Lo speciale di Sky TG24 sull'ondata di caldo
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Il caldo sgretola le montagne: cosa sta succedendo sulle Alpi

Cronaca

Introduzione

L'Italia continua a fare i conti con una delle estati più torride mai registrate. La quarta ondata di calore della stagione non accenna a mollare la presa e, secondo le previsioni, accompagnerà il Paese almeno fino a dopo Ferragosto. Le temperature eccezionali non stanno mettendo a dura prova soltanto la salute delle persone, i consumi energetici e le città, ma stanno trasformando anche l'alta montagna. Il caldo persistente sta infatti modificando profondamente l'ambiente alpino: i ghiacciai arretrano, il permafrost si scioglie, aumentano i crolli di roccia e molte delle ascensioni simbolo dell'arco alpino vengono chiuse o sconsigliate per motivi di sicurezza. Una situazione che sta cambiando la stagione alpinistica e costringendo guide e appassionati a ripensare itinerari e programmi.

Quello che devi sapere

Il caldo cambia anche la montagna

Le conseguenze della lunga ondata di calore non si fermano alle città soffocate dall'afa. Anche le Alpi stanno vivendo una trasformazione senza precedenti, con effetti che riguardano la sicurezza degli alpinisti e la stabilità stessa delle montagne.

 

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Perché aumentano i crolli

Il fenomeno è legato soprattutto allo scioglimento del permafrost, lo strato di terreno permanentemente ghiacciato che, alle quote più elevate, funziona come un "collante" naturale tra le rocce. Quando il ghiaccio si scioglie, le pareti diventano instabili e aumentano frane e distacchi. A questo si aggiunge il progressivo ritiro dei ghiacciai e l'apertura di nuovi crepacci, rendendo molti percorsi tradizionali più difficili e soprattutto molto più pericolosi.

 

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Zero termico sempre più in alto

Se un tempo lo zero termico oltre i 4.000 metri rappresentava un evento eccezionale, oggi è diventato una situazione sempre più frequente durante l'estate. Le temperature elevate impediscono ai ghiacciai di rigelare durante la notte e accelerano i processi di fusione. Questo significa che anche in quota le montagne restano "calde" per giorni consecutivi, con effetti diretti sulla stabilità del terreno.

 

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L'ultima frana sul Cervino

Uno degli episodi più recenti riguarda il Cervino, dove un crollo ha interessato la parete sud della montagna. Dopo il distacco di roccia, le guide alpine hanno deciso di interrompere le ascensioni e di sconsigliare agli alpinisti autonomi la salita lungo la via tradizionale. Anche sul versante svizzero erano già state adottate limitazioni analoghe per la cresta dell'Hornli, diventata instabile dopo la perdita di neve e ghiaccio.

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Le guide: "Il rischio è troppo alto"

Secondo le guide alpine del Cervino, non è più possibile ignorare il problema. Il rischio di nuovi crolli rende alcune salite incompatibili con gli standard di sicurezza normalmente garantiti ai clienti. Per questo motivo vengono proposti itinerari alternativi, rinunciando temporaneamente alle ascensioni più celebri ma privilegiando percorsi considerati più sicuri.

Monte Bianco, il turismo non si ferma

Nonostante il caldo eccezionale, il Monte Bianco continua ad attirare ogni giorno numerosi alpinisti provenienti da tutto il mondo. L'afflusso resta elevato anche se diverse vie sono ormai considerate problematiche. Lungo il percorso del Goûter gli alpinisti devono affrontare continue scariche di pietre e tratti dove il ghiacciaio si presenta ricoperto da acqua e ghiaccio frammentato, mentre altre vie risultano impraticabili.

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Ghiacciai che non rigelano più

Uno degli aspetti più preoccupanti riguarda il fatto che, in alcune zone dell'arco alpino, nemmeno durante la notte i ghiacciai riescono più a ricompattarsi. Nel corso del pomeriggio l'acqua di fusione aumenta sensibilmente e modifica rapidamente le condizioni dei percorsi, costringendo le guide a continui aggiornamenti sulla praticabilità degli itinerari.

Alcune cime diventano impraticabili

Le mutate condizioni ambientali stanno rendendo inaccessibili alcune montagne che fino a pochi anni fa rappresentavano mete classiche dell'alpinismo estivo. Le creste risultano più instabili, aumentano i movimenti delle rocce e persino gli itinerari ritenuti più semplici richiedono oggi una maggiore prudenza.

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Si cercano nuovi itinerari

Per continuare a lavorare in sicurezza, molte guide alpine stanno orientando le proprie attività verso percorsi con minore presenza di ghiacciai e quote inferiori. L'arrampicata sportiva sotto i 3.000 metri rappresenta una delle principali alternative in attesa del ritorno di temperature più basse.

Anche la Marmolada mostra i cambiamenti

Le trasformazioni sono evidenti anche sulle Alpi orientali. Il confronto con fotografie di appena una decina di anni fa mostra una riduzione evidente della superficie ghiacciata della Marmolada, dove l'ampia distesa bianca di un tempo ha lasciato spazio a poche lingue di ghiaccio isolate. Un'immagine che testimonia quanto rapidamente stia cambiando il paesaggio alpino.

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Il caldo non dà tregua all'Italia

La situazione sulle montagne si inserisce in un contesto climatico eccezionale che interessa l'intero Paese. La quarta ondata di calore dell'estate continuerà almeno fino a dopo Ferragosto, con temperature molto elevate e numerose città ancora interessate dal bollino rosso del Ministero della Salute. Secondo i meteorologi, l'estate 2026 si sta avviando a diventare una delle più calde mai registrate in Italia, con il Centro-Nord che ha sperimentato valori eccezionali e un'alternanza quasi continua tra settimane di caldo estremo e brevi pause.

Temporali e frane, l'altra faccia dell'emergenza

Le temperature elevate favoriscono anche fenomeni meteorologici estremi. Al Nord sono attesi temporali di calore, mentre le piogge intense possono provocare frane e colate detritiche nelle aree montane. Il caldo persistente contribuisce inoltre ad aumentare il rischio incendi in numerose regioni italiane, rendendo ancora più complessa la gestione dell'emergenza estiva.

 

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