Sanremo, Gino Cecchettin sui femminicidi: "L'amore non ferisce ma lascia libera la vita"
MusicaMentre sullo sfondo dell'Ariston scorrono i nomi delle 301 donne vittime di femminicidio dal 2023 a oggi, nella serata finale del Festival il padre di Giulia Cecchettin torna a ricordare la figlia. E chiede ancora una volta di educare gli uomini "al rispetto" e "ad accettare il rifiuto" perché "non bisogna avere paura della libertà di una donna, un no è un no, ma è un sì che è vera libertà"
Sullo sfondo del Teatro Ariston, durante la finale del Festival di Sanremo, scorrono i nomi delle 301 donne vittime di femminicidio dal 2023 a oggi. Tra questi c’è anche quello di Giulia Cecchettin, uccisa l’11 novembre di tre anni fa dall'ex fidanzato Filippo Turetta. Chiamato a portare sul palco una riflessione sui femminicidi è il padre, Gino Cecchettin, che ancora una volta parla del "maschilismo tossico che sta minando le noste vite". Come convivere con il dolore? “È un dolore che si vive in intimità, che impari a conoscere nel profondo, che ti accompagna tutti i giorni e che sai che fino all’ultimo dei tuoi giorni sarà con te. Allora hai una scelta: annichilirti, oppure provare a trasformarlo. Io ho deciso questa seconda strada”, spiega. Ha quindi dato vita alla Fondazione Giulia Cecchettin: “Perché se anche a una famiglia può risparmiare quel dolore che ho vissuto, allora vale la pena di provarci”. Alle donne dice: "Non siete sole, chiedere rispetto è il minimo".
Cecchettin a Sanremo: "È già violenza quando scambiamo il controllo per amore”
Per riconoscere la violenza prima che sia troppo tardi, continua Cecchettin, bisogna capire che “inizia molto prima di quello che pensiamo". È già violenza "quando scambiamo il controllo per l’amore, quando pensiamo che la gelosia sia necessaria per la nostra relazione, quando non educhiamo al rispetto, quando nei silenzi lasciamo passare le battute sessiste, quando usiamo violenza nelle nostre parole".
"L'amore non ferisce"
Cecchettin lancia quindi un appello: "Non focalizziamoci sull’ultimo atto, perché perdiamo tutto quello che viene prima. E prima c’è una cultura che per tanto tempo ha giustificato e ha ignorato questo problema. Noi dobbiamo cambiarla quella cultura, altrimenti cambieremo solo il nome delle vittime”. La libertà delle donne, ricorda Cecchettin, "non è negoziabile". Poi conclude: "Non facciamo la guerra agli uomini, ma al maschilismo tossico. L'amore non urla, non ferisce, lascia libera la vita".