Google, nel Regno Unito stop a class action su iPhone

Foto di archivio (Getty Images)
1' di lettura

L’Alta Corte definisce il comportamento della società di Mountain View “scorretto”, ma chiude il caso per mancanza di prove sugli eventuali danni concreti 

Google evita una class action in Gran Bretagna. L’Alta Corte d’Inghilterra e Galles ha rigettato l’azione legale avanzata a nome dei possessori di iPhone. Il caso riguardava la questione dell'abuso dei dati dei clienti: secondo l’accusa gli utenti che utilizzavano il browser Safari con i telefoni targati Apple venivano automaticamente esposti alla possibilità di essere bersagliati da inserzionisti pubblicitari. La causa era stata intentata da Richard Lloyd, ex direttore dell’associazione per la tutela dei consumatori Which?. Potenzialmente l’azione legale sarebbe potuta costare alla società di Mountain View fino a 3 miliardi di sterline in indennizzi per le persone danneggiate.

Google sotto accusa

Secondo il team di avvocati di Lloyd, come riportato dal Financial Times, Google tramite un complesso sistema di cessione dei dati avrebbe compromesso la privacy di più di 4,4 milioni d'utenti nel Regno Unito. Questo perché a essere condivisi erano dati sulla provenienza sociale ed etnica degli utenti, oltre che sulle loro opinioni politiche, sulla sessualità o altre informazioni sensibili. Secondo l’accusa le informazioni e i dati degli individui che si collegavano a internet con l’iPhone sarebbero state usate per il servizio DoubleClick di Google, il quale offre agli inserzionisti la possibilità di mandare annunci pubblicitari a specifici gruppi di utenti.

Prima class action in ‘stile americano’

Nel caso in cui il ricorso fosse stato accolto si sarebbe trattato del primo caso (nella terra d’Albione) contro la società californiana svolto secondo il modello della class action americana. La richiesta di risarcimento ammontava a circa 750 sterline per ogni utente, facendo arrivare il valore della somma da pagare a oltre 3 miliardi di sterline. Il giudice Mark Warby, pur definendo “scorretto” il comportamento di Google, ha archiviato il caso a causa della mancanza di prove sugli eventuali danni concreti subiti dagli utenti. Inoltre ha decretato l’impossibilità di stimare in modo affidabile il numero di persone coinvolte.

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