Lo speciale sul Festival di Sanremo
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Sanremo 2026, i momenti più belli della finale. VIDEO

Musica
©Ansa

Introduzione

I momenti leggeri, l'omaggio ai Pooh e ad Andrea Bocelli, ma anche le riflessioni profonde. Sulle guerre in corso, sulla violenza contro le donne. Ecco cos'è successo sabato 28 febbraio sul palco dell'Ariston

Quello che devi sapere

Andrea Bocelli, ritorno alle origini sul palco dell'Ariston

Nella finale di Sanremo 2026, che ha incoronato Sal Da Vinci, trent'anni dopo il suo debutto sul palco del Teatro Ariston, Andrea Bocelli è tornato a Sanremo come super ospite della serata finale. E l'ha fatto in modo trionfale, percorrendo il red carpet a dorso di cavallo (il suo, Caudillo) sulle note de Il Gladiatore. La presenza di Bocelli era fortemente voluta dal conduttore e direttore artistico Carlo Conti per rendere omaggio a Pippo Baudo, che fu tra i primi a credere nel talento del tenore. E proprio Baudo, attraverso un filmato originale dell'epoca, ha "presentato" Bocelli sul palco: un gesto simbolico che ha emozionato la platea. Bocelli ha vinto la categoria Nuove Proposte nel 1994 con Il mare calmo della sera, il brano con cui tutto è iniziato. Con una battuta autoironica ha commentato: "Ora potrei vincere solo nelle vecchie proposte". Dopo una standing ovation e i ringraziamenti a chi ha creduto in lui, Bocelli ha intonato il celebre brano Con te partirò. Il ritorno a Sanremo arriva in un momento particolarmente denso per l'artista. Il tenore è tornato all'Ariston in occasione dei 30 anni di Romanza, l'album italiano in assoluto più venduto al mondo, dopo essersi esibito alla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026 allo stadio San Siro di Milano. Al termine della sua esibizione, ha ricevuto il Premio Città di Sanremo "per aver portato la canzone italiana nel mondo", consegnato dall'Assessore al Turismo del Comune di Sanremo. Un riconoscimento doveroso per un artista che, partito da quel palco trent'anni fa, è diventato una delle voci italiane più conosciute e amate al mondo.

L'ingresso all'Ariston di Andrea Bocelli: il tenore vinse nella categoria Nuove Proposte nel 1994

Gli appelli per la pace

C'è un filo invisibile che ha attraversato la serata finale di Sanremo 2026 dall'inizio alla fine, più forte della competizione, più duraturo dei risultati. Un filo fatto di parole, gesti e messaggi che artisti e conduttori hanno scelto di lanciare dal palco più seguito d'Italia in una notte in cui il mondo stava guardando altrove  - verso l'Iran, verso i missili, verso un conflitto che si stava allargando in tempo reale. Ma anche verso gli altri conflitti in corso. La serata finale del Festival si è aperta con una riflessione sulla situazione internazionale, alla luce dell'attacco all'Iran. "Io, Laura e Giorgia vogliamo fare una riflessione alla luce di quello che sta accadendo", ha detto Carlo Conti in apertura. Giorgia Cardinaletti ha aggiunto: "È una storia complessa che si porta dentro una grande contraddizione: da una parte vorremmo il popolo iraniano libero da oppressione e sofferenze, dall'altra si sta aprendo un conflitto". Non un monologo, non una predica. Una riflessione collettiva, misurata, che ha scelto di non ignorare quello che stava succedendo fuori dal teatro. Ma, una riflessione, l'hanno portata anche i cantanti. Sul vestito della cantante Martina "Cleo" Ungarelli, voce delle Bambole di Pezza, compariva ricamata la scritta Give Peace a Chance — il celebre inno pacifista di John Lennon e Yōko Ono. Nessun discorso, nessuna dichiarazione. Solo una scritta, visibile a milioni di spettatori. Al termine della loro esibizione con La felicità e basta, Maria Antonietta e Colombre hanno invece lanciato dal palco un messaggio che ha riassunto in poche parole lo spirito della serata: "Noi pensiamo che la felicità e la pace siano un lavoro collettivo e siamo tutti quanti responsabili". Appelli per la pace, al termine delle loro esibizioni, sono stati lanciati anche da Dargen D'Amico, Ermal Meta e Michele Bravi. Gli artisti che hanno scelto di alzare la voce lo hanno fatto senza retorica, ognuno con il proprio stile. E forse è proprio questo il modo più efficace per farlo.

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Gino Cecchettin a Sanremo 2026 per la libertà delle donne

Prima che Gino Cecchettin salisse sul palco, Carlo Conti ha preso la parola: "Quelli che appariranno adesso sono i nomi delle donne uccise dal 2023 a oggi". Giorgia Cardinaletti aveva appena ricordato i dati: "Ci sono oltre 100 femminicidi l'anno. Una donna ogni tre giorni viene uccisa. Sono figlie, sorelle, madri, amiche". Sul grande ledwall dell'Ariston i nomi hanno cominciato a scorrere, uno dopo l'altro, fino a invadere tutto lo schermo. L'Ariston è rimasto in silenzio. 301 nomi. 301 vite. Gino Cecchettin ha spiegato come si affronta un dolore così grande: "È un dolore che si vive nell'intimità e che sai che fino all'ultimo dei tuoi giorni sarà con te. Ma a quel punto hai una scelta: annichilirti oppure provare a trasformarlo. Io ho scelto questa seconda via creando la Fondazione intitolata a Giulia". Una scelta non scontata, non facile. Una scelta che richiede una forza che solo chi ha vissuto quella perdita può davvero comprendere. Cecchettin ha poi spiegato come si riconosce la violenza: "Inizia molto prima di quello che pensiamo, quando non educhiamo al rispetto, nel silenzio facciamo passare le battute sessiste, la violenza è in una cultura che per tanto tempo ha ignorato questo problema. Dobbiamo educare al rispetto, ad accettare il rifiuto: non bisogna avere paura della libertà di una donna, un no è un no, ma è un sì che è vera libertà". A un certo punto, mentre parlava, Cecchettin si è fermato: "Scusate se mi commuovo, ma ho letto il nome di Giulia e mi sono emozionato".  Poi, l'appello alle donnei: "Vorrei dire loro che non sono sole e che la loro libertà non è negoziabile. La responsabilità non è mai di chi subisce una violenza. Chiedere rispetto non è chiedere troppo, è il minimo. Però vorrei dire qualcosa anche agli uomini: stiamo facendo la guerra a un maschilismo tossico che ci sta minando la vita. L'amore è una cosa che non urla, non ferisce, non fa male, ma lascia spazio, lascia libera la vita". A chiudere il momento, Cecchettin, Conti, Pausini e Cardinaletti hanno pronunciato all'unisono una sola frase: "Se non cambiamo, cambieranno solo i nomi delle vittime". 

I Pooh intonano "Uomini soli" sul Suzuki Stage

I Pooh tornano sul palco del Suzuki Stage in Piazza Colombo, per eseguire il loro celebre brano Uomini soli e per ricevere il Premio alla Carriera. La formazione originale, che include anche Riccardo Fogli, ha reso omaggio a Stefano D'Orazio, scomparso nel 2020, offrendo un momento di grande emozione e nostalgia. A spiegare la scelta è stato Carlo Conti dal palco dell'Ariston: "Per celebrare i 60 anni di carriera della band, i Pooh hanno deciso di comune accordo con noi di cantare Uomini soli in mezzo alla gente, tra i sanremesi e i turisti. Hanno festeggiato tante volte altri snodi della loro carriera dentro l'Ariston, sia con me che con Amadeus, e questa volta hanno voluto farlo in mezzo al loro pubblico, perché per loro anche la dimensione live e dei concerti è importante". Uomini soli nasce all'inizio degli anni '80 dall'idea di raccontare la solitudine interiore degli uomini moderni. Scritto da Roby Facchinetti e Valerio Negrini, il brano trae ispirazione da un amico della band, un uomo che, pur senza problemi materiali, si sentiva escluso dalla società. Oggi, a oltre trent'anni dalla sua uscita, il brano mantiene una straordinaria attualità: parla a chiunque si sia sentito solo o escluso, trasformando la melodia dei Pooh in un messaggio universale di vicinanza e umanità.

I Pooh tornano a Sanremo e intonano "Uomini soli" in mezzo alla gente
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Stefano De Martino condurrà Sanremo 2027: l'annuncio in diretta

È successo qualcosa di mai visto prima nella storia del Festival di Sanremo. Durante la finale della 76ª edizione, Carlo Conti ha ufficializzato in diretta il nome del suo successore: sarà Stefano De Martino a condurre e dirigere artisticamente Sanremo 2027. Conti ha raggiunto De Martino in platea all'Ariston con queste parole: "Ho un grande onore, per la prima volta accade al Festival di Sanremo: posso annunciare ufficialmente che Stefano De Martino sarà il conduttore e il direttore artistico del prossimo Festival di Sanremo". Un emozionato De Martino ha risposto: "È un onore vero, un gesto di generosità non scontata che ricorderò per sempre, voglio ringraziare la Rai, e ora testa bassa e pedalare". L'ufficializzazione in diretta rappresenta una novità assoluta nella storia recente del Festival: non è mai accaduto che il conduttore e direttore artistico dell'edizione successiva venisse annunciato durante la finale dell'anno precedente. Che l'investitura di De Martino fosse nell'aria si era capito da una serie di indizi disseminati durante tutta la settimana del Festival. Il direttore dell'Intrattenimento Prime Time Rai, Williams Di Liberatore, aveva dichiarato a inizio settimana: "Non parleremo dell'edizione 2027 fino a sabato". Nel frattempo, Conti aveva più volte parlato del desiderio di passare il testimone a un collega più giovane, salvo poi depistare la sala stampa con un ironico "magari resto io". Nato artisticamente come ballerino, De Martino si è progressivamente imposto come uno dei volti più amati della televisione italiana, fino a diventare il re degli ascolti con Affari Tuoi. Raccogliere il testimone di Carlo Conti all'Ariston è la sfida più grande della sua carriera.

Carlo Conti ufficializza il nome del suo successore: Stefano De Martino sarà il presentatore e direttore artistico di Sanremo 2027

Nino Frassica mattatore della serata

C'è chi va a Sanremo per vincere. C'è chi ci va per emozionare. E poi c'è Nino Frassica, che ci va per far ridere (e ci riesce ogni volta meglio). Co-conduttore della serata finale della 76ª edizione del Festival, il comico messinese ha fatto il suo ingresso all'Ariston munito di parrucca in stile Cristiano Malgioglio, dando subito il via al suo Festivallo con una dichiarazione programmatica: visto il successo dello scorso anno, ha annunciato di voler rifare gli stessi identici sketch. In conferenza stampa, prima della serata, aveva già dato un assaggio del suo stile: aveva scherzato dicendo di aver chiesto a Conti di farlo entrare dopo le 21.30 per non perdersi la Ruota della Fortuna. Il  momento più riuscito è stato il suo personalissimo decalogo del direttore artistico. Frassica ha elencato le regole del "vero conduttore": "Innanzitutto deve essere vivo, e tu mi sembra che ci sei. Poi deve avere minimo 3 anni e massimo 133, e tu che ne hai 74! Deve avere la fedina penale pulita. Ma per te facciamo un'eccezione". "Ma che facciamo un'eccezione?" ha ribattuto Conti. "Deve avere delle amanti segrete, confermi?" ha ripreso Frassica. "No." "Bravissimo, sai mantenere il segreto, bravo!", con la regia che inquadrava la moglie di Conti che rideva di gusto. Il decalogo si è concluso con un affondo: "Il vero conduttore deve saper distinguere un microfono da un'anguilla e, in ultimo, in qualità di direttore artistico, deve assolutamente rifiutare i Jalisse e Al Bano". A completare il quadro, Frassica ha lanciato "per errore" Lucio Corsi, artista in gara lo scorso anno, scatenando l'applauso entusiasta della platea. 

Nino Frassica torna all'Ariston nelle vesti di co-conduttore, e fa ridere tutti
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