Dall’olio all’insalata, tutti gli alimenti a rischio aumenti prezzi per il caldo. La lista
EconomiaIntroduzione
Da diverse settimane ormai non solo l’Italia ma diverse zone dell’Europa stanno venendo colpite da un'ondata di caldo intenso. Una situazione che sta mettendo a dura prova non solo le persone, ma anche i raccolti: gli agricoltori del Vecchio Continente hanno infatti lanciato l'allarme, paventando un calo della produzione alimentare e un aumento dei prezzi. E la causa è semplice: le colture, dal mais alle insalate, sono in sofferenza a causa del caldo estremo, della siccità e degli incendi. Anche gli uliveti sono stati colpiti, portando il costo dell'olio d'oliva a salire nel prossimo futuro. E intanto si allargano i timori per l’impatto che produzioni scarse potrebbero avere sui prezzi dei beni alimentari.
Quello che devi sapere
A rischio insalata, aglio e cipolle
Tra i prodotti a rischio in Europa ci sono insalata, carote, porri, aglio e cipolle: per esempio l’associazione dei produttori ortofrutticoli Legumes de France ha avvertito che migliaia di tonnellate di prodotti, per un valore di decine di milioni di euro, sono andate perdute. Inoltre, la produzione di alcune colture dovrebbe dimezzarsi a causa della mancanza di piogge.
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Vendemmia in anticipo in Italia
Un altro prodotto che è direttamente colpito dal grande caldo è il vino: a fine luglio infatti la Coldiretti ha annunciato che è scattata con dieci giorni di anticipo la vendemmia in Italia. Le temperature elevatissime hanno accelerato la maturazione dei grappoli, mentre la siccità rappresenta un'incognita per le rese. Il tutto in un clima di forti rincari. Ad aprire le danze sono le varietà bianche da spumante nell'Oltrepò Pavese, ma un avvio così anticipato è anche segno di un cambiamento climatico strutturale di cui i viticoltori sono costretti a tenere in considerazione nelle strategie aziendali. Per esempio in Toscana si potrebbe iniziare a raccogliere le uve Sangiovese a metà agosto, data inconsueta per i vini rossi rispetto alle consuete operazioni tra settembre e novembre.
L’impatto su Champagne, Bordeaux e Borgogna
Non molto diversa è la situazione in Francia, dove il caldo torrido ha impattato sulla crescita dell'uva nelle regioni vinicole come Champagne, Bordeaux e Borgogna: il rischio è quello di registrare un raccolto inferiore e una delle vendemmie più precoci di sempre. Nella regione dello Champagne, i produttori prevedono l'inizio della raccolta intorno al 15 agosto, circa un mese prima rispetto a qualche decennio fa. Secondo quanto riportato da Reuters, i viticoltori prevedono una resa dell'uva inferiore di circa il 10% rispetto all'anno scorso.
A rischio anche i cereali
Passando invece alla Spagna - un altro Paese duramente colpito dal caldo e anche dagli incendi - il ministero dell'Agricoltura prevede che il raccolto di cereali per il 2026-27 scenderà dai 24 milioni di tonnellate dell'anno scorso a poco più di 18,5 milioni di tonnellate. Un dato nettamente al ribasso ma che potrebbe anche essere inferiore, visto che la stima era stata fatta prima che gli incendi boschivi facessero la loro parte e nonostante gli agricoltori spagnoli siano i più abili ad adattarsi alle condizioni calde e secche: vengono infatti coltivate varietà di colture in grado di resistere alle alte temperature, facendo inoltre maggiore ricorso all'irrigazione e alle riserve idriche per gestire i periodi di siccità.
Tutte le colture colpite
Quanto sta avvenendo nel Paese ha un impatto generalizzato su diverse colture: l’associazione di categoria agricola spagnola Asaja ha infatti affermato che i danni diretti causati dagli incendi hanno colpito frutteti, vigneti, terreni agricoli e serre. Le ripercussioni interessano la produzione di agrumi, avocado, mandorle, vigneti, ortaggi e oliveti, mentre la scarsità d'acqua e le temperature estreme hanno compromesso le colture di pomodori e mais.
Colpiti anche gli oli da cucina
E ancora, l’'Unione Europea ha rivisto al ribasso le previsioni di raccolto per un'ampia gamma di colture: in particolare ci si attende un calo del 7% per i girasoli, essenziali per gli oli da cucina. Fosche sono anche le previsioni per il mais da granella, che sono diminuite del 6% rispetto alle stime precedenti, mentre quelle per patate e soia sono state ridotte del 3%.
I timori per il prezzo dell’olio
Infine, questo quadro di timori per la produzione di diverse derrate agricole comporta inevitabilmente anche paure per l’impatto sui prezzi. In particolare le attenzioni si concentrano in questo momento sul costo dell’olio d'oliva: i coltivatori stanno lottando contro una combinazione di caldo estremo, siccità e, in alcuni casi, incendi. Gli uliveti sono andati a fuoco in Grecia, Italia e Portogallo e il caldo estremo ha anche provocato un aumento di parassiti, malattie e forti temporali, oltre a influire sulle dimensioni dei frutti.
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