
Covid, è corsa ai tamponi rapidi di terza generazione: come funzionano
Sono diversi i tipi di test antigenici disponibili. I primi a essere stati sviluppati funzionano a immunocromatografia, quelli successivi a immunofluorescenza. Gli ultimi prodotti seguono invece la metodica dell'immunofluorescenza con lettura in microfluidica. Considerati più affidabili degli altri, sono in genere disponibili in laboratori o strutture sanitarie

I casi di coronavirus continuano ad aumentare e contestualmente si fanno sempre più tamponi: ieri, martedì 4 gennaio, erano 170.844 i casi di positività registrati su un totale di 1.228.410 test effettuati. Sempre più italiani cercano di sottoporsi a test, perché entrati in contatto con positivi o per semplice sicurezza, e il dibattito sull’efficacia dei test antigenici ha portato alla messa a punto di tamponi rapidi di “terza generazione”
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I test antigenici, detti anche rapidi, rilevano la presenza del virus nell’organismo tramite l’analisi delle sue proteine virali, gli antigeni. Sono diversi i tipi di test disponibili che sfruttano questo metodo. I primi a essere stati sviluppati funzionano a immunocromatografia, quelli successivi a immunofluorescenza. Nel primo caso la positività del tampone viene rilevata in base all’interpretazione – senza strumentazione – dell’operatore sanitario. Nel secondo, l’esito viene espresso tramite un valore numerico che deriva da strumenti specifici
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I test di ultima generazione si eseguono come gli altri, inserendo un tampone nei condotti naso faringei, ma si differenziano per la metodica analitica che seguono: l'immunofluorescenza con lettura in microfluidica. Prevedono l'uso di un dispositivo diagnostico che assicura un'analisi più accurata degli altri test antigenici. Sono in genere disponibili in strutture sanitarie o laboratori di analisi
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Hanno un tempo di lettura dell’esame più lungo degli altri e, spiega il direttore di Microbiologia dell'Ospedale pediatrico Bambino Gesù Carlo Federico Perno (in foto), “sono caratterizzati da sensibilità e specificità elevate”
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Tuttavia, specifica Perno, “non sono comunque sovrapponibili al tampone molecolare, che resta l'esame di riferimento per la ricerca del virus Sars-CoV-2". Anche per i tamponi rapidi di terza generazione, spiega il medico, "un risultato positivo offre in linea di massima una risposta attendibile, mentre uno negativo non dà garanzia di reale negatività"
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Perno consiglia l'utilizzo dei tamponi di terza generazione "per la diagnosi di positività”, mentre è meglio evitare di impiegarli “per diagnosticare la fine della malattia"

Nell’ultimo periodo, uno dei motivi di preoccupazione legato alla vasta diffusione dei tamponi rapidi è la loro presunta minor sensibilità alla variante Omicron. "Un'ipotesi quasi data per certa su molti giornali ma non supportata da evidenze", spiega Perno

L’esperto del Bambino Gesù chiarisce che i test antigenici non risentono "se non in modo marginale, delle mutazioni presenti sulla proteina spike e su altre proteine della variante Omicron. Ci sono informazioni preliminari di una possibile leggera riduzione della sensibilità ma è un dato ancora da verificare e lo studio in attesa di pubblicazione”. Per questo, conclude Perno, "servono studi comparativi, che al momento non sono stati fatti né pubblicati. Ma nel frattempo eviterei allarmismi"

Più rischioso invece il ricorso a tamponi fai da te, acquistabili in farmacia. "Gli auto test, fatti a casa e magari male, da non professionisti – dice Perno - rappresentano un rischio. Un risultato negativo in questo caso è più probabile e rappresenta una falsa certezza"

Non ci sarebbero invece problemi di scorte di tamponi rapidi, un’altra questione di cui si è parlato molto nel mezzo dell’esponenziale aumento di contagi che sta attraversando l’Italia. "In farmacia non ci sono carenze di tamponi, se non quelle legate in qualche situazione alle festività natalizie che, per l'aumento della domanda, hanno fatto registrare un qualche rallentamento nell'approvvigionamento. Ma ora è rientrato", rassicura il segretario nazionale di Federfarma Roberto Tobia