. Vorremmo togliere almeno una parte di quella sofferenza a mamma, a papà, a suo fratello. Vorremmo potervi dire 'non siete soli'. Questo dolore non dovete portarlo tutto da soli”. 

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L'autopsia

Ieri, 8 settembre, intanto, è stata conclusa l'autopsia: è emerso che la donna era ancora viva quando è stata gettata nel viadotto lungo l'Autostrada del Sole a Barberino di Mugello e sarebbe quindi morta per la caduta da decine di metri di altezza. L'autopsia stabilirà anche se Vella, che dopo avere ucciso Lorena si è lanciato dallo stesso cavalcavia, avesse assunto sostanze stupefacenti o di altro genere. Gli esiti degli esami tossicologici saranno depositati entro 90 giorni.

Lutto cittadino per Lorena Isceri

A Squinzano oggi si osserva una giornata di lutto cittadino, mentre venerdì prossimo, per iniziativa dell'amministrazione comunale e del comitato spontaneo Per Lorena, si terrà una fiaccolata che partirà dalla casa di famiglia Isceri per raggiungere la panchina rossa, il simbolo della lotta contro la violenza di genere, che si trova in piazza Vittoria. Ieri invece c’era stata la preghiera collettiva organizzata dagli amici di Lorena nei luoghi dove la donna aveva trascorso le ultime vacanze ad agosto. Accogliendo l'appello del padre della 45enne, che ha chiesto l'impegno di tutte le forze politiche contro la violenza sulle donne e anche interventi di educazione nelle scuole, il sindaco Mario Pede, ha chiesto alle scuole in paese di promuovere momenti di riflessione e sensibilizzazione sul tema. Inoltre, nel ricordo di Lorena fino a fine settembre le facciate di alcuni monumenti della città saranno illuminate di rosso. Anche a Firenze, dove la donna viveva e lavorava da tempo Lorena è stata ricordata con un minuto di silenzio in apertura dei lavori del Consiglio regionale della Toscana.

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