Bob Marley, 40 anni fa moriva l'icona del reggae: le sue canzoni più belle

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©IPA/Fotogramma

Il cantante giamaicano si spegneva a Miami l'11 maggio 1981, dopo aver reso il genere tipico del suo Paese un fenomeno culturale e di costume diffuso in tutto il mondo. Da "No woman no cry" a "Buffalo soldier", ecco i brani che l'hanno reso celebre

L’11 maggio 1981, 40 anni fa, moriva a Miami Bob Marley, una delle più grandi icone musicali di sempre e “profeta ” della musica reggae. Ha contaminato i ritmi giamaicani con il rock, il soul e il pop, trasformando il reggae in un fenomeno di costume e diffondendolo in tutto il mondo. Nei testi dell'artista giamaicano hanno convissuto temi universali, dalla lotta contro l’oppressione agli ideali di libertà e di pace, cantati dal pubblico in tutto il mondo. Ecco dieci brani con cui Bob Marley ha reso possibile tutto questo (LE CANZONI SIMBOLO DEL REGGAE).

“No woman, no cry”

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Si tratta del brano più celebre a nome Bob Marley, i cui diritti d'autore però sono stati registrati a nome del suo amico Vincent Ford. La canzone fu pubblicata nel 1974 nell’album “Natty Dread”, ma ebbe forse ancora più successo nella versione live del 1975. È stata inserita anche nel greatest hits “Legend”. Il brano occupa la posizione numero 37 nella lista di Rolling Stones delle più grandi canzoni di tutti i tempi. È una preghiera di valore universale, cantata a partire dalla vita e la lotta personale di Marley su una melodia indimenticabile.

“One love”

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È un messaggio di unità, pace e devozione religiosa quello di “One Love”, incisa per la prima volta nel 1965 dagli Wailers nel loro album di debutto. Siamo nel 1977 con “Exodus”, disco da cui fu tratta “One Love”, tra i brani più apprezzati e conosciuti dell’intera discografia dell’artista giamaicano. Viene poi utilizzata come singolo di lancio del suo greatest hits “Legend” e arriva al numero 5 in Inghilterra grazie anche ad un video in cui compaiono Paul McCartney e le Bananarama. Nel 1994 l’ufficio del turismo giamaicano la adotta come canzone ufficiale.

“Get up stand up”

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Firmata da Bob Marley e Peter Tosh e memorabile per lo slogan scandito nel ritornello con i cori degli altri membri degli Wailers, è il brano sui diritti umani più famoso dell’artista giamaicano. L’ispirazione arriva a Marley dopo un viaggio ad Haiti dove vede di persona la povertà, Tosh ci mette del suo parlando di oppressione, anche nell’industria musicale. “Get Up Stand Up” diventa subito un classico grazie alla versione sull’album dal vivo “Live!” del 1975, dove Marley aggiunge l’indimenticabile coro “wo-yo-yo”.

“Redemption song”

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Inserita nell’album “Uprising” del 1980, l’ultimo disco effettivamente realizzato da Marley, è una ballata folk ispirata ad un discorso del 1973 del sindacalista giamaicano Marcus Garvey. Nella canzone convivono le convinzioni religiose di Marley legate al Rastafarianesimo, ma anche esortazioni alle persone a liberarsi dalle catene mentali auto-imposte. Del brano Bono degli U2 ha detto: “Ho portato ‘Redemption Song a tutti i politici, primi ministri e presidenti che ho incontrato. Per me è una profezia”.

“Jammin’”

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È allegra ma nasce in realtà dal dolore, scritta dopo l’attacco subito da Bob, la moglie Rita e il loro manager Don Taylor nel 1976 da parte di un gruppo armato, in cui i tre restano feriti. Nel testo Bob Marley, profondamente segnato dall’esperienza, canta: “Nessun proiettile potrà fermarci / Non ci piegheremo e non imploreremo”. È contenuta nell’album “Exodus” del 1977, registrato a Londra in seguito al trasferimento di Marley dopo l’attentato.

“I shot the sheriff”

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Bob Marley, la leggenda reggae che conquistò il mondo. FOTO

Nelle parole dello stesso Bob Marley la canzone è “una dichiarazione diplomatica. Lo sceriffo è un simbolo della malvagità. Le persone ti giudicano, tu non ce la fai più ed esplodi”. Nel testo si parla di un uomo che ammette di aver ucciso lo sceriffo della sua città ma che viene tuttavia stranamente e paradossalmente accusato di aver eliminato il suo vice. Nel tribunale afferma di aver agito per legittima difesa in quanto lo sceriffo stava per sparargli. Canzone vibrante, diretta, sulla quale la moglie Rita Marley racconterà: “A Bob ha fatto molto piacere essere conosciuto come il rivoluzionario che combatteva la sua guerra con la musica”.

“Could you be loved”

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Brano scritto da Bob Marley e dai suoi The Wailers “in volo”, a bordo di un aereo. Nel testo c’è anche un omaggio al primo singolo dell’artista giamaicano, “Judge Not”, con parte del testo cantato da alcune voci di sottofondo. Orecchiabilissima e tra i brani più ballabili di Bob Marley, diventa il suo unico singolo di Marley a entrare nella classifica Dance. Lo spartito del brano finirà sui francobolli in Giamaica e in molti si cimenteranno con delle cover, dai Toto a Lauryn Hill.

“Is this love”

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Il brano fa parte dell’album “Kaya”, inciso nello stesso periodo di “Exodus” e pubblicato subito dopo, nel 1978. Un testo che parla di amore e devozione, probabilmente dedicato a Rita, una melodia elegante e sinuosa. Rita ricorda che la frase “Is This Love” le è venuta in mente la prima volta che ha baciato Marley. È tra i singoli più venduti di Bob Marley, raggiunse la top 5 nelle classifiche di vendita inglesi, ma al cantante non vennero risparmiate critiche per una presunta commercializzazione della sua musica.

“Buffalo soldier”

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Scritta nel 1978, ma registrata con gli Wailers nel 1980 e pubblicata nella prima raccolta postuma, Confrontation”, del 1983, è ispirata dalla storia vera dei soldati afro-americani arruolati durante la guerra civile americana a cui dopo la fine del conflitto è stato ordinato di combattere contro i nativi americani. Marley mette in luce la tragica ironia di uomini neri costretti a combattere contro un altro popolo oppresso: “C’era un buffalo soldier nel cuore dell’America / Rubato all’Africa, portato in America, a combattere per sopravvivere”.

"Three Little Birds"

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La canzone fa parte dell’album del 1977 “Exodus”. Gli uccellini del titolo sono quelli che ogni volta che l’artista giamaicano si rollava uno spinello nel cortile di casa sua beccavano i semi che gli cadevano. Un’altra teoria vuole che i “tre uccellini” in questione fossero invece le coriste dei Wailers: Marcia Griffiths, Judy Mowatt e Rita, la moglie dello stesso Marley. La sensazione di pace e tranquillità ha ispirato Bob Marley per la scrittura di questo brano che parlava del non preoccuparsi eccessivamente del proprio destino.

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