Pronto soccorso, in estate fino a 7mila medici in meno e 15% in più di accessi. I dati
CronacaIntroduzione
Nei mesi estivi alle scoperture strutturali degli organici, negli ospedali si aggiungono le assenze per ferie. E così, a causa delle assenze dei medici che sono in vacanza, si ricorre di più a gettonisti, pensionati e ferie saltate per far fronte al maggior numero di persone che richiedono assistenza. Situazione che è simile per gli infermieri, tra cui, per coprire le carenze estive, si ricorre a doppi turni e riposi saltati. E ad aggravare i problemi c'è la riduzione estiva dei posti letto nei reparti di degenza ordinaria: "Si fa fatica a ricoverare. Il risultato - dice Enrico Boccone, segretario del Nursing Up Liguria - è l'aggravarsi del fenomeno del boarding: i pazienti nei Pronto soccorso stazionano sulle barelle anche per 48-72 ore in attesa di un ricovero".
Quello che devi sapere
Le ferie pesano su una carenza strutturale
Nei mesi più caldi, spiega all'Ansa Pierino Di Silverio, segretario del sindacato Anaao Assomed, "gli accessi al pronto soccorso aumentano di almeno il 15%, soprattutto per malati cronici e anziani", che restano soli in città spesso senza il riferimento dei familiari. Di pari passo il personale diminuisce in media fino al 20% per le ferie". Ma questa situazione si innesta su una carenza di organico già strutturale: "Nel 70% dei pronto soccorso manca una quota significativa di medici, con scoperture che vanno dal 25% fino al 70% dell'organico previsto", sottolinea Di Silverio. La soluzione tampone, prosegue, "è un maggior ricorso all'utilizzo del personale esterno, pensionati e gettonisti, per coprire i turni". A pesare è anche la gestione dei riposi: "Aumentano i medici costretti a saltare o posticipare le ferie. Quasi mai quelle maturate vengono completamente fruite: la quota utilizzata si aggira intorno al 60%", conclude Di Silverio.
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In turno il 25-30% in meno di infermieri
Criticità simili si riscontrano anche per gli infermieri, denuncia Claudio Delli Carri, segretario del sindacato Nursing Up Piemonte e Valle d'Aosta: "Con l'entrata in vigore dei piani ferie estivi la forza lavoro attiva nei turni si riduce mediamente del 25-30%. Per mantenere aperti i servizi, le aziende sanitarie sono costrette a chiedere prestazioni aggiuntive, straordinari e frequenti salti dei turni di riposo per il personale in servizio, portando il carico di lavoro a livelli complessi".
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Ad agosto 7mila medici in meno
Secondo i dati della Società italiana di medicina d'emergenza-urgenza aggiornati al 2026, in generale mancano complessivamente circa 5mila medici dell'emergenza-urgenza, ma nei mesi estivi il numero sale a circa 6mila e nel picco di agosto sfiora i 7mila, proprio mentre gli accessi possono aumentare a causa delle ondate di calore e per la maggiore presenza di turisti. "Solo il 31% delle strutture dispone di un organico adeguato, mentre nel 70% dei Pronto soccorso le carenze oscillano tra il 25% e il 70% dei medici previsti", ha spiegato all'Ansa Alessandro Riccardi, presidente della Simeu.
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Le difficoltà delle strutture con gettonisti e liberi professionisti
Le maggiori difficoltà si registrano nelle strutture che ricorrono ai liberi professionisti o gettonisti: "Questi medici non sono infatti soggetti agli stessi vincoli organizzativi del personale dipendente e non rientrano nei piani ferie concordati, rendendo più complessa la programmazione delle presenze nei mesi estivi", precisa Riccardi. Quindi l'appello: "È urgente una svolta per tutelare i professionisti dell'emergenza urgenza, che deve diventare attrattiva per richiamare nella sanità pubblica tutti quelli che ne sono usciti per intraprendere la strada della libera professione".
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Niente proroga per i gettonisti del decreto Pa
E proprio il tema dei gettonisti è stato, pochi giorni fa, al centro della cronaca politica. Infatti nella prima bozza del decreto Pa, circolata il 4 agosto, era spuntata la proroga di un ulteriore anno, fino a giugno 2027, per l'impiego dei cosiddetti medici gettonisti nei Pronto soccorso. Ma tale ipotesi ha avuto vita brevissima: la proroga è infatti scomparsa nella versione definitiva del decreto approvata lo stesso giorno dal Consiglio dei ministri. La misura sarebbe stata sollecitata dalle Regioni, soprattutto quelle in maggiore difficoltà per la carenza di personale medico, ma ha incontrato l'opposizione del ministero della Salute.
Le norme sui gettonisti scadute il 31 luglio
Attualmente è in vigore la normativa promossa nel 2023 dal ministro Schillaci contro il fenomeno dei medici gettonisti, che prevede lo stop definitivo all'ingaggio di nuovo personale sanitario tramite cooperative esterne, con il divieto totale che sarebbe dovuto scattare il 31 luglio 2025. La legge ha tuttavia concesso un'unica estensione temporale in deroga (fino a un massimo di 12 mesi) per i reparti in forte affanno, scaduta pochi giorni fa, il 31 luglio 2026. La legge Schillaci prevede che Asl e ospedali pubblici non possano più stipulare contratti di appalto con le cooperative di medici a gettone. Ed è anche previsto il reinvestimento dei fondi: i milioni di euro precedentemente utilizzati per pagare le elevate tariffe dei gettonisti vengono vincolati nel Ssn per finanziare concorsi pubblici e nuove assunzioni stabili. Il ministero ha anche disposto verifiche da parte dei carabinieri dei Nas per monitorare l'effettiva cessazione dei contratti di esternalizzazione. A tre anni dal decreto che stabiliva lo stop ai gettonisti, tuttavia, questi liberi professionisti spesso associati a cooperative - che lavorano negli ospedali pubblici a chiamata e vengono retribuiti per il singolo turno - sono ancora presenti nella metà dei Pronto soccorso italiani, secondo una recente indagine della Federazione dei medici internisti ospedalieri.
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