Perché i prezzi di benzina e diesel continueranno a salire ancora nei prossimi giorni

Economia
©Ansa

Introduzione

I prezzi di benzina e diesel sono ancora in rialzo, sulla scia dei venti di guerra che soffiano sul Medio Oriente: il conflitto tra Stati Uniti e Iran e le tensioni per lo Stretto di Hormuz (GLI AGGIORNAMENTI) spingono verso l’alto i listini, scesi a giugno dopo il fragile accordo di pace. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy rende noto che, in base agli ultimi dati rilevati dall'Osservatorio sui prezzi dei carburanti, il costo medio in modalità self service lungo la rete stradale italiana oggi, 23 luglio, si assesta sui 1,957 euro al litro per la benzina (ieri era di 1,949 euro) e sui 2,141 euro al litro per il gasolio (ieri era di 2,124 euro). Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio al self service è di 2,048 euro al litro per la benzina (ieri era di 2,040 euro) e di 2,213 euro al litro per il gasolio (ieri era di 2,196 euro). Ci si aspetta che i costi salgano ancora nei prossimi giorni. Ecco cosa sta succedendo. 

Quello che devi sapere

Carburanti, atteso nuovo aumento fino a 8 centesimi

In mattinata il petrolio Wti viaggiava sugli 89,56 dollari al barile, mentre il Brent arrivava a 97,83 dollari. Se la quotazione internazionale rimanesse su queste cifre, a breve potrebbe scattare un nuovo aumento di di circa 5-8 centesimi, spiega Gianni Murano, presidente di Unem (Unione Energie per la Mobilità), a 24 Mattino su Radio 24. “C’è un vero e proprio lag tra l’aumento delle quotazioni e l’aumento del prezzo alla pompa: quando il prezzo sale, l’operatore cerca prima di proteggere i volumi; quando il prezzo poi è salito a quel punto deve scendere e cerca di proteggere i margini, perché l’andamento è quello buono per l’automobilista”, dice Murano.

 

Ti potrebbe interessare anche: Prezzo benzina, come funziona l’app del Ministero per trovare i distributori meno cari

Il governo si dice pronto a un nuovo intervento

Sia benzina che diesel hanno ormai raggiunto prezzi più alti di quelli dello scorso marzo, quando il governo interveniva con un taglio sulle accise per limitare l’impatto degli aumenti sulle tasche degli italiani. Adesso si guarda a cosa potrebbe succedere: l’esecutivo si dice pronto, se sarà necessario, a intervenire di nuovo per ridurre le tariffe alla pompa. "Il prezzo dei carburanti in Italia ovviamente è cresciuto, in linea con i mercati internazionali, ma meno di quanto sia cresciuto negli altri Paesi europei a cui dobbiamo confrontarci. Il governo è intervenuto in maniera tempestiva, e anche efficace, e se sarà necessario un ulteriore intervento, lo faremo. Mi auguro in maniera altrettanto efficace, e quindi mirata", ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso.

 

Ti potrebbe interessare anche: Carburanti, dove costano di più e dove aumentano. I dati della Cna

pubblicità

Il taglio delle accise degli scorsi mesi

Quale potrebbe essere questo intervento ventilato da Urso? Negli scorsi mesi, il governo di Giorgia Meloni ha tagliato le accise prima di 20 centesimi al litro, poi ridotti a 10 centesimi, e poi ancora fino a 5 centesimi. Adesso si invoca da più fronti una replica di quanto fatto in primavera, ma l’impatto sulle casse pubbliche è di miliardi di euro: con l’enorme debito pubblico dell'Italia, il taglio delle accise non può andare avanti all’infinito.

Si pensa alle accise mobili

Si torna intanto a parlare delle cosiddette accise mobili, meccanismo introdotto dal governo Prodi nel lontano 2008 e poi rivisto dall’esecutivo in carica nel 2023. Si tratta sempre di un taglio delle accise, ma finanziato con l'aumento dell'Iva sul greggio rincarato. Una misura che, secondo le stime del sito economico lavoce.info, potrebbe portare a un risparmio alla pompa da 7 a 10 centesimi al litro.

pubblicità

Come funziona il meccanismo delle accise mobili

Per il momento nessuno nel governo si sbilancia su quando si dovrà intervenire. Il punto critico delle accise mobili è che, a differenza del taglio secco, non sono un provvedimento immediato, con effetti immediati alla pompa. Prima deve salire il prezzo del greggio, poi si deve incassare l'Iva in più, poi si possono ridurre le tasse sui carburanti. Questo limita l'efficacia del provvedimento, e lascia esposti per più tempo i cittadini ai rincari.

Dal 4 al 22 luglio benzina a +13,5 centesimi, gasolio +23 centesimi

I rincari intanto si fanno sentire. La crisi di Hormuz, afferma l'Ufficio Economico di Confesercenti, ha già infatti presentato "il conto alle vacanze degli italiani: il rincaro dei carburanti seguito al riacutizzarsi del conflitto potrebbe determinare, nei soli mesi di luglio e agosto, una maggiore spesa per famiglie di circa 700 milioni di euro". L'associazione ha preso in esame il periodo che va dal 4 luglio - giorno in cui è ripartito il "prezzo di mercato" dopo la scadenza del taglio delle accise - al 22 luglio. "Il prezzo della benzina - sottolinea - è aumentato di 13,5 centesimi (7,5%) al litro, mentre quello del gasolio è cresciuto di circa 23 centesimi (12,5%). Per un rifornimento da 50 litri significa spendere rispettivamente 7 e 11 euro in più".

 

Per approfondire: Stretto di Hormuz e petrolio, le soluzioni dei Paesi del Golfo per non dipendere dall'Iran

pubblicità