John Lennon, la sua ultima intervista trasformata con l’IA in un film da Steven Soderbergh
CinemaA più di quarant’anni dalla morte di Lennon, il regista Vincitore della Palma d'oro al Festival di Cannes per il film cult "Sesso, bugie e videotape" sceglie di confrontarsi con un materiale tanto prezioso quanto difficile da tradurre in linguaggio cinematografico: tre ore di conversazione radiofonica registrate l’8 dicembre 1980, nel giorno stesso dell’assassinio dell’ex Beatle. Da quelle registrazioni nasce "John Lennon: The Last Interview", presentato in una proiezione speciale al Festival di Cannes
Steven Soderbergh riporta al centro la voce di John Lennon: l’ultima intervista del compianto ex cantante dei Beatles - assassinato da Mark David Chapman l'8 dicembre 1980 all'ingresso del Dakota Building di New York - diventa un film costruito con immagini, memoria e intelligenza artificiale.
A più di quarant’anni dalla morte di Lennon, Soderbergh sceglie di confrontarsi con un materiale tanto prezioso quanto difficile da tradurre in linguaggio cinematografico: tre ore di conversazione radiofonica registrate l’8 dicembre 1980, nel giorno stesso dell’assassinio dell’ex Beatle.
Da quelle registrazioni nasce John Lennon: The Last Interview, presentato in una proiezione speciale al Festival di Cannes (ricordiamo che Soderbergh è particolarmente legato alla kermesse francese, vincitore della Palma d'oro nel 1989 per il film cult Sesso, bugie e videotape).
Il progetto dedicato a Lennon si concentra soprattutto sulla dimensione più intima e riflessiva dell’artista, restituendo il ritratto di un uomo arrivato a una fase di particolare lucidità personale, politica e creativa.
L’ultima giornata di John Lennon
L’intervista era stata organizzata dalla KFRC di San Francisco attraverso l’intervento del produttore David Geffen. Laurie Kaye, Dave Sholin, Ron Hummel e Bert Kean raggiungono il Dakota Building mentre Annie Leibovitz è impegnata nello storico servizio fotografico destinato alla copertina di Rolling Stone. Per Lennon si tratta di un ritorno raro all’esposizione mediatica: da sette anni non concedeva interviste radiofoniche e da cinque non pubblicava un nuovo album.
Double Fantasy, realizzato insieme a Yoko Ono, era arrivato nei negozi soltanto tre settimane prima. L’incontro avrebbe dovuto concentrarsi principalmente sulla promozione del disco, con la richiesta esplicita di evitare argomenti legati ai Beatles. Tuttavia, il confronto prende rapidamente una direzione molto più ampia. Lennon affronta questioni personali, riflessioni politiche, il rapporto con la creatività, la vita familiare e il ruolo dell’arte nella società contemporanea. Poche ore più tardi, davanti alla propria abitazione, John Lennon verrà ucciso da Mark David Chapman.
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Un film che rinuncia alla celebrazione tradizionale
Per costruire John Lennon: The Last Interview, Steven Soderbergh utilizza fotografie, immagini d’archivio, filmati domestici e sequenze astratte, componendo una struttura frammentata che evita deliberatamente il tono celebrativo tipico di molti documentari musicali. Al centro dell’opera resta soprattutto la parola.
Il regista decide infatti di non affidarsi in modo massiccio all’immenso patrimonio iconografico associato a Lennon. Gran parte dei materiali visivi si concentra sugli anni della giovinezza e sui primi Beatles, mentre il racconto procede soprattutto attraverso la voce dell’artista. È proprio il dialogo a guidare la narrazione, più ancora dell’immagine pubblica del musicista o del peso del mito costruito nel tempo.
Dal film emerge così il profilo di un Lennon quarantenne che sembra vivere una nuova fase creativa dopo il periodo di esaurimento seguito allo scioglimento dei Beatles e dopo la crisi con Yoko Ono. Le sue parole restituiscono l’immagine di un uomo che appare nuovamente in equilibrio grazie alla vita domestica, alla paternità e alla rinnovata collaborazione artistica con la compagna.
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Politica, famiglia e libertà creativa
Nel corso della conversazione, Lennon supera continuamente i confini del semplice discorso musicale. Rifiuta qualsiasi classificazione rigida, attacca il capitalismo, rivendica il proprio pacifismo e si definisce femminista. Allo stesso tempo attribuisce un valore centrale all’esperienza della paternità e alla dimensione familiare.
Una parte significativa delle immagini utilizzate nel film proviene dalle vacanze alle Bermuda trascorse insieme al figlio Sean, nato nel 1975 nel giorno del compleanno del padre. Anche episodi spesso trasformati nel tempo in semplice folklore mediatico vengono riletti in una prospettiva diversa. È il caso del “lost weekend” vissuto lontano da Yoko Ono insieme a May Pang, che il film inserisce all’interno di un percorso più articolato fatto di crisi personali e successiva ricostruzione.
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Il confronto con gli altri racconti sulla coppia Lennon-Ono
L’opera di Soderbergh si colloca dentro una tradizione ormai ampia di produzioni dedicate a John Lennon e Yoko Ono. Tra i riferimenti emergono USA contro John Lennon, Get Back di Peter Jackson e One To One: John & Yoko. Tuttavia, il nuovo film tenta di distinguersi scegliendo una forma molto più essenziale e concentrata sull’ascolto.
Più che ricostruire la leggenda della rockstar, Soderbergh sembra interessato a riportare in primo piano l’attualità del pensiero di Lennon. Nel film riemergono la critica all’omologazione culturale, la fiducia nella libertà artistica e la convinzione che l’arte possa ancora svolgere una funzione politica e civile.
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L’intelligenza artificiale come strumento produttivo
Uno degli aspetti che ha generato maggiore discussione riguarda l’impiego dell’intelligenza artificiale. Steven Soderbergh la utilizza per riempire alcuni passaggi privi di materiale visivo, soprattutto nei momenti in cui l’intervista affronta concetti astratti o riferimenti storici difficili da accompagnare con immagini d’archivio. Soderbergh ci tiene però a precisare che i giochi tecnologici dell'IA sono ''comunque sono il 10 % della pellicola'.
Meta compare nei titoli di coda come partner tecnico e finanziatore del progetto. Il regista ha spiegato di avere lavorato attraverso prompt e continue revisioni, chiarendo però di avere considerato l’IA principalmente come una soluzione produttiva più che come una vera scelta estetica.