Soro, norma sull’app Immuni risponde alle richieste del Garante

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Lo ha spiegato, in merito alla scelta volontaria di utilizzarla, proprio il Garante per la Privacy, Antonello Soro, nel corso di un'audizione tenutasi presso la commissione parlamentare per la semplificazione. Confermando anche che non sarà prevista la geolocalizzazione

L'Italia ha già scelto da qualche tempo quale sarà l'app che dovrà aiutare il tracciamento dei contagi nella fase 2 legata all’emergenza coronavirus. Si tratta di "Immuni", soluzione tecnologica nata da una sinergia tra il Centro medico Santagostino e Bending Spoons, eccellenza italiana nel campo dello sviluppo di app per iOS. E’ una applicazione basata sul bluetooth e sulla volontarietà, garantirà l'anonimato e non si servirà della geolocalizzazione. Su “Immuni”, che dovrebbe essere pronta a breve, si è espresso Antonello Soro, il Garante per la Privacy. "In queste ore sta per arrivare al Garante la documentazione relativa alla valutazione di impatto sulla privacy sulla quale dovremo esprimerci", ha detto nel corso di un'audizione tenutasi presso la commissione parlamentare per la semplificazione. "Allo stato la norma trasmessa dal governo al Parlamento risponde alle richieste che avevamo fatto”, ha sottolineato Soro, “in merito alla scelta volontaria. Non è prevista, inoltre, la geolocalizzazione, che è un altro elemento che avevamo sconsigliato anche perché meno efficace. Una serie di interlocuzioni avvenute in queste settimane dovrebbe essere servita a rimuovere i dubbi e dovrebbero consentirci di consigliare agli italiani di scaricare l'app. Lo decideremo comunque nei prossimi giorni", ha poi aggiunto.

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"Va bene parlare degli assembramenti, va bene che i media si sfoghino, ma questo non ci deve far perdere di vista il fatto che ci sia la probabilità che, con questa pandemia, ci si confronti a lungo e quindi il punto è con che misure noi controlliamo la pandemia stessa e come la gestiamo". Così si è espresso Giuseppe Sala, nella consueta riflessione che il sindaco di Milano affida alle sue pagine social. "Possibile che ora si parli solo di questo termine bruttissimo che è movida e non si parli più della app, che poi da sola non serve a niente”, ha aggiunto parlando proprio della app Immuni. “Servono i tracciatori, cioè migliaia di persone che prendono ciò che la app segnala, la decifrano e da ciò permettono di intervenire. All'estero ne stanno assumendo a migliaia, da noi non se ne parla. Quindi ragioniamo: non possiamo continuare a seguire dei flussi di dibattito che durano qualche giorno e perdere di vista gli strumenti fondamentali affinché si possa uscire da questa pandemia", ha poi detto ancora Sala.

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