We Are Who We Are, la recensione dei primi due episodi della serie tv di Luca Guadagnino

Serie TV sky atlantic

Linda Avolio

Leggi la recensione del primo e del secondo episodio di We Are Who We Are, in onda su Sky Atlantic il venerdì sera alle 21.15 (la serie è disponibile anche on demand e in streaming su NOW TV) - ** ATTENZIONE: SPOILER **

We Are Who We Are, cos'è successo nel primo episodio

Il primo episodio di We Are Who We Are – la Parte 1 di una sorta di film di otto ore, come lo stesso Luca Guadagnino ha definito la serie, tant’è che il titolo originale è Right Here, Right Now #1 – si apre con la famiglia Wilson presso l’aeroporto Marco Polo di Venezia. Manca una valigia, inspiegabilmente ferma ad Amsterdam, e Fraser, adolescente già inquieto di suo, è nervoso…perché è la sua valigia, con i suoi vestiti! Si fa dare dalla madre biologica, Sarah, una bottiglietta che presumibilmente contiene una bevanda alcolica. Gli sono però concessi solo due sorsi. Maggie, la moglie di Sarah, l’altra madre di Fraser, non dice niente, pur non approvando: è chiaramente abituata a tutto ciò.

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We Are Who We Are, tutti i personaggi del cast della serie tv. FOTO

I nuovi arrivati sono accolti da Jenny, la moglie del colonnello Richard Poythress, che li porta a visitare la loro nuova abitazione presso la Caserma Pialati, una base militare statunitense situata nel territorio di Chioggia: ora sono ufficialmente vicini di casa! Mentre Sarah e Maggie fanno un bagno insieme, Fraser si chiude in camera a leggere, nello specifico il racconto distopico The Wild Boys di William S. Burroughs. Poi manda un messaggio a un certo Mark, il suo migliore amico, il suo fidanzato, chi può dirlo. Ciò che è certo è che questo Mark gli manca tanto, così come gli manca tanto New York. Il nostro, infatti, è stato costretto a trasferirsi in Italia – o meglio, in una piccola enclave americana in Italia – per seguire sua madre, nominata nuovo comandante. Così è la vita quando si è il figlio di un soldato.

 

Abituato a essere “quello fuori posto”, dopo la foto di rito per il documento d’identità si mette a girare per la base con i suoi capelli decolorati, il suo smalto sulle dita, la sua t-shirt stampata, i suoi pantaloncini oversize in stampa animalier, e le immancabili cuffiette nelle orecchie. Si intrufola nel liceo, e rimane folgorato da una ragazza più o meno della sua età che sta recitando una poesia di Walt Whitman. Suona la campanella, per oggi le lezioni sono finite, e per un po’ segue la ragazza di cui sopra e il suo gruppo di amici. Per un momento si perde e si ritrova in uno spogliatoio. La sua attenzione è catturata da un soldato nudo che gli fa un sorrisetto ambiguo. Gli altri soldati lo prendono in giro con dei versi e dei fischi da caserma, è proprio il caso di dirlo, allora lui toglie il disturbo, più divertito che imbarazzato.

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We Are Who We Are, i protagonisti della serie: Fraser e Caitlin. VIDEO

Viene intercettato da una ragazza bionda, una certa Britney, una che di basi ne ha viste ormai un po’, ma che  – orrore, vergona, disgusto! – non è mai stata a New York. Britney lo porta al supermercato, dove finalmente può farsi una birretta, e gli spiega che tutte le basi sono uguali, così chi è costretto ad abitarci non rischia di perdersi. I due raggiungono gli altri sull’autobus che li porta in spiaggia. C’è anche quella ragazza che ha catturato la sua attenzione, Caitlin si chiama, ma a un certo punto si apparta tra la vegetazione col suo ragazzo, un certo Sam.

 

In spiaggia, Fraser si siede un po’ in disparte, e nessuno gli si avvicina. Solo Britney gli parla: quando arriva Caitlin gli chiede di sfilare per loro, per capire com’è messo in quanto a “gioielli di famiglia.” Mentre gli altri sono in acqua a divertirsi, il nostro piccolo alieno biondo decolorato – rinominato “Maglietta” da Enrico, un ragazzo italiano del posto – si sente un po’ tagliato fuori, nulla di nuovo per lui, così si alza e va a farsi un giro.

 

Stanco e cotto a causa del sole, siamo in piena estate, si auto-invita nel giardino di una coppia di locali. Gli viene offerto da bere: acqua o vino? Ma è ovvio, la seconda opzione! Fatto fuori un intero cartone da un litro, il pomeriggio vola via. Ormai è buio. Fraser, decisamente alticcio, cammina sul cornicione di un ponte. Cade in strada, e si fa un taglio in faccia, sullo zigomo destro. Manda un messaggio a Mark, gli manca da morire. A recuperarlo è Maggie, che promette di non dire niente a Sarah, e che poi, da brava infermiera, lo rattoppa e lo manda a letto.

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We Are Who We Are, il cast e i personaggi: generazioni a confronto

La fame chiama, uno spuntino notturno ci sta. C’è dell’arrosto in frigorifero, e sua madre si offre di tagliarlo per lui, ma non a fette troppo sottili, altrimenti si perde il sapore. Parte uno schiaffo, ed è Fraser a colpire. Sarah è sorpresa, ma non stupita. Abbraccia il figlio, che vorrebbe bere ancora e che l’accusa di non averlo mai amato, e cerca di calmarlo. Fraser è furioso, è per colpa sua se ha dovuto abbandonare New York e Mark! Le dice che la odia.

 

Il giorno dopo, durante la cerimonia del passaggio di consegne, si scopre che il bel soldato discinto ammirato neanche ventiquattr’ore prima è un certo Jonathan, l’assistente personale del colonnello Wilson, ora ufficialmente a capo della base. Il comandante uscente avvisa la collega: negli anni scorsi ci sono state parecchie risse e ben tre violenze sessuali, buona fortuna a lei. Sarah, però, non si lascia intimidire, e dopo aver fatto il giro della caserma insieme al suo nuovo braccio destro, e al figlio, si mette comoda nel suo ufficio.

 

Fraser va a scuola. La lezione è noiosa, e Caitlin lo fissa in maniera a dir poco ostile. Nel frattempo, la sua valigia – sia lodato un qualche essere superiore! – è arrivata: finalmente i suoi vestiti sono di nuovo tra le sue mani. Il giorno dopo vede la sua vicina sgattaiolare via in bicicletta con abiti maschili e con la folta e lunga chioma nascosta sotto un cappellino. Inforca anche lui la bici e la segue fino a un bar della periferia. La osserva mentre si fa passare per un maschio di nome Harper con una ragazzina piuttosto “sgamata” del posto, una certa Giulia, che le scrive sull’avambraccio sinistro il suo numero di telefono.

 

Caitlin si accorge della sua presenza solo quando si volta per andarsene. Più tardi, sugli scogli, Fraser si siede accanto alla sua nuova amica e le fa una domanda semplice solo all’apparenza: “Allora, come devo chiamarti?”

We Are Who We Are, cos'è successo nel secondo episodio

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We Are Who We Are, dove è ambientata la serie tv. VIDEO

Right Here, Right Now #2 riprende in parte quanto già visto nel primo episodio, ma questa volta la protagonista indiscussa è Caitlin. Apriamo proprio su di lei, in abiti maschili, da lavoro verrebbe quasi da dire, e suo padre Richard, su una barchetta per le calli di Chioggia. Dopo aver recuperato delle taniche con dentro non si sa bene cosa, “Harper” si reca al bar visto nel precedente episodio. Consegna la merce a una certa Teresa, la barista, ritira una cospicua manciata di dollari e torna indietro. A casa, sua madre sta preparando una torta (un regalo per la famiglia Wilson, a breve tra loro), mentre suo fratello Danny sta studiando arabo.

 

A scuola il professore le chiede di recitare una poesia (quella di Whitman) mettendoci un po’ più di anima e fervore. Intanto un tipo strano, coi capelli decolorati e dei pantaloncini assurdi, la osserva dal corridoio. E’ Fraser. In spiaggia, Caitlin blocca gli ardori di Sam, il suo ragazzo, che ci rimane male. Poi si siede accanto a Britney, la sua migliore amica, e ridacchia con lei quando il nuovo arrivato si mette a sfilare. Dopo aver fatto il bagno si accorge che le sono arrivate le prime mestruazioni. La cosa non la sconvolge, se lo aspettava ormai, ma di sicuro la fa riflettere.

 

Tornata a casa si ritrova a dover compiere un non facile rito di passaggio: l’assorbente interno. La sera, dopo aver indossato una canotta da basket oversize, raggiunge il padre, che sta dando due colpi al sacco, nel capanno. Tirano di boxe, ma lui la colpisce lievemente per errore. Nulla di grave. Vanno a vedere una partita di baseball, una diretta proiettata presso il campo da calcio. Nella parte di America collocata al di là dell’Atlantico due squadre si stanno affrontando proprio in quel momento. Siamo in piena campagna elettorale per le Presidenziali del 2016, e durante un’interruzione pubblicitaria passa uno spot di Trump contro il terrorismo islamico.

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We Are Who We Are, il regista Luca Guadagnino racconta la serie tv

Caitlin dice a suo padre che le è arrivato il ciclo. A suo padre, non a sua madre, il che ce la dice lunga sui suoi rapporti coi genitori. Richard le chiede di Sam. Lei risponde che stanno ancora insieme, ma che a volte si annoia. La mattina successiva lui parte in barca senza di lei…e lei ci rimane piuttosto male. La consola Craig, un giovane soldato del suo gruppo di amici, che ha appena guidato la sua squadra nel consueto rito dell’alzabandiera.

 

A scuola si sbaciucchia in corridoio con Sam, ma lui la blocca prima che la situazione si faccia troppo “calda.” Tornata a casa, apre un pacco insieme al padre: dagli USA sono arrivati due cappellini rossi con una bella scritta sopra la visiera, “Make America Great Again.” Olé. Annoiata dalla poesia e infastidita dai soldati che si stanno esercitando, si veste da ragazzo, nasconde i capelli sotto il solito cappellino verde, ignora sua madre – che le intima di non andare in giro conciata così –, inforca la bici, e si reca al bar di Teresa. Non si accorge che qualcuno, Fraser, la sta seguendo.

 

Sorseggia una birra al bancone, flirta un po’ con Giulia, come abbiamo già visto, e poi, quando fa per andarsene, si accorge di avere compagnia (per quanto inaspettata e indesiderata). Intima all’alieno biondo decolorato di starle alla larga. La sera, a casa, sente sua madre parlare di islam e religione con Danny. Ha male al basso ventre, così prepara una borsa dell’acqua calda e si sdraia a letto. Sua madre le porta un pacchetto, un regalo da parte del figlio delle vicine. Rimasta sola, getta nel cestino il presente non gradito, ma poi ci ripensa. Fraser le ha dato dei vestiti. Meglio: le ha dato “i vestiti giusti.”

 

Di notte, sgattaiola via insieme al fratello e raggiunge gli amici presso la postazione usata dai soldati per esercitarsi negli atterraggi col paracadute. Craig prova a fermarli, ma alla fine si lancia anche lei. Un lancio letterale e metaforico allo stesso tempo, considerando che proprio in quei giorni è iniziata una nuova fase della sua vita. La mattina successiva è pronta per accettare il dono del suo nuovo amico, un paio di jeans da uomo e una polo a righe. Fraser la osserva dalla finestra della sua camera.

We Are Who We Are, il commento ai primi due episodi

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We Are Who We Are, tutti i personaggi del cast della serie tv. FOTO

We Are Who We Are, la serie tv creata, diretta e realizzata da Luca Guadagnino (basta uno sguardo per capirlo), è un racconto di formazione, e questo è evidente. Detto ciò, non si rivolge necessariamente a un pubblico giovane, e questo invece è bene precisarlo, perché non siamo di fronte a un teen drama, piuttosto a un “growing up drama,” cioè a una narrazione che sicuramente ha al centro dei protagonisti adolescenti, ma che, allo stesso tempo, ha un respiro nettamente più ampio. Il discorso sull’identità, su cosa significhi essere sé stessi e saper leggere dentro sé stessi per arrivare a capire i propri bisogni, i propri desideri e, perché no, le proprie paure, si fa dunque più ampio; infatti, come avremo modo di vedere più avanti, coinvolgerà in parte anche i personaggi adulti, perché tutti sono alla ricerca di qualcosa. Ma facciamo un passo indietro.

 

I primi due episodi, decisamente introduttivi, sono quasi interamente incentrati su Fraser (Right Here, Right Now #1) e Caitlin (Right Here, Right Now #2), i protagonisti indiscussi. Che da “bravi” adolescenti” fanno gli adolescenti, qualsiasi cosa ciò significhi. Sono due work in progress, e in quanto tali sono spesso (insopportabili e) in contraddizione, anzitutto con sé stessi. Mentre Caitlin all’apparenza sembra perfettamente inserita – nel contesto in cui si trova, nel suo gruppo di amicizie, e via dicendo –, Fraser appare subito come un alieno, e non solo per il fatto di essere l’ultimo arrivato.

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We Are Who We Are, cast e personaggi: Jack Dylan Grazer è Fraser

Più che di disturbo, nel caso di Fraser si dovrebbe parlare di disturbante: ha un’eccessiva propensione verso gli alcolici, e se non è già un alcolizzato, poco ci manca; ha una spiccata propensione verso la cultura queer più estrema (The Wild Boys, Ragazzi selvaggi, di William S. Burroughs è una lettura abbastanza forte); e, soprattutto, ha una relazione assolutamente non sana con sua madre. In merito a quest’ultimo aspetto ci riferiamo non solo al fatto che Sarah gli permette di bere; non solo alla scena del dito succhiato; ma anche, specialmente, a quello schiaffo inaspettato. E’ evidente che nel passato di questi due personaggi è successo qualcosa che ha inevitabilmente definito il loro rapporto, ma per ora non ci è dato sapere cosa, dunque rimaniamo semplicemente scioccati.

 

Molto più “normale,” passateci il termine, è invece la relazione con Maggie, la moglie di sua madre, e forse questa è la definizione più corretta. Fraser chiama lei quando si ritrova da solo, ferito e ubriaco di notte a Chioggia, ed è a lei che permette di insegnargli come radersi i baffetti che gli stanno crescendo con l’avanzare degli ormoni. Tra i due c’è una tenerezza genuina, c’è fiducia, e c’è anche una discreta dose di complicità. Non potrebbe essere altrimenti: Sarah li ama entrambi, eppure li tiene a una certa distanza, dunque è naturale che i due si siano avvicinati.

 

Riguardo Caitlin non c’è molto da aggiungere rispetto a quanto ci è stato mostrato nel secondo episodio. E’ lei il personaggio che più di ogni altro porta avanti il discorso sulla ricerca della propria identità, non a caso è lei a recitare la poesia dell’ottocentesco Whitman (ndr, altro autore queer, insieme a Burroughs) “Io sono colui che ha un angoscioso desiderio d'amore,” dalla raccolta Foglie d’erba (ndr, tradotto incomprensibilmente nella serie con “La mia è un’angosciosa brama d’amore,” non si capisce francamente perché).

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We Are Who We Are, cast e personaggi: Jordan Kristine Seamón è Caitlin

Il cast è eterogeneo e azzeccato. Ci sono nomi abbastanza noti – ovviamente Chloë Sevigny (Sarah, un personaggio che avremo modo di scoprire nei prossimi episodi), ma anche Jack Dylan Grazer (Fraser), nonostante la sua giovanissima età, e Scott Mescudi (Richard), molto conosciuto in patria col suo nome d’arte da rapper, Kid Cudi – e altri meno noti, ma non per questo meno degni di nota, come la bravissima Jordan Kristine Seamón (Caitlin), la londinese Faith Alabi (Jenny), la brasiliana Alice Braga (Maggie), e la figlia d’arte Francesca Scorsese (Britney).

 

Note sparse:

 

  • Geniale lo scambio di battute tra Fraser e Maggie, quando lui, nostalgico della sua vita newyorkese, dice “Gli americani sono felici solo in America…”, e lei risponde convinta “Ma questa è America!”
  • Geniale anche la risposta di Caitlin al padre quando lui le chiede cosa succede quando Sam non le piace: “Mi annoio!” Due parole che dicono veramente tutto.
  • Spezziamo una lancia in favore di Jenny, una mamma che addirittura “si sbatte” per far avere praticamente ogni mattina a colazione ai figli dei muffin che sembrano veramente ottimi, ma che non riceve neanche un po’ di riconoscimento. Progenie ingrata!
  • Nel secondo episodio Caitlin ha le sue prime mestruazioni. Sì, avete letto bene: una serie tv mette in scena una ragazzina alle prese con le sue prime mestruazioni, con tanto si sangue lungo l’interno coscia e un primo approccio agli assorbenti interni a dir poco fallimentare. Avanguardia.

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