Introduzione
La data da cerchiare sul calendario è quella del 21 settembre: da quel giorno entreranno in vigore le nuove tariffe massime delle prestazioni sanitarie individuate dal ministero della Salute e condivise dalle Regioni. L’aggiornamento riguarda 448 prestazioni di specialistica ambulatoriale (dalle visite agli esami diagnostici) e 222 codici su un totale di 1063 del nomenclatore dell'assistenza protesica su misura, in particolare per quanto riguarda gli ausili per le persone con disabilità.
Il decreto, approvato in Conferenza Stato Regioni, sostituisce quello del 25 novembre 2024 che era stato annullato dalle sentenze del Tar del Lazio dopo i tanti ricorsi delle strutture sanitarie private accreditate. Allora i giudici amministrativi avevano bocciato i calcoli sulle tariffe di rimborso del ministero della Salute, perché superati e giudicati insufficienti. Ecco cosa sapere.
Quello che devi sapere
Cosa cambia il 21 settembre
Come detto, la data in cui verrà introdotta la novità è quella del 21 settembre: questo giorno è stato individuato su proposta della Conferenza delle Regioni al fine di gestire in modo certo la transizione dal vecchio al nuovo regime. Ne sono interessate 448 prestazioni di tipo specialistico e 222 codici identificativi di quelle di tipo protesico, con aumenti differenziati in base al nomenclatore.
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I numeri
Per effetto del nuovo decreto, l'impatto complessivo sulle finanze statali sarà di 210,7 milioni di euro all'anno, di cui 183,1 per la specialistica ambulatoriale e 27,6 per la protesica. Per il 2026 l'impegno finanziario per lo Stato è stimato in circa 70 milioni.
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I rimborsi
Secondo e stime emerse fino ad ora, con il nuovo tariffario, la prima visita specialistica avrà un rimborso medio di 26 euro, con cifre più alte per alcuni casi specifici. Nel complesso, gli aumenti si attestano intorno al 5,8% e coinvolgeranno prestazioni come l'ecocolordoppler, la diagnostica vascolare, la medicina nucleare e l'endoscopia, fino all'elettromiografia. Tra i dispositivi interessati dalla revisione figurano anche le protesi di arto e gli ausili ottici.
Le critiche
L'aggiornamento non soddisfa però tutti gli operatori privati: già nei giorni scorsi la Uap (Unione nazionale ambulatori poliambulatori, enti e ospedalità privata) aveva parlato di una revisione con tariffe non sostenibili perché con questi importi "si riducono le prestazioni, si allungano le attese e si indebolisce l'intero Servizio sanitario nazionale".
Le novità per le Case di comunità
Ma in Conferenza Stato-Regioni è stato approvato anche il decreto che stanzia i fondi per l'acquisto delle apparecchiature per la presa in carico dei pazienti nelle oltre 1200 nuove Case di comunità. La dote di 235 milioni risale a un precedente stanziamento del 2022, destinato ai medici e pediatri di famiglia per dotarsi di strumenti di prima diagnostica (Ecg, spirometri, ecc.) che ora potranno essere acquistati fino al 50% delle risorse per le nuove strutture della Sanità territoriale finanziate con 2 miliardi dal Pnrr.
Le Regioni devono presentare, entro 90 giorni dall'entrata in vigore del decreto, il piano dei fabbisogni per l'utilizzo delle risorse da destinare alle attrezzature e una quota delle risorse dovrà comunque essere garantita per dotare di strumenti diagnostici gli studi dei medici di famiglia e dei pediatri o le sedi di aggregazioni di medicina di gruppo in zone interne, piccole isole, o periferie urbane.
Gli accessi ai corsi di laurea
Ed è stato anche sancito l'accordo sul fabbisogno formativo del personale medico 2026/2027 che consentirà al ministero dell'Università e della Ricerca di programmare gli accessi ai corsi di laurea del prossimo anno sulla base delle indicazioni dei territori.
In particolare, per il fabbisogno del Servizio sanitario nazionale, si cercano 20.842 medici chirurghi e 25.479 infermieri. La programmazione comprende, tra gli altri, anche 1.599 odontoiatri e 1.733 veterinari, 1.500 farmacisti, 2.673 biologi, 469 chimici, 287 fisici.
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