Guida autonoma, i test delle imprese e i dubbi degli utenti

Uber testa la tecnologia per la guida autonoma a Pittsburgh (Getty Images)
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Case automobilistiche e gruppi tecnologici investono con decisione. Ma mancano ancora leggi sul settore e la convinzione dei futuri clienti  

Produttori, utenti e governi: per portare la guida autonoma su strada servono tutti e tre. Occorrono cioè una tecnologia sicura, clienti pronti a usarla e leggi che regolino il settore. A che punto siamo? Le compagnie investono sempre di più e, spesso, hanno anche avviato test sul campo. I parlamenti ne discutono con più cautela. Ma il freno principale, a oggi, sembra arrivare da chi dovrà salire sull'abitacolo senza toccare il volante.

I dubbi degli utenti

Un sondaggio del Pew Research Center ha chiesto agli utenti americani un parere sulla guida autonoma. Ormai sono (quasi tutti) convinti che questo tipo di tecnologia, prima o poi, sarà una realtà. C'è solo un piccolo gruppo di irriducibili: l'8% del campione non crede in un'ampia diffusione delle vetture driverless. Due utenti su tre si aspettano invece che, nell'arco di 50 anni, la maggior parte delle auto in circolazione sarà priva di guida umana. Si combinano prospettive positive (per il 75% aiuterà la mobilità di anziani e disabili) e negative (per 8 su 10 causerà perdita di posti di lavoro). Il dato che però potrebbe impattare sullo sviluppo del settore è un altro: più di un americano su due è preoccupato dallo sviluppo dei veicoli autonomi e non salirebbe su una vettura senza guidatore. Un timore irrazionale, come dimostra il fatto che solo il 30% è convinto che l'assenza di umani al volante renderà le strade meno sicure.

L'ottimismo di Elon Musk

Le società che stanno investendo sull'auto usata spera che i gusti dei passeggeri cambino. Il nuovo mercato va strutturandosi con attori che, fino a pochi anni fa, battevano campi completamente diversi: le vetture driverless stanno infatti attirando, oltre alle case automobilistiche tradizionali, nuovi arrivati dal mondo della tecnologia. Il punto di contatto tra questi due universi è Tesla: il suo fondatore, Elon Musk, ha un passato digitale (è uno dei padri di PayPal). Dalla fine del 2016, la compagnia equipaggia le proprie auto con una dotazione hardware che permetterebbe la guida autonoma. È però necessario usare il condizionale, perché nessuno Stato al mondo consente la vendita e la circolazione (salvo per test circoscritti) di automobili prive di guidatore. Per il 2018, Musk ha previsto una “sfida”: percorrere gli Stati Uniti coast to coast per dimostrare la maturità tecnologica delle vetture driverless. Secondo il fondatore di Tesla, per trasformare questi veicoli da eccezione a norma serviranno dieci anni.

Chi investe sulla guida autonoma

Si stanno moltiplicando gli accordi tra case automobilistiche, società di servizi e compagnie tecnologiche. Fca, da quasi un anno, ha stretto una partnership con Waymo (società che fa capo a Google). Big G, per il momento, sembra aver abbandonato l'idea di una propria vettura per privilegiare la collaborazione con i produttori tradizionali (il rapporto con Fca non è esclusivo). Nissan ha già effettuato le proprie sperimentazioni anche a Londra. Ford ha avviato un programma d'investimento da un miliardo e scelto come partner Lyft, il principale concorrente di Uber negli Stati Uniti. La società fondata da Travis Kalanick continua i suoi test. Anche se la strada verso l'utlizzo commerciale della tecnologia driverless sembra lunga: ancora troppi i rischi e troppo frequente l'esigenza di un intervento umano di emergenza (in media, una volta al chilometro).

A caccia di startup

Alcune case vanno a caccia di startup che possano (tra le altre cose) accelerare lo sviluppo della guida autonoma. Toyota ha avviato un fondo di venture capital con una dotazione di 100 milioni di dollari. Bmw, che un fondo d'investimento ce l'aveva già, lo ha reso più ricco: la sua disponibilità è passata da 100 a 500 milioni di dollari. Samsung sta acquisendo società focalizzate sul settore automobilistico come Harmann. E ha ottenuto dalla California l'autorizzazione a testare su strada la propria tecnolgia. Ma la lista potrebbe essere estesa a quasi tutte le case automobilistiche: da GM a Mercedes, da Volvo a Volkswagen.

Quando arriverà l'auto senza guidatore?

Lo sviluppo tecnologico procede spedito. Quasi tutti i produttori appena elencati sono d'accordo nell'indicare una data comune: a partire dal 2020 la guida autonoma dovrebbe essere su strada. Molto probabilmente, però, sarà un processo graduale. Che passerà da diversi stadi di guida assistita (in abozzo, già disponibile già oggi). Non è solo un problema tecnologico ma normativo. Serve infatti che i singoli Stati adottino un quadro di regole che, al momento, non c'è. Gli Stati Uniti stanno discutendo una legge sul settore. Ma non si tratta di una liberalizzazione quanto di un'estensione delle concessioni di test. Servirebbero poi nuove regole per il codice stradale e per le compagnie assicurative. Uno degli obiettivi della guida autonoma è limitare gli incidenti. Ma se qualcosa dovesse andare storto, di chi sarebbe la colpa? Del proprietario dell'auto o degli sviluppatori del software?

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