Shakira assolta nel caso delle tasse in Spagna, governo deve rimborsare 60 milioni di euro

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Dopo otto anni, il tribunale ha stabilito che nel 2011 la cantante colombiana non poteva essere considerata residente in Spagna e non aveva quindi evaso il fisco

L’Alta Corte della Spagna ha assolto la cantante colombiana Shakira da un’accusa di evasione fiscale relativa al 2011. All’epoca, l’artista passava lunghi periodi nel Paese, dove aveva una relazione con il calciatore del Barcellona Gerard Piqué, padre dei suoi due figli Milan, 13 anni, e Sasha, 11 anni. Secondo il fisco, quindi, nel 2011 Shakira avrebbe dovuto registrare il proprio domicilio fiscale in Spagna, cosa che non aveva invece fatto. Pertanto, nel 2021 aveva obbligato la cantante a pagare una multa del valore di 55 milioni di euro. Il 18 maggio 2026, però, l’Alta Corte ha stabilito che, all’epoca, Shakira non era in realtà obbligata a pagare le tasse nel Paese, dove era stata presente solo per 163 giorni, e non per gli oltre 183 previsti dalla legge per essere considerati residenti fiscali e, di conseguenza, anche obbligati a pagare le tasse. La cantante, infatti, aveva trascorso più di metà dell’anno all’estero. Inoltre, non aveva legami coniugali o lavorativi con cittadini spagnoli e aveva peraltro svolto la maggior parte del suo lavoro fuori dalla Spagna. Il tribunale spagnolo ha infine disposto nei suoi confronti un rimborso del valore di circa 60 milioni di euro tra tasse, interessi e sanzioni. La decisione non è ancora definitiva, dal momento che potrà essere impugnata entro 30 giorni presso la Corte Suprema della Spagna. “Dopo oltre otto anni di brutali attacchi pubblici, campagne orchestrate per distruggere la mia reputazione e notti insonni che hanno avuto un impatto negativo sulla mia salute e sul benessere della mia famiglia, l’Alta Corte Nazionale ha finalmente fatto chiarezza”, ha dichiarato Shakira in una nota diffusa dallo studio legale del suo avvocato José Luis Prada. "Non c'è mai stata alcuna frode, e la stessa Amministrazione non avrebbe mai potuto dimostrare il contrario, semplicemente perché non era vero. Eppure, per quasi un decennio, sono stata trattata come se fossi colpevole. Ogni fase del processo è stata divulgata, distorta e amplificata, usando il mio nome e la mia immagine pubblica per inviare un messaggio minaccioso al resto dei contribuenti”, ha proseguito. “Oggi, questa narrazione crolla, e lo fa con tutta la forza di una sentenza del tribunale. Il mio più grande desiderio è che questa sentenza crei un precedente per il Tesoro e serva le migliaia di cittadini comuni che ogni giorno vengono maltrattati e schiacciati da un sistema che presume la loro colpevolezza e li costringe a dimostrare la propria innocenza a costo della rovina economica ed emotiva. Questa vittoria è dedicata a loro”. Il legale della cantante, José Luis Prada, ha a sua volta dichiarato in un comunicato: “Questa risoluzione giunge dopo un calvario durato otto anni, che ha avuto un impatto inaccettabile e riflette una prassi amministrativa gravemente viziata”. Ha continuato: “Shakira aveva la forza e le risorse per portare avanti questa battaglia fino alla fine, ma questo modus operandi soffoca molti contribuenti comuni che non hanno i mezzi per difendersi. Per questo motivo, è un immenso sollievo e una fonte di profondo orgoglio constatare il rigore e l'indipendenza dei nostri tribunali". Ha concluso: “Ci consola constatare che, di fronte a posizioni amministrative inaccettabili, possiamo contare su un sistema giudiziario che funziona davvero e garantisce lo stato di diritto”.

LA CONDANNA E IL PATTEGGIAMENTO

Il verdetto dell’Alta Corte spagnola non incide però sulla condanna penale di Shakira per evasione fiscale relativa al triennio 2012-2014, per non aver versato 14,5 milioni di euro. All’epoca la cantante, che si era comunque dichiarata innocente, aveva spiegato di aver accettato un accordo per il bene dei suoi figli. Aveva così evitato tre anni di carcere e aveva pagato una multa del valore di 7,3 milioni di euro.

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