Coronavirus, arriva “Immuni”, la app italiana per il tracciamento del contagio

Tecnologia

È stata firmata l'ordinanza del Commissario Arcuri. La scelta è andata sulla società Bending Spoons Spa. L'app è basata su bluetooth e volontarietà, garantisce anonimato e non fa uso di geolocalizzazione. Dovrebbe essere testata in alcune regioni pilota

L'Italia ha scelto quale sarà l'app che dovrà aiutare il tracciamento dei contagi nella fase 2. Si tratta di "Immuni", soluzione nata da una sinergia tra il Centro medico Santagostino e Bending Spoons, eccellenza italiana nel campo dello sviluppo di app per iOS (LA STORIA DELL'AZIENDA). La soluzione scelta è una app basata su bluetooth e volontarietà. Garantisce l'anonimato e non fa uso di geolocalizzazione. Nella serata di giovedì è stata firmata ed è quindi operativa l'ordinanza del Commissario Domenico Arcuri con la quale si dispone "di procedere alla stipula del contratto di concessione gratuita della licenza d'uso sul software di contact tracing e di appalto di servizio gratuito con la società Bending Spoons Spa". "Sono molto orgoglioso della passione, abnegazione e competenza dei nostri ingegneri, scienziati e di tutto il team Immuni. Abbiamo fatto, e faremo, del nostro meglio", è il commento di Luca Ferrari, ad di Bending Spoons. L'azienda ricorda che "Bending Spoons agisce completamente gratuitamente, finanziando autonomamente i propri costi e non ricevendo alcun corrispettivo per il suo impegno". Il sistema dovrebbe essere testato prima in alcune regioni pilota per poi estendersi in tutta Italia (AGGIORNAMENTI - LO SPECIALE).

Arcuri firma ordinanza per app italiana

L'app sarà "un pilastro importante nella gestione della fase successiva dell'emergenza", la sperimentazione sarà in alcune regioni pilota, poi verrà estesa, ha spiegato Domenico Arcuri, Commissario per l'emergenza, che auspica "una massiccia adesione volontaria dei cittadini" (FOTO SIMBOLO - LE TAPPE - LE GRAFICHE). L'Ordinanza è la numero 10 del 16 aprile del Commissario straordinario Arcuri ed è pubblicata sul sito del Governo. L'ordinanza di Arcuri ha tenuto conto anche "che la società Bending Spoons Spa esclusivamente per spirito di soliderietà e, quindi, al solo scopo di fornire un proprio contributo, volontario e personale, utile per fronteggiare l'emergenza da Covid-19 in atto, ha manifestato la volontà di concedere in licenza d'uso aperta, gratuita e perpetua, al commissario straordinario per l'attuazione ed il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto dell'emergenza epidemiologica Covid-19 e alla Presidenza del consiglio del ministri, il codice sorgente e tutte le componenti applicative facenti parte del sistema di contact recing già sviluppate. Nonché, si legge ancora nell'ordinanza, per le medesime ragioni e motivazioni e sempre a titolo gratuito ha manifestato la propria disponibilità a completare gli sviluppi informatici che si renderanno necessari per consentire la messa in esercizio del sistema nazionale di contact racing digitale".

In cosa consiste la soluzione di Bending Spoons

La scelta è caduta sull'applicazione messa a punto dalla società milanese Bending Spoons in partnership con il Centro Diagnostico Santagostino di Luca Foresti e Jakala. L'app ha partecipato alla selezione del ministero dell'Innovazione ed è la prescelta tra le oltre 300 proposte arrivate. Si basa sul bluetooth, principio cardine su cui si muove l'Europa. Il sistema di “contact tracing” italiano dovrebbe aiutare a gestire la “fase 2” della ripresa. L'app proposta da Bending Spoons e Centro medico Santagostino consente agli utenti di tenere un forte controllo sui propri dati. I contatti avuti con altre persone vengono tracciati ma restano 'bloccati' nello smartphone dell'utente. Il tracciamento avviene tramite Bluetooth e la app conserva i dati fino a quando non si ha certezza che la persona che l'ha installata sul proprio cellulare è risultato positivo al test del Covid-19. A quel punto la persona può dare il consenso al trattamento dei propri dati conservati sul cellulare, permettendo quindi di rintracciare le persone con cui è entrata in contatto nei giorni precedenti e ricostruendo la cronologia dei suoi spostamenti.

Come funziona

L'app, da quanto si è appreso finora, si compone di due parti: un registro sullo stato di salute della persona e della sua eventuale sintomatologia se affetto da coronavirus e un tracciamento dei contatti che consentirà al software di riconoscere e tenere memoria dei dispositivi con cui lo smartphone del paziente è entrato in contatto. Nessuno dei dati raccolti verrà raccolto o diffuso prima che il paziente, se affetto da covid-19, abbia deciso di dare il consenso al loro utilizzo.

Chi sta lavorando alla app

Bending Spoons Spa - spiega una nota - è un'impresa fondata nel 2013, in cui lavora un team internazionale composto da oltre 150 persone "che sviluppa app utilizzate da milioni di persone in tutto il mondo, con oltre 200 milioni di download complessivi, 270.000 nuovi utenti al giorno e 45,5 milioni di fatturato nel 2018, tra le aziende o gli istituti da cui provengono i membri della squadra ci sono Google, Apple, McKinsey e il Cern". I 5 fondatori di Bending Spoons hanno un'età media che si aggira intorno ai 35 anni. Sono Luca Ferrari, nato nel 1985, laureato in Ingegneria elettronica e Ingegneria delle telecomunicazioni; Francesco Patarnello, nato nel 1985, laureato in Ingegneria Elettrica ed Elettronica e in Ingegneria delle Telecomunicazioni; Matteo Danieli, nato nel 1984, ilaureato in Ingegneria delle Telecomunicazioni; Luca Querella, laurea in Informatica e in Ingegneria Informatica; Tomasz Greber, nato nel 1984, digital designer con oltre 15 anni di esperienza.

Le regole dell'Europa

Intanto l'Europa ha dettato le regole per l'app: anonimato e niente geolocalizzazione, sì a bluetooth e volontarietà. Criteri che vedono il plauso del Garante Privacy Antonello Soro. "I Paesi Ue stanno convergendo verso un approccio comune" con "soluzioni che minimizzano il trattamento dei dati personali", scrive l'Europa nel documento stilato ieri in collaborazione con i governi. Oltre ai requisiti di volontarietà e interoperabilità tra Stati, già ribaditi, l'Ue si sofferma in particolare sulla tecnologia giudicata più idonea per le app di tracciamento, cioè il bluetooth che deve "stimare con sufficiente precisione" (circa 1 metro) "la vicinanza" tra le persone per rendere efficace l'avvertimento se si è venuti in contatto con una persona positiva al Covid-19. "I dati sulla posizione dei cittadini non sono necessari né consigliati ai fini del tracciamento del contagio" sottolinea Bruxelles, precisando che l'obiettivo delle app "non è seguire i movimenti delle persone o far rispettare le regole" perché questo "creerebbe rilevanti problemi di sicurezza e privacy".

L’importanza dell’anonimato

Per mantenere l'anonimato, è previsto che le app utilizzino un ID (codice d'identificazione utente, ndr) "anonimo e temporaneo che consenta di stabilire un contatto con gli altri utenti nelle vicinanze". In Europa esiste già un progetto che soddisfa questi criteri, su cui stanno convergendo Francia e Germania. Si chiama Pepp-Pt (Pan-European Privacy-Preserving Proximity Tracing) è stato messo in piedi da un gruppo di 130 scienziati e 32 fra aziende e istituti di ricerca di 8 Paesi (tra cui la Fondazione ISI di Torino). Tra i partner del progetto c'è Vodafone e Bending Spoons.

Il dibattito sull'efficacia delle app

Sull'efficacia di questi strumenti però la discussione è aperta. Non solo per questioni di privacy, ma proprio perché le tecnologie dietro queste applicazioni sembrano non aver dato sempre risposte efficienti. La Corea del Sud è stata spesso citata come modello, così come Singapore, dove sono state adottate soluzioni simili a quella scelta dall'Italia. Ma i risultati sono tutt'ora oggetto di dibattito.

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