Incensurato, l'aggressore ha subito confessato l'omicidio del 26enne. La dinamica dei fatti, raccontata dallo stesso De Simone nel primo interrogatorio e ricostruita da altri testimoni, è al vaglio degli investigatori. Il 19enne è fratellatro di Carmine Francesco, arrestato meno di due mesi fa per l'omicidio di Luciano Muttoni a Valbrembo
Si chiama Jacopo De Simone, 19 anni, il responsabile della morte di Riccardo Claris, 26enne ucciso a coltellate la notte tra sabato 3 e domenica 4 maggio a Bergamo dopo una rissa scoppiata per questioni di tifo. De Simone, incensurato, ha colpito la vittima alla schiena in via Ghirardelli al culmine di un violento litigio scoppiato poco prima all’esterno di un bar in Borgo Santa Caterina tra due piccoli gruppi di tifosi, uno appartenente alla tifoseria atalantina, cui faceva parte la vittima, e uno interista, di cui faceva parte il l’indagato. De Simone, che si è consegnato ai carabinieri e ha confessato l’omicidio, è il fratellastro di Carmine Francesco, arrestato lo scorso 10 marzo per aver ucciso il 57enne Luciano Muttoni nella sua villetta di Valbrembo.
Il legame con Carmine Francesco
L’omicidio di Luciano Muttoni a Valbrembo, nella Bergamasca, dello scorso 8 marzo è stato l’apice di una serie di reati svolti da Carmine Francesco. L’uomo, 25 anni, era stato adottato insieme al fratello dalla famiglia De Simone che ha poi avuto due gemelli, tra cui Jacopo. Carmine era poi stato allontanato dalla famiglia a causa della sua cattiva influenza sugli altri tre ragazzi in quanto artefice di rapine, furti e spaccio. Un tentativo di tenere i ragazzi fuori dalla cattiva strada che però non è andato a buon fine per Jacopo che, a meno di due mesi dall’arresto del fratellastro, ha commesso un omicidio.
Cosa è successo
La violenta lite culminata con l’omicidio di Riccardo Claris era iniziata in un bar di borgo Santa Caterina, probabilmente a causa di alcuni insulti legati alle tifoserie calcistiche. Il gruppo di interisti, di cui faceva parte Jacopo con il fratello gemello e la fidanzata di questo, a un certo punto se ne sarebbero andati dal bar ma sarebbero stati seguiti dal più numeroso gruppo di tifosi dell’Atalanta. Stando ad alcune testimonianze, Claris non ha fatto fin da subito parte del gruppo atalantino ma si sarebbe aggiunto in un secondo momento, chiamato dagli amici mentre si trovava a casa. Il 26enne pare fosse uscito con la fidanzata e fosse da poco rincasato, versione che i carabinieri stanno cercando di appurare. Quando Claris ha raggiunto gli amici, il clima era diventato più teso e De Simone, come lui stesso ha raccontato al pm che ieri lo ha interrogato, era salito in casa a prendere un coltello, preoccupato che il fratello potesse essere nei guai e, a detta sua, poterlo così difendere. La situazione però è precipitata e Claris è stato colpito alla schiena da De Simone: una sola coltellata alla schiena, all'altezza della scapola sinistra. Un colpo così violento che il coltello si è spezzato. L’aggressore non è scappato e i militari lo hanno subito individuato nella folla, in quanto aveva ancora ferite alle mani, la felpa e le scarpe sporche di sangue. De Simone ha ammesso l’omicidio ed è stato portato in carcere in attesa dell’interrogatorio di convalida.
Chi era la vittima
Riccardo Claris, 26enne tifoso dell’Atalanta, è morto sul colpo in via dei Ghirardelli, a trecento metri dallo stadio dove ha passato tante domeniche. Una sola coltellata violenta alla spalla non gli ha dato scampo. Nato a San Giovanni Bianco, laureato in Economia e Commercio, un master in Lussemburgo, un lavoro dallo scorso gennaio in una finanziaria a Milano, Riccardo (Claris come lo chiamano gli amici e gli altri tifosi della curva Nord) oltre ad essere un tifoso di calcio, aveva anche giocato, prima nelle giovanili dell'Albinoleffe, poi in promozione ed eccellenza, l'ultima squadra la Gavarnese. Per lui i tifosi dell’Atalanta ieri hanno esposto uno striscione, accompagnato da cori e applausi, nel settore ospiti a Monza: "Claris ovunque con noi".