Sette anni fa moriva Steve Jobs: la biografia di Mr. Apple

Steve Jobs è morto il 5 ottobre 2011 (Getty Images)
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Il fondatore della Mela è morto il 5 ottobre 2011, a 56 anni, dopo una lunga malattia. Personaggio geniale e discusso, è diventato miliardario partendo da un garage. Fino a trasformarsi in icona pop  

Sette anni senza il fondatore di Apple: Steve Jobs è morto il 5 ottobre 2011, a 56 anni. Discusso, ammirato e odiato, ha senza dubbio avuto un impatto sulle vite di miliardi di persone, con il lancio di servizi e prodotti capaci di aprire nuovi mercati e suggerire nuove abitudini.

I primi anni di vita

Steve Jobs nasce il 24 febbraio del 1955 a San Francisco. La madre biologica è una studentessa americana di origini svizzere (Joanne Schieble), il padre (Abdulfattah Jandali) veniva dalla Siria. Erano entrambi molto giovani, ma la decisione di dare in adozione il piccolo sarebbe stata presa solo dalla madre. La ragazza pretende che la coppia adottiva abbia un'educazione universitaria. Quando scopre che il figlio è destinato a Paul Jobs (un meccanico) e Clara Hagopian (una contabile), si mette di traverso. Firma i documenti solo quando le viene promesso che Steve andrà al college: la promessa sarà rispettata, anche se Jobs deciderà presto di lasciare gli studi per dedicarsi al progetto Apple. I genitori biologici di Steve avrebbero avuto un'altra figlia, nel 1957: Mona Simpson (che avrebbe poi poi il cognome del secondo marito della madre ed è oggi una scrittrice di successo). Mona e Steve hanno saputo di essere fratelli biologici solo nel 1986.

La fondazione di Apple

Jobs fonda Apple nel 1976. Ha appena 21 anni. Il suo socio, Steve Wozniak, ne ha cinque in più. C'è anche un terzo fondatore "dimenticato", Ronald Wayne. Oggi ha più di 80 anni. Decise di vendere la propria quota di Apple (che oggi varrebbe miliardi) appena la Mela incassò la prima commessa pochi mesi dopo la fondazione. In soli dieci anni la società raggiunge 2 miliardi di dollari di fatturato e 4mila dipendenti. Apple è una delle prime società della Silicon Valley nate nel garage dei loro fondatori. È infatti nella casa di Jobs che i due Steve costruiscono i primi prodotti. Wozniak è la mente tecnologica; Jobs, più carismatico, visionario e avvenente, è il volto pubblico della società. Apple arriva in borsa il 12 dicembre del 1980. Vende 4,6 milioni di azioni a 22 dollari. Fa il tutto esaurito e diventa l'Ipo ad aver generato maggior ricchezza dai tempi di Ford. Cioè dal 1954. Chi ci guadagna di più è Steve Jobs: la sua quota vale 217 milioni di dollari. È solo l'inizio di una cavalcata (non priva di intoppi) che porterà Apple a diventare la prima società della storia a raggiungere (nell'agosto 2018) i mille miliardi di capitalizzazione.

L'esilio e la fondazione di Pixar

Il successo di Apple non è stato lineare. Il Macintosh, lanciato nel 1984, ha un serie di novità (dalle icone alle finestre) che indicheranno la strada degli sviluppi futuri. Ma non è un successo commerciale. I vertici arrivano allo scontro: da una parte Jobs, dall'altra l'amministratore delegato John Sculley. Inizia una guerra che ridimensionerà i poteri del fondatore, fino a estrometterlo. A trent'anni, Jobs si ritrova fuori dalla sua creatura. Tornerà al comando nel 1997. Anche se nei suoi anni di esilio non sta nelle mani in mano: fonda Next Computer (poi acquisita da Apple per convincere Jobs a tornare) e Pixar (poi acquisita da Disney).

Arriva l'iPhone

Dal 1997 Jobs apre una nuova era di Apple, la più prolifica dal punto di vista creativo. Arrivano l'iMac (che rilancia le vendite dei computer), vengono inaugurati gli Apple Store (i negozi fisici con il loro tipico stile minimale). L'iPod, nel 2001, cambia la musica digitale, accompagnato da iTunes. Nel 2010 arriva invece l'iPad. Tre anni prima quello che diventa il prodotto più rappresentativo del gruppo: l'iPhone. Nel 2007 apre il mercato dei telefoni intelligenti e con schermo touch. Scompare il tastierino fisico e il display è di 3,5 pollici. Una misura che per Jobs è perfetta, tanto che l'ampliamento delle dimensioni accelera solo dopo aver passato il testimone a Tim Cook, suo successore sulla poltrona di amministratore delegato.

La malattia e la morte

Al di là dei prodotti e del successo commerciale, Jobs è ricordato anche per le sue uscite pubbliche. Non a caso Apple ha dedicato al fondatore il teatro del nuovo campus, dove vengono rivelati i nuovi prodotti. Con Jobs le presentazioni diventano liturgia. Il suo "abito d'ordinanza" è un lupetto nero, con jeans chiari e scarpe da tennis. Passerà alla storia anche il citatissimo discorso tenuto all'università di all'Università di Stanford in cui raccomanda agli studenti di essere "affamati e folli". Nelle uscite pubbliche, però, Jobs inizia a evidenziare un pesante dimagrimento: è il segno di una battaglia contro una rara forma di tumore al pancreas che lo porterà alla morte.

Il film e il libro della figlia

Dietro le quinte, Jobs è stato descritto come scorbutico e geniale. Un uomo pieno di manie, avaro e poco empatico. È stata al centro di polemiche anche la sua diffidenza nei confronti della medicina tradizionale. Da buona icona pop, è stato ritratto in un film del 2015, "Steve Jobs", nel quale viene interpretato da Michael Fassbender. Oltre ai racconti delle sue biografie, più o meno ufficiali, a fornire qualche particolare in più è stata la figlia Lisa Brennan-Jobs, in un libro pubblicato recentemente. Lisa, come il nome del computer di Apple del 1983. La donna, oggi 40enne, è stata riconosciuta solo quando aveva otto anni, dopo una lunga battaglia legale e il test del Dna. Nel marzo 1991, Jobs ha sposato Laurene Powell. Dal matrimonio sono nati Reed nel settembre 1991, Erin nel 1995 e Eve nel 1998.

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