
Spreco alimentare, ecco perché è tra le principali cause del cambiamento climatico
Secondo le stime riferite dal WWF, un terzo del cibo prodotto per il consumo umano finisce perso o sprecato e contribuisce tra l’8 e il 10% delle emissioni nocive a livello globale: ecco i dati in Italia

Tra le molte sfide da affrontare per contrastare il cambiamento climatico c’è anche lo spreco alimentare. Ogni giorno in Italia vengono gettati via 75 grammi di cibo, oltre mezzo chilo alla settimana, poco più di 27 chili all’anno a persona: a dirlo sono i dati pubblicati dal WWF in occasione della Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare (5 febbraio) del 2023
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A livello mondiale, le stime del WWF parlano di un terzo del cibo prodotto per il consumo umano che finisce perso o sprecato. Solamente in Europa ogni anno vanno sprecate circa 88 milioni di tonnellate di alimenti. Un problema che, come detto, ha un impatto fortissimo anche sull’ambiente
I dati del WWF per la Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare
Secondo le stime fornite dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) in un report dedicato nel 2021, infatti, lo spreco alimentare è associato a una quota di emissioni di gas serra compresa tra l’8 e il 10% a livello globale
I dati del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente
In Europa, inoltre, emissioni equivalenti a 86 milioni di tonnellate di anidride carbonica possono essere attribuite ogni anno agli sprechi alimentari: si tratta del 15% dell’impatto di tutta la filiera alimentare, secondo i dati pubblicati dal WWF nel settembre del 2022
Il report del WWF del settembre 2022
Dunque, gli sforzi per ridurre lo spreco di cibo possono portare benefici non solo a livello alimentare ma anche ambientale per tutto il Pianeta. E per fortuna in alcuni casi si stanno compiendo passi in avanti in questo campo, per esempio in Italia
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Secondo i dati pubblicati dal WWF, infatti, nel 2022 lo spreco alimentare nelle case in Italia è diminuito del 12% rispetto all’anno precedente. Restano però diverse criticità: lo spreco in tutta la filiera arriva a valere oltre 9 miliardi di euro, in un Paese dove 2,6 milioni di persone faticano a nutrirsi regolarmente anche a causa dell’inflazione
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Lo spreco alimentare, inoltre, contribuisce anche perdita di risorse naturali come l’acqua: un problema sempre più pressante soprattutto nell’ultimo periodo in Italia, contrassegnato da una marcata diminuzione delle precipitazioni e problemi di approvvigionamento idrico a scopi sia domestici che agricoli
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Per tutte queste ragioni l’Unione europea, insiemi agli Stati membri, si è impegnata a dimezzare lo spreco alimentare entro il 2030, nell’ambito della “Agenda for Sustainable Development” delle Nazioni Unite

Secondo i dati forniti dal Consiglio europeo nel 2021, ogni anno nell’Unione 87,6 milioni di tonnellate di cibo vengono perse o sprecate. Si tratta di circa 173kg a persona, di cui oltre la metà provengono dagli scarti domestici

Per ridurre questi sprechi, sono state individuate alcune azioni prioritarie: la prevenzione, così da evitare che cil cibo venga perso o sprecato; il riuso, attraverso la redistribuzione di alimenti presso strutture dedicate o tramite l’utilizzo per scopi di allevamento; il riciclo, per recuperare parte del cibo come concimi; il recupero, tramite l’incenerimento per generare energia
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