Incidente Stresa, come funziona una funivia: i cavi, la sicurezza e i controlli

Cronaca

Un impianto come quello piemontese si basa su un sistema bifune con un cavo portante e un cavo traente, oltre che su un dispositivo che dovrebbe attivarsi in caso di anomalie. Il multifune può raggiungere una velocità massima di 8,5 metri al secondo. La capienza delle cabine è di 35-40 persone, ma nel caso della tragedia il limite era stato abbassato per le disposizioni anti-Covid

L’incidente sulla funivia Stresa-Mottarone che ha provocato 14 morti, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe stata causata dal cedimento di un cavo di traino e dalla mancata attivazione del freno di emergenza. Le funivie, come quelle della tragedia di Stresa, funzionano con un sistema bifune che si basa una fune portante e su una traente, oltre che sul dispositivo di sicurezza che dovrebbe attivarsi in caso di anomalie (L'INCIDENTE A STRESAFOTO - LE VITTIME - I PRECEDENTI - LE REAZIONI POLITICHE). .

Come funzionano gli impianti bifune e trifune

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Una cabinovia bifune ha una fune portante e una traente, mentre una cabinovia trifune ha 2 funi portanti e 1 traente. Secondo quanto si legge nel sito dell’azienda altoatesina Leitner “dal punto di vista tecnico gli impianti multifune garantiscono una maggiore stabilità al vento e rendono possibili campate che superano i 2.500 metri, risultando così ideali su tracciati molto esposti e con notevoli dislivelli. Entrambe le tipologie di impianto, sia trifune che bifune, sono realizzate con morse ad ammorsamento automatico il che consente di raggiungere una capacità di trasporto molto elevata”. Un impianto multifune può raggiungere una velocità massima di 8,5 metri al secondo. La capienza delle cabine è di 35-40 persone. Sulla Streva-Alpino-Mottarone la capienza era stata ridotta a causa delle misure anti-Covid.

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La funivia Stresa-Alpino-Mottarone, è in servizio dall’agosto 1970. L’impianto bifune è suddiviso in due tronconi: da Stresa all’Alpino (2.351 metri) e dall’Alpino al Mottarone (3.020 metri), con una capacità di trasporto di 40 persone per cabina. Il primo troncone della funivia parte a 205 metri in località Lido di Carciano, a Stresa e raggiunge la Località Alpino, dove si trova il Giardino botanico Alpinia. Il secondo tronco parte agli 803 m dell'Alpino e raggiunge un pianoro immediatamente sotto la vetta del Mottarone, posto a 1.385 m, da questa posizione è possibile raggiungere i 1.491 m a piedi o con una seggiovia realizzata nel 2009. Chiusa nel 2014 una revisione generale, la funivia del Mottarone ha riaperto nel 2016 dopo due anni di lavori di manutenzione e ammodernamento, affidati alla società Leitner. Il 13 agosto 2016 è stata inaugurata la riapertura della funivia e tra ottobre-dicembre 2016 sono state anche rinnovate le relative stazioni di riferimento dell’impianto.

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Negli impianti multifune, in caso di rottura del cavo traente, su quello portante dovrebbe scattare un sistema di emergenza in grado di chiudere immediatamente le ganasce bloccando l'impianto, cosa che non sarebbe avvenuta a Stresa. Valeria Ghezzi, presidente di Anef, l'associazione aderente a Confindustria che raggruppa circa 250 esercenti di impianti di trasporto a fune, pubblici e privati, in seguito all’incidente in Piemonte ha spiegato che in generale sulle funivie "i controlli sono di competenza del ministero delle Infrastrutture”. Per quanto riguarda Stresa ha aggiunto: “So che quella funivia aveva fatto la revisione generale nel 2016, quindi da poco tempo”. Come spiega ancora Ghezzi infatti sulle funivie “a seconda dell'anzianità dell'impianto la revisione generale viene fatta ogni 15 anni, o ogni 20 o 30 anni. In questo caso sono passati cinque anni scarsi e sarebbe pazzesco se questo disastro fosse avvenuto a causa di materiale usurato”.

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Nell'impianto di Stresa-Mottarone Leitner, come ha precisato la stessa società altoatesina, ha "in carico la manutenzione straordinaria e quella ordinaria, mentre i controlli giornalieri e settimanali di esercizio fanno capo alla società di gestione Ferrovie del Mottarone”. L’azienda ha spiegato che "la revisione generale che consiste in una severa revisione dell'intero impianto, dalle cabine ai carrelli, agli argani e alle apparecchiature elettriche, era stata realizzata nell'agosto del 2016. Da allora, ogni anno a novembre, si sono succeduti con regolarità  i controlli alle funi. Sempre con esito positivo". In merito alla manutenzione dell'impianto, "l'ultimo controllo magnetoscopico della fune è stato effettuato a novembre del 2020 e gli esiti dello stesso non hanno fatto emergere alcuna criticità”.

Cosa è il controllo magnetoscopico

La Leitner, una delle più importanti aziende al mondo per la costruzione di impianti a fune, ha spiegato anche in cosa consiste il controllo magnetoscopico: "Tutte le funi degli impianti sono sottoposte a controlli visivi frequenti. Bisogna essere certi dell’integrità di tutta la fune, anche della parte interna. Per questo motivo, secondo i piani di manutenzione, le funi sono sottoposte a un controllo magnetoscopico. In pratica, la fune viene sottoposta a un campo magnetico con uno speciale toroide: l'analisi dell'onda elettromagnetica di ritorno permette di evidenziare eventuali anomalie da indagare. Al termine del controllo, il risultato viene validato dall'Ustif, Ufficio speciale trasporti a impianti fissi".

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La procura di Verbania ha aperto un’inchiesta, ipotizzando i reati di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e lesioni colpose. Anche il ministero delle Infrastrutture ha istituito una commissione d’inchiesta per verificare se prima dell’incidente fossero stati svolti i controlli necessari sull’impianto. Oltre alla rottura del cavo, l'inchiesta della Procura di Verbania dovrà stabilire perché non abbia funzionato il freno di emergenza della cabina. "Sono tutte supposizioni, ma credo ci sia stato un doppio problema - ha detto il responsabile provinciale del Soccorso alpino, Matteo Gasparini -: la rottura del cavo e il mancato funzionamento del freno di emergenza. Non sappiamo perché non si sia attivato, mentre nella cabina a valle ha funzionato". La mancata attivazione del freno, secondo Gasparini, "ha fatto sì che la cabina, dopo la rottura del cavo, abbia preso velocità, iniziando a scendere, finendo così catapultata fuori dai cavi di sostegno".

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