Guerra in Ucraina, 9 film per comprendere le origini del conflitto

Cinema

di Massimo Vallorani

Da "Atlantis" di Valentyn Vasyanovych, a "Homeward" di Nariman Aliev, tanti registi ucraini e non hanno saputo illustrare le ragioni complesse delle due parti in campo, anticipando, in alcuni casi, quello che sta accadendo in queste ultime settimane

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Il cinema, è cosa nota, ha quella capacità intrinseca di arrivare prima della storia, e, in alcune circostanze, di anticiparla. Ed è tragicamente più vero quando si va a vedere cosa hanno raccontato nel loro film molti registi ucraini e non solo che, in questi ultimi anni, avevano previsto il pericolo di una guerra con la Russia. Un cinema terribilmente profetico, testimonianza importante per comprendere, da chi questi avvenimenti li ha vissuti sulla propria pelle, come e perché si è arrivati a un conflitto che coinvolge non solo russi e ucraini ma che mette in pericolo l'esistenza dell'Europa intera e quindi noi tutti.

Ecco, dunque, alcuni titoli di filmmaker importanti che ci offrono, attraverso il loro cinema, la loro esperienza personale o a loro vicina dei traumi, degli interessi, delle aggressioni e delle incomprensioni che hanno preceduto e dato inizio alla guerra sul fronte ucraino.

Donbass (2018) di Sergei Loznitsa

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La regione del Donbass di cui la maggior parte di tutti noi ha imparato a conoscere meglio in queste ultime settimane, si è dichiarata indipendente già nel 2014. La guerra strisciante con il governo di Kiev non è quindi iniziata adesso ma va avanti da ben otto anni. Il film di Loznitsa, uno dei più importanti registi viventi, è da sempre rivolto a una lettura critica della Russia moderna. In questo caso usa l'arma dell'umorismo nero per fotografare lo stato delle cose: da una parte i nazionalisti ucraini, dall'altra i sostenitori della Repubblica popolare di Donetsk. Un gruppo di personaggi assurdi in una terra dove la violenza, la corruzione e la propaganda sono all'ordine del giorno. Premio per la miglior regia al Certain Regard di Cannes 2018.

Bad Roads (2021) di Natalya Vorozhbit

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Al centro della storia ancora il Donbass in piena guerra, in cui si dipanano quattro storie: quello di un insegnante fermato per un controllo a un posto di blocco, due adolescenti che aspettano i rispettivi fidanzati alla fermata di un bus, un militare che tortura sadicamente una giornalista, una donna che vuole chiedere scusa a una coppia di anziani per aver investito la loro gallina. Un intreccio di storie tragiche riflesso di un territorio dove non esistono più luoghi sicuri e nessuno può dare un senso a ciò che sta accadendo, in un futuro tragicamente incerto. Opera prima della regista ucraina, il film è l'adattamento di un suo spettacolo teatrale. La pellicola è stata presentato nella Settimana Internazionale della Critica di Venezia 77.

Klondike (2022) di Maryna Er Gorbach

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Recentemente, al Sundance 2022 e alla Berlinale 2022 è stata presentata un’opera che esemplifica molto bene quello che sta accadendo attualmente in Ucraina. Il film racconta la vita di una comune famiglia del posto, che abita in un piccolo villaggio, nel distretto di Donetsk, al confine con la Russia. La protagonista Irka non vuole abbandonare la sua casa. È incinta e anche se il suo villaggio è ormai nelle mani dei russi, lei vuole restare lì. Ma la gioia del diventare madre è interrotta quando un aereo si schianta sul loro villaggio. È il volo Malaysia Airlines 17 partito da Amsterdam e diretto a Kuala Lumpur, abbattuto nei cieli sopra il Donbass. Arrivano i separatisti e l'esercito nazionale, e Irka si ritrova al centro di una storia più grande di lei.

Atlantis di Valentyn Vasyanovych (2018)

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Atlantyda, noto anche come Atlantis, è stato scritto, diretto, montato e fotografato da Valentyn Vasjanovyč. Vincitore del premio Orizzonti per il miglior film alla 76ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, è stato il candidato ucraino ai premi Oscar 2021 come miglior film internazionale, senza però rientrare tra i cinque finalisti. Nel 2025, un anno dopo la fine di un conflitto devastante tra Russia e Ucraina che, partendo dalla guerra del Donbass, ha finito per rendere definitivamente inabitabili i territori tra loro contesi nonostante la vittoria di quest'ultima, Serhij, un soldato ucraino affetto da disturbo da stress post-traumatico che lavora ora in una fonderia in procinto di essere comprata da degli stranieri facoltosi, viene riscosso dalla sua esistenza alienata dal suicidio di un amico, collega ed ex commilitone, gettatosi nel crogiolo. Riparte dunque per i territori ad Est che un tempo lo avevano visto impugnare le armi, unendosi a un gruppo di volontari col compito di dissotterrare e identificare i corpi spesso irriconoscibili di tutte le vittime civili e non che, in tempo di guerra, erano state frettolosamente gettate nelle fosse comuni. Lì, affronta i fantasmi del suo passato e s'innamora di Katja.

Reflection di Valentyn Vasyanovych (2021)

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Dopo il successo di Atlantis, la regista affronta nuovamente il dramma della guerra con questo film incentrato sulla storia di Serhiy (Roman Lutskyi), un chirurgo ucraino che, durante la guerra in Ucraina orientale, viene fatto prigioniero dalle forze militari russe. Serhiy sarà costretto ad assistere ad atroci scene di violenza e umiliazione nei confronti della vita umana. Una volta liberato, Serhiy, più fantasma che uomo, fa ritorno nel suo appartamento borghese e per dare un nuovo scopo alla sua vita, tenta di recuperare il rapporto con sua figlia e la sua ex moglie. L'uomo in un atto di rinascita cercherà di ritrovare l'umanità persa e il suo ruolo di genitore.

The Earth Is Blue as an Orange di Iryna Tsilyk (2020)

Presentato nel concorso World Cinema Documentary dove ha vinto il premio per la miglior regia, l'opera è stata senza dubbio uno dei lavori più impressionanti dell'edizione 2020 del Festival di Sundance. L'ucraina Iryna Tsilyk firma un documentario che, sia dal punto di vista del ritmo che della straordinaria cornice in cui si svolge la storia di questa sorprendente famiglia, potrebbe facilmente essere scambiato per finzione. In un’area remota della regione del Donbass, la "zona rossa", una delle più pericolose in Ucraina, vive una madre con i suoi figli. Senza un padre, ma con la nonna, fanno parte di un piccolo gruppo di persone che non sono fuggite dal conflitto armato. Rifugiati in cantina, lavorano sul loro film. Provano e preparano scene, tengono la telecamera sulle ginocchia, molto vicina ai volti. Una delle figlie dirige, la madre fa il montaggio. Ognuno ha il proprio ruolo, davanti e dietro l'obiettivo. Tra una ripresa e l’altra ci sono risate, dibattiti e un fermento di idee condivise da tutti i membri della famiglia abitati dalla stessa passione, quella per il cinema e la vita stessa. Un'attività che diventa surreale in questo particolare contesto, richiamato dal rumore di edifici che crollano o di soldati di pattuglia a bordo di un carro armato, lusingati quando vengono filmati da questa famiglia.

Winter on Fire: Ukraine's Fight for Freedom di Evgeny Afineevsky (2015)

Il film del regista israeliano naturalizzato americano è un avvincente documentario sulle proteste scatenatesi nel 2014 a seguito della decisione del governo ucraino di sospendere la firma di un accordo commerciale con l'Unione europea a favore di legami più stretti con la Russia di Vladimir Putin: una svolta chiave nella storia del Paese alla luce di ciò che sta accadendo oggi.

Homeward (Evge, 2019) di Nariman Aliev

Il regista 27enne fa il suo esordio nel cinema con un tema difficile e complicato. Un racconto che parla della sua esperienza, delle origini e della storia del suo popolo, i qırımtatarlar (tatari di Crimea), che nel corso della storia sono stati vittime di soprusi e violenze, dalle deportazioni staliniane all’annessione da parte dei russi della Crimea nel 2014. Dopo aver perso il figlio maggiore nella guerra tra Russia e Ucraina, Mustafa decide di portarne il corpo nella sua terra natale, la Crimea. Partendo con il figlio minore, andrà incontro a un viaggio che segnerà per sempre il loro rapporto. 

Frost (Šerkšnas) di Šarūnas Bartas (2017)

La pellicola del regista lituano, proiettata nella sezione Quinzaine des Réalisateurs al Festival di Cannes 2017 e selezionato come film lituano per il miglior film in lingua straniera ai 90th Academy Awards, racconta la storia di Rokas, giovane uomo lituano che si è trovato a dover fare i conti con la guerra per riuscire a comprendere il suo popolo. Su un convoglio che trasporta gli aiuti umanitari dalla Lituania all'Ucraina, incontra un paio di giornalisti, un uomo e una donna, a cui si unisce per proseguire il cammino. Il trio sarà costretto a superare i propri limiti psicologici per costruire un rapporto forte, unico punto fermo in mezzo alle turbolenze della guerra. Non sono d'accordo su nulla, tranne che per il desiderio di trovarsi lì dove sono, ognuno per motivi propri.

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