Dahmer, un membro del team produttivo parla del razzismo sul set

Serie TV

Camilla Sernagiotto

La coordinatrice della produzione della serie di Netflix, Kim Alsup, ha scritto su Twitter di essere stata “trattata in modo orribile” sul set. Lei era una delle due sole persone nere del team e veniva continuamente confusa con la collega. Intervista dal Los Angeles Times, ha detto di non aver guardato la serie. "Il trailer mi ha dato un disturbo da stress post-traumatico", afferma. Lo show creato da Ryan Murphy ha riscosso un grande successo di pubblico, tuttavia sta collezionando anche numerose critiche

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Non c'è pace per la serie televisiva Dahmer - Mostro: la storia di Jeffrey Dahmer. Da quando ha debuttato su Netflix, lo show di Ryan Murphy non sta riscuotendo solo un grande successo di pubblico ma anche tantissime critiche di vario tipo.

L'ultima in ordine cronologico è in realtà la prima, nel senso che la notizia emerge adesso ma la denuncia è arrivata addirittura prima dell’esordio della serie. Prima ancora che il programma debuttasse sul piccolo schermo, la coordinatrice della produzione, Kim Alsup, ha scritto su Twitter di essere stata “trattata in modo orribile” sul set. Lei era una delle due sole persone nere del team produttivo e, ha dichiarato Alsup, gli altri membri della troupe spesso la chiamavano con il nome dell'altra persona afroamericana.

“Continuavano a chiamarmi con il suo nome. Entrambe avevamo le trecce, lei era di pelle scura e alta circa 1 metro e 77, io 1,65”, ha scritto Alsup su Twitter. “Lavorare su questo (set) mi ha preso tutto quello che avevo perché sono stata trattata in modo orribile. Anche adesso guardo la protagonista femminile nera in modo diverso”, ha aggiunto Kim Alsup su Twitter.

Il suo tweet è stato pubblicato il 18 settembre, due giorni prima che la serie su Jeffrey Dahmer debuttasse su Netflix. Al suo debutto, lo show è subito salito in cima alle classifiche più seguite dello streamer.
Oltre ad averne scritto sui suoi social network, il 30 settembre scorso Alsup ha parlato della sua esperienza in un'intervista rilasciata al Los Angeles Times. La coordinatrice della produzione ha detto di non aver visto Dahmer su Netflix perché potrebbe innescare per lei brutti ricordi.
“Sento che riporterà alla mente troppi ricordi per averci lavorato. Non voglio vivere questo tipo di situazioni da stress post-traumatico", ha affermato Alsup. "Il trailer stesso mi ha dato un disturbo da stress post-traumatico, motivo per cui ho finito per scrivere quel tweet e non pensavo che qualcuno l’avrebbe letto”, ha aggiunto Kim Alsup.

Alsup ha anche dichiarato al Times che la produzione di Dahmer - Mostro: la storia di Jeffrey Dahmer non aveva coordinatori per la salute mentale disponibili, un ulteriore motivo per cui lei è convinta che la serie abbia avuto un ambiente di lavoro poco favorevole. Il magazine statunitense Variety ha contattato Netflix per un commento ma per adesso non ci sono novità in merito.

Le parole del tweet di Alsup: “Uno dei peggiori spettacoli a cui abbia mai lavorato”

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Kim Alsup - che è stata precedentemente impegnata come coordinatrice di produzione sui set di tanti altri show, da Grey's Anatomy a Inventing Anna e Dear White People - ha definito la produzione "estenuante" e ha aggiunto: "È stato uno dei peggiori spettacoli a cui abbia mai lavorato. Sono sempre stata chiamata con il nome di qualcun altro, l'unica altra ragazza nera che non mi assomigliava per niente, e (io intanto) ho imparato i nomi di 300 comparse di sfondo”.

Potete leggere le parole di Kim Alsup nel tweet che vi proponiamo di seguito, come riportato da Variety. Non è possibile embeddare né visionare il tweet originale poiché tutti i post di Alsup sul suo profilo di Twitter risultano ora protetti.

Le tante critiche mosse alla serie, partendo da quelle dei familiari delle vittime

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Le accuse di razzismo sul set della serie che racconta le atrocità compiute da Jeffrey Dahmer non sono le uniche che stanno uscendo in queste settimane.  
Si parte innanzitutto da quelle mosse dai familiari di alcune delle vittime: numerosi cari delle persone che sono state torturate e uccise dal “cannibale di Milwaukee” criticano la scelta di Murphy - e della piattaforma di streaming - di riesumare una storia che apre ferite impossibili da cicatrizzare. Le famiglie delle vittime si chiedono inoltre a che pro viene fatto tutto questo. La domanda che sorge spontanea a molti di loro è: il motivo è soltanto per titillare la morbosa curiosità degli spettatori? Oltre al fatto - considerato altamente deprecabile - di voler lucrare e fare soldi sfruttando una tragedia del genere.

Alla fine di settembre su Twitter è stato postato il messaggio di un ragazzo di nome Eric, cugino di Isbell Lindsey, ossia la sorella maggiore di Errol Lindsey (quest'ultimo è stato una delle vittime di Dahmer). Nell'ultimo episodio di Mostro – La storia di Jeffrey Dahmer, Ryan Murphy ha riproposto la scena in cui Isbell Lindsey in tribunale gridò tutta la sua viscerale rabbia contro quell'essere immondo che le fece a pezzi il fratello.

Isbell - interpretata dall’attrice DaShawn Barnes - è stata riproposta in maniera così convincente che la clip in cui grida sul set contro il serial killer affiancata al video vero del tribunale sono diventati virali. Il cugino di Errol Lindsey ha scritto sui social network che la sua famiglia è molto arrabbiata per questa ennesima serie televisiva che racconta la tragedia che li ha devastati. Su Twitter ha postato le seguenti parole: “Non dico a nessuno cosa guardare, so che gli show crime sono seguitissimi in questo momento, ma se siete davvero curiosi delle vittime, la mia famiglia (quella di Isbell) è molto arrabbiata per questo show. Si tratta di traumatizzare di nuovo, ancora e ancora, e per cosa? Di quanti film/serie/documentari abbiamo bisogno?”.

E poi scrive ancora: “Il modo in cui è stata ricreata mia cugina che ha un crollo emotivo in tribunale di fronte all’uomo che ha torturato e ucciso suo fratello è FEROCE”.
Anche su Instagram ha condiviso un messaggio che critica aspramente la serie di Murphy: “No, non guarderò la serie. No, la mia famiglia non è felice. RIP a mio cugino Errol Lindsey e a tutte le altre vittime”, queste le parole di Eric, cugino di Errol Lindsey.

Le parole di Rita Isbell, sorella maggiore di Errol Lindsey, una delle vittime di Dahmer

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La stessa Rita Isbell, sorella maggiore di Errol Lindsey (una delle vittime di Jeffrey Dahmer) ha espresso aspre critiche alla serie.
Intervistata dalla giornalista Kelsey Vlamis del magazine statunitense Insider, Rita Isbell Lindsey ha dichiarato: “Quando ho visto una parte dello show, mi sono infastidita, soprattutto quando ho visto me stessa, quando ho visto il mio nome apparire sullo schermo e questa signora che diceva alla lettera esattamente quello che io avevo detto. Se non l’avessi saputo, avrei pensato di essere stata io. I suoi capelli erano come i miei, indossava gli stessi vestiti. Ecco perché è stato come rivivere tutto da capo. Mi ha fatto riprovare tutte le emozioni che avevo provato allora. Non sono mai stata contattata per lo show. Penso che Netflix avrebbe dovuto chiederci se ci dispiacesse o come ci saremmo sentiti se l’avessero realizzato. Non mi hanno chiesto niente. L’hanno fatto e basta. Ma non ho fame di soldi, e lo show è esattamente questo: Netflix che cerca di fare soldi. Potrei anche capirlo se dessero parte del denaro ai figli delle vittime. Non necessariamente alle loro famiglie. Voglio dire, sono vecchia. Sono molto, molto agiata. Ma le vittime hanno figli e nipoti. Se lo show li avesse beneficiati in qualche modo, non l’avrebbero percepito in modo così crudele. È triste che stiano facendo soldi con questa tragedia. Questa è solo avidità. L’episodio con me è stata l’unica parte che ho visto. Non ho visto l’intero show. Non ho bisogno di guardarlo. L’ho vissuto. So esattamente cosa è successo”.

Le critiche della comunità LGBT

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Ci sono state poi le rimostranze della comunità LGBT, che si è indignata vedendo che Netflix ha segnalato la serie inserendo come tag proprio la sigla LGBT.

“Netflix ha aggiunto a Dahmer il tag LGBT. So che è tecnicamente giusto ma non è questo il tipo di rappresentazione che stiamo cercando”, si sente pronunciare in un video di TikTok. Il motivo per cui la suddetta sigla è stata accostata a questa serie TV è perché Dahmer è stato un omosessuale. Un omosessuale che ha ucciso quasi esclusivamente uomini omosessuali.
Tuttavia la comunità LGBTQ è insorta a causa di questa scelta di Netflix, dato che una rappresentazione di questo tipo è senz'altro dannosa per chiunque. Sul web si è levato un coro inferocito e, a seguito delle critiche, Netflix ha rimosso LGBTQ dalla lista di parole chiave.

Anche Whoopi Goldberg critica la serie

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L’attrice Whoopi Goldberg nel suo talk show The View ha criticato la serie Netflix di Ryan Murphy dedicata a Jeffrey Dahmer.

Di seguito trovate le parole pronunciate dalla star hollywoodiana: “Ryan Murphy è un artista straordinario. Se quella fosse la mia famiglia, sarei infuriata”, ha affermato Goldberg. “Perché viene ucciso tuo figlio, poi devi guardare tuo figlio mentre viene ucciso, e poi devi ascoltare com’è andata e tutte queste altre cose che, da persona che ha perso qualcuno in quel modo, è una cosa inimmaginabile. Penso che, se hai intenzione di raccontare queste storie, devi tenere presente che molte delle persone che fanno parte di queste storie sono ancora tra noi”.

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