Funivia Mottarone, al via l'incidente probatorio a Verbania

Piemonte

L'obiettivo degli accertamenti tecnici è fare luce sulle cause dell'incidente che lo scorso 23 maggio ha causato la morte di 14 persone. Il gip ha conferito l'incarico ai periti informatici per esaminare la cosiddetta scatola nera, le analisi dei supporti che hanno registrato l'attività dell'impianto cominceranno il prossimo 30 agosto

È iniziato oggi l'incidente probatorio che dovrà fare luce su quanto accaduto lo scorso 23 maggio sulla funivia Mottarone-Stresa, dove, nella caduta della cabina numero 3, persero la vita 14 persone. Alla prima udienza sono presenti gli avvocati e alcuni degli indagati, tra cui Enrico PerocchioGabriele Tadini, l'unico ai domiciliari, e i legali delle diverse parti lese. Il gip di Verbania, Elena Ceriotti, ha conferito l'incarico al Collegio peritale che dovrà accertare le cause dell'incidente. Gli esperti nominati cominceranno le operazioni il prossimo 3 agosto e dovranno ricostruire cosa è accaduto, come e perché.

"Tutto procede come deve procedere. Un altro passo importante è stato fatto, andiamo avanti", ha commentato il procuratore della Repubblica di Verbania Olimpia Bossi al termine dell'udienza. Riguardo al quesito posto ai periti del gip Elena Ceriotti, il procuratore ha spiegato "che è molto articolato e allo stesso tempo molto ampio. Si chiede di accertare tutto quello che può aver contribuito a causare l'evento con una attenzione molto dettagliata sia allo stato dell'impianto, alle due caratteristiche, agli interventi di manutenzione. Inoltre verrà esaminato ogni componente dell'impianto per capire cosa può aver determinato la rottura o strappo e sfilando della fune". 

A fine agosto l'esame della scatola nera

Ceriotti ha conferito l'incarico anche ai periti informatici per esaminare la cosiddetta scatola nera, le analisi dei supporti che hanno registrato l'attività dell'impianto cominceranno il prossimo 30 agosto e gli ingegneri nominati dovranno illustrare in aula gli esiti del loro lavoro il prossimo 16 dicembre. Gli accertamenti tecnici, di carattere meccanico e informatico, hanno l'obiettivo di dare risposte sulle cause dell'incidente, in particolare sul perché la fune traente della funivia si sia spezzata. La prima udienza in camera di consiglio sarà tecnica, con le parti che dovranno nominare i propri consulenti esperti. Oltre al gip Elena Ceriotti, nomineranno tecnici la Procura di Verbania, le 12 persone fisiche e le due società indagate. E ugualmente gli avvocati che rappresentano le parti offese. Sarà la prima volta che accusati e accusatori si troveranno tutti insieme in un'aula.

Gli indagati e le accuse della Procura

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Tadini: "Quel cavo non si doveva spezzare, non riesco a darmi pace"

Sono in totale i 14 i soggetti che a vario titolo sono indagati nell'inchiesta della Procura di Verbania . Oltre al gestore della funivia, Luigi Nerini, il direttore d'esercizio Enrico Perocchio, e il capo servizio Gabriele Tadini, figurano iscritti nel registro degli indagati, tre rappresentanti della Leitner, la società altoatesina che si occupava della manutenzione dell'impianto di Stresa: Anton Seeber, presidente del Consiglio di amministrazione, Martin Leitner, consigliere delegato e Peter Rabansen, dirigente responsabile dell'assistenza clienti e delegato per l'ambiente e la sicurezza relativa agli impianti a fune. Tra gli indagati figura anche Rino Fanetti, dipendente Leitner che nel 2016 ha realizzato materialmente la "testa fusa" della fune traente superiore della cabina 3. Sempre legati all'ambito della manutenzione dell'impianto sono indagati Fabrizio Pezzolo, rappresentante legale della torinese Rvs Srl, che si occupava della manutenzione delle centraline idrauliche, e il suo dipendente Davide Marchetto, responsabile tecnico degli impianti a fune. E ancora, Alessandro Rossi della società torinese Sateco srl, che ha effettuato in prima persona le prove magneto-induttive a novembre 2019, e Davide Moschitti, che per conto della stessa azienda ha operato il controllo nel novembre 2020. C'è poi Federico Samonini, legale rappresentante della società Scf Monterosa srl di Macugnaga, che ha realizzato interventi di manutenzione e controllo visivo delle teste fuse e le ha sostituite a scadenza, a eccezione della testa fusa della cabina numero 3, la cui sostituzione era prevista per novembre 2021. Oltre alle persone fisiche ci sono poi le due società: Ferrovie del Mottarone, proprietaria dell'impianto e la già citata Leitner, responsabile delle manutenzioni. A tutti gli indagati vengono contestati i reati di omicidio colposo e lesioni colpose; le due società rispondono per omicidio colposo e lesioni gravi o gravissime commesse con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro. Agli indagati è, inoltre, contestato il reato di attentato alla sicurezza dei trasporti. Tadini è accusato anche di falso.

Crollo della funivia Mottarone, sul lago Maggiore. Stresa, Verbania, 23 maggio 2021 ANSA/JESSICA PASQUALON
Funivia Mottarone - ©Ansa

Legali chiedono di estendere l'incidente probatorio: 'no' del gip

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Tre progetti per la ricostruzione della funivia

Il gip di Verbania, Elena Ceriotti, ha rigettato le richieste avanzate dalle difese di Nerini, Tadini e Perocchio di estendere l'accertamento anche a un dipendente della società che gestisce l'impianto, all'azienda costruttrice del cavo trainante che si è spezzato e alle aziende di manutenzione, ai sensi della legge sulla responsabilità amministrativa degli enti, i cui legali rappresentanti sono già indagati. Anche i legali delle 53 parti offese hanno chiesto l'estensione dell'incidente probatorio alla società costruttrice del cavo e all'Ustif, l'ente del Ministero dei Trasporti deputato al controllo periodico degli impianti a fune. La procura si è opposta. Il gip si è ritirato in camera di consiglio per decidere. Qualora dovesse accogliere una o tutte le richieste, aumenterebbe il numero degli indagati.

Perocchio: "Sono convinto di aver fatto tutto per il meglio"

"Ho ripercorso tutto e ripenso a tutto. Sono convinto di avere fatto tutto per il meglio, ma devo farmi forza, perché quello che è successo mi dispiace tantissimo". Sono le parole di Enrico Perocchio, direttore d'esercizio della funivia del Mottarone. Al termine dell'udienza dell'incidente probatorio, Perocchio, rispondendo alle domande dei giornalisti, ha aggiunto che dalla telefonata che gli annunciava la tragedia "la mia vita è cambiata. Mia moglie mi ha visto sbiancare". "Ho la coscienza pulita, adesso cerco di farmi forza e di andare avanti. Non ho rimorsi: penso di avere fatto tutto bene, però rispettiamo il lavoro degli inquirenti", ha aggiunto Perocchio lasciando la sala congressi della Provincia del Verbano Cusio Ossola in cui si è svolta l'udienza per l'incidente probatorio.

L'avvocato: “Convinti di dimostrare la correttezza di Leitner”

"Siamo convinti di poter dimostrare che Leitner ha eseguito quanto previsto dal contratto con assoluta correttezza e in base alle norme", ha affermato Paolo Corti, avvocato del presidente e dell'amministratore delegato della multinazionale altoatesina tra gli indagati per la tragedia della funivia del Mottarone entrando nella sala congressi della Provincia del Verbano Cusio Ossola per l'udienza. "Oggi si tratta di verificare perché si è rotta la fune traente – ha ggiunto - una questione che interessa a tutti e in particolare a Leitner per dimostrare la sua estraneità". Il legale ha aggiunto che il tecnico che ha realizzato la cosiddetta 'testa fusa' "è un dipendente della società molto esperto e l'ha realizzata secondo i canoni".

Il legale della famiglia Zorloni: “Ancora sotto shock”

"Oggi incaricheranno solo i periti. La famiglia è ancora sotto choc. È troppo presto per dire qualcosa, attendiamo fiduciosi l'esito dell'udienza", ha invece affermato Pierangelo Giuseppe Sanna, legale della famiglia di Mattia Zorloni, il piccolo morto con i genitori nell'incidente.

Funivia Mottarone
©Ansa

Il legale della nonna di Eitan: “Il piccolo sta recuperando”

"Quello che è accaduto è un fatto non solo imprevedibile ma per alcuni impossibile. Per questo abbiamo nominato il prof Chiaia ordinario di scienza delle costruzioni del politecnico di Torino, perché vogliamo capire le responsabilità", ha detto l'avvocato Francesco Caroleo Grimaldi, legale della nonna materna di Eitan, il bimbo unico sopravvissuto alla tragedia. L'avvocato, parlando prima di entrare nella sala conferenze della provincia di Verbania per l'avvio dell'incidente probatorio, ha aggiunto che Eitan, è "seguito da psicologi e sta recuperando".

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