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Usa 2020, Facebook lancia il piano contro fake news e falsi account per proteggere il voto

lo scontro al congresso tra alexandria ocasio-cortez e zuckerberg

2' di lettura

Il colosso di Menlo Park, dopo le interferenze russe del 2016, ha messo a punto una strategia per evitare interferenze straniere e disinformazione: dalla difesa degli account dei candidati e dei partiti alla sorveglianza con una war room di esperti e analisti

A un anno dalle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, Facebook dichiara guerra alle interferenze straniere e alla disinformazione predisponendo un piano contro le fake news e i falsi account. Un tentativo di non ripetere gli errori del 2016, quando la Russia ha fatto del social network un mezzo per diffondere discordia e incertezza, scoraggiare l'affluenza e dare manforte al nazionalismo bianco (COME FUNZIONANO LE PRIMARIE).

Le misure adottate da Facebook

"Abbiamo la responsabilità di fermare ogni abuso e interferenza sulla nostra piattaforma", ha dichiarato il gruppo di Mark Zuckerberg, che ha messo a punto protocolli di sicurezza e trasparenza che vanno dalla difesa degli account dei candidati e dei partiti alla strettissima sorveglianza della rete attraverso il lavoro di una vera e propria war room, già sperimentata per le elezioni di metà mandato nel 2018 e nella quale lavorerà una task force di esperti ed analisti ancor più efficiente. I punti chiave stabiliti a Menlo Park sono la lotta alle interferenze straniere con un programma in grado di individuare i cosiddetti bad actors, l'aumento della trasparenza delle pagine e della pubblicità e una stretta su ogni forma di disinformazione e sui contenuti d'odio (IL NUOVO COMPANY BRAND DI FACEBOOK).

Twitter vieta gli spot pubblicitari politici

Temi delicati per Facebook, che proprio su queste questioni è da anni al centro delle polemiche, con Zuckerberg costretto più volte a difendersi anche al Congresso. Specialmente dopo lo scandalo di Cambridge Analytica, la società a cui sono stati affidati senza consenso i dati di decine di milioni di utenti per utilizzarli per scopi politici. E se Twitter ha deciso di risolvere il problema alla radice vietando gli spot pubblicitari di carattere politico, per Zuckerberg questa non è la strada giusta da seguire, perché - sostiene il fondatore di Facebook - vietare la pubblicità politica vuol dire censurare la libertà di parola e di espressione. Secondo il Wall Street Journal, anche Google dovrebbe presto comunicare delle modifiche alla propria policy sugli annunci pubblicitari politici sulle proprie piattaforme, incluso YouTube. (OCASIO-CORTEZ CONTRO ZUCKERBERG)

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