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Facebook ha ammesso di aver fatto trascrivere gli audio di Messenger

3' di lettura

Secondo Bloomberg, il colosso di Menlo Park avrebbe confermato di aver pagato società esterne per trascrivere i file audio degli utenti che hanno utilizzato l’app. L’azienda ha dichiarato anche di aver sospeso la pratica 

Facebook avrebbe pagato centinaia di subappaltatori per trascrivere frammenti di conversazioni di alcuni utenti registrate tramite Messanger, come annunciato dall'agenzia Bloomberg. Facebook, dopo che la notizia è trapelata, ha sottolineato che tutte le registrazioni avvenute sull'app sarebbero state autorizzate dagli utenti coinvolti e che la pratica di trascrizione svolta da terze parti, in ogni caso, è stata interrotta di recente “proprio come hanno fatto anche Apple e Google”. Inoltre, secondo quanto ammesso da Facebook stessa, questo lavoro di revisione umana era mirato solamente a verificare la capacità dell’intelligenza artificiale nell’ interpretare correttamente i messaggi degli utenti, che però risultavano anonimi, e per trovare quelli che violavano le regole.

Il ruolo svolto dalla revisione umana

Secondo le fonti ascoltate da Bloomberg e che hanno voluto rimanere anonime per timore di perdere il lavoro, ai dipendenti di queste società appaltatrici non è mai stato detto dove fosse registrato l'audio che trascrivevano o come fosse stato ottenuto. Il colosso di Menlo Park inoltre ha puntualizzato che "accede al microfono degli utenti solo se l'utente stesso ha autorizzato l’app a farlo e se sta attivamente utilizzando una funzione specifica che richiede l'audio, come le funzionalità di messaggistica vocale". Ma il problema, come sottolinea l’articolo, consisterebbe nel fatto che Facebook non ha rivelato agli utenti che terze parti possono accedere agli audio. E questo ha portato alcune aziende appaltatrici a ritenere che il loro lavoro non rispettasse l’etica, anche perché “venivano ascoltate le conversazioni degli utenti di Facebook, a volte con contenuti volgari, ma senza sapere il motivo”, così come hanno ammesso le fonti anonime.

Nessun legame con annunci personalizzati

Il gigante dei social network, che ha appena concluso un accordo da 5 miliardi di dollari con la Federal Trade Commission degli Stati Uniti dopo un'indagine sulle sue pratiche legate alla privacy, aveva già da tempo negato di raccogliere gli audio dagli utenti per generare annunci personalizzati o aiutare a determinare ciò che le persone vedono nei loro feed di notizie. A farlo era stato direttamente Mark Zuckerberg parlando al senatore degli Stati Uniti Gary Peters in un Congresso dell'aprile 2018.

Gli altri grandi colossi della tecnologia nel mirino

Non solo Facebook è finita nel mirino per questo motivo. Altre grandi aziende tecnologiche come Amazon e Apple sono state prese di mira per la raccolta di frammenti audio ottenuti da dispositivi informatici di consumo e per aver sottoposto tali clip alla revisione umana, una pratica che però invade la privacy degli utenti. Ad aprile scorso proprio Bloomberg aveva riferito per la prima volta che Amazon aveva un team di migliaia di lavoratori in tutto il mondo che ascoltava le richieste audio fatte all’assistente vocale Alexa con l'obiettivo di migliorare il software. Lo stesso è accaduto per Siri di Apple e per l'assistente di Google Alphabet. Da allora, sia Apple sia Google hanno dichiarato di voler terminare tale pratica mentre Amazon ha dichiarato che consentirà agli utenti di rinunciare alla revisione umana.

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