Il comico si racconta al vicedirettore di Sky Tg24 Omar Schillaci nella nuova puntata del ciclo di interviste dedicate ai protagonisti dello spettacolo. Al centro dell'intervista, il ritorno nel Gialappa Show con la rubrica Storie Male, in cui il personaggio Sandro Sbruffa affronta il genere crime con il tipico sguardo surreale di Maccio
È Maccio Capatonda il protagonista della nuova puntata di Stories, il ciclo di interviste ai principali interpreti dello spettacolo di Sky TG24. Ospite del vicedirettore Omar Schillaci, con la regia di Paolo Bonfadini, l'artista si racconta in “Maccio Capatonda – Ho i pugni nelle mani”. In onda lunedì 18 maggio alle 21.00 su Sky TG24, sabato 23 maggio alle 12.00 su Sky Arte e sempre disponibile On Demand.
i nuovi progetti
Al centro dell'intervista, il ritorno nel Gialappa Show con la rubrica Storie Male, in cui il personaggio Sandro Sbruffa affronta il genere crime con il tipico sguardo surreale di Maccio. Un progetto che nasce da una doppia spinta: l'esplosione culturale dei true crime podcast e la voglia di misurarsi con un formato nuovo. “Non avevo mai affrontato l'argomento tipo docu-podcast e in più ho cercato di fare un format che potesse racchiudere un po' anche altri format, perché il concetto è non solo morte, noi vogliamo parlare di cucina, di moda, di calcio.” Un progetto che nasce da una passione viscerale per il racconto: “Mi piace l'idea di rendere tutto storytellabile. Mi piace il racconto delle cose spicciole che però diventano spettacolari, e mi piace parlare di cose morbose, di crimini, perché quello è quello che interessa molto alla gente.”
"da piccolo desideravo vivere nel mondo del cinema"
Marcello Macchia, vero nome dell'artista, ripercorre le radici di una carriera nata nell'abruzzese, segnata fin dall'infanzia dalla passione per il cinema “da piccolo ero un bambino molto vivace e timido, in parallelo e a seconda dei casi”. A sette anni, una proiezione de ‘Il ritorno al futuro’ cambia tutto: “Volevo praticamente vivere nel mondo del cinema, volevo ricreare i film in qualche modo. Mi dissero che per farlo ci voleva questo aggeggio, che era la famosa telecamera.” La telecamera arriva alla prima comunione, a nove anni, “fu una folgorazione”. Da lì, i primi video horror girati con gli amici a Chieti: “Prima giravo con l’analogico un film, lo montavo con due videoregistratori. Cercavo di spaventare, però la gente rideva. Mi sentivo un po' in difficoltà perché volevo fare gli horror. E quindi ho detto: magari mi butto direttamente sulla comicità, sarà un segno del destino.” All’università aveva abbandonato questa idea, non trovandosi più bene con l’analogico: “In questo mondo analogico non riuscivo a districarmi bene. Poi però mi sono ritrovato per caso in una casa di produzione di Milano, la Film Master, dove si facevano le riprese e mi è tornata la passione dei video”. Per lui la svolta è stata il digitale, “la possibilità di girare con le mini dv e montare sul computer. E da lì ho iniziato a fare questi video trailer con gli amici di nuovo, a Milano questa volta. E ho messo insieme questa casa di produzione col mio ex socio che è Ivo Avido”.
il legame con la gialappa's band
Poi l'incontro, a Milano, con la Gialappa's Band. “La Gialappa's nel lontano 2004 mi diede i natali. Tornare a lavorare con loro è come tornare in un porto sicuro dove sono nato.” È Carlo Taranto a chiamarlo per ‘Mai Dire Grande Fratello’, “dopo aver visto un video in cui interpretavo Jim Massew, un personal trainer americano”. Da lì nasce anche il sodalizio con Herbert Ballerina: “Un giorno Ivo dice: c'è un mio amico che vuole lavorare a Bologna, si chiama Luigi. E arrivò questo personaggio che non era in grado di fare nulla sul set, non sapeva neanche fare la messa a fuoco.” Il nome Maccio Capatonda nasce quasi per caso con i Gialappa’s, da un trailer: “Quando nei trailer si dice Brad Pitt, Julia Roberts, io dissi Maccio Capatonda. Da quel momento la gente mi identificò con quel nome, e beh, finita.” I trailer diventano il suo linguaggio elettivo, capace di contenere qualsiasi cosa: “Il trailer mi permetteva di cambiare ogni volta la storia, quindi non mi annoiavo mai. È come un format dentro cui metti il contenuto che vuoi.” Tra i personaggi nati in quel periodo, Padre Maronno entra subito nel cuore del pubblico: “Volevo fare la parodia delle fiction sulla chiesa, è iniziato per caso. Non pensavo che il personaggio cannibalizzasse poi la serie: io volevo fare magari anche altre fiction; invece, poi è diventato tante cose ed è entrato nei cuori della gente.” Nel 2014 arriva il primo lungometraggio, ‘Italiano Medio’, che nasce da un trailer ispirato al film ‘Limitless’: “Mi sembrava che potesse reggere sia la possibilità di avere una storia, ma al cui interno ci potessero essere tanti momenti comici.” Una sfida produttiva e registica affrontata con il cast storico: “Il mio mondo era fatto di questi attori qua; quindi, ho deciso di prendere questa barca che avevo già navigato fino a quel momento e portarla al cinema.” Quanto a come sia lavorare con lui, Maccio non si risparmia: “Posso essere anche troppo pignolo, soprattutto sul set. Mi fisso su fare le cose bene: voglio che le cazzate siano fatte bene perché la comicità sia fatta comunque bene, perché fare una cosa stupidissima ma super bene fa molto ridere.” Tra i formati esplorati nel tempo, spicca anche la serie ‘The Generi’ andata in onda su Sky, “un viaggio attraverso i generi cinematografici con protagonista un uomo che non sa mai in che tipo di film si trova: horror, supereroi, thriller. I personaggi erano tutti ipoeroi”. L'adolescenza è raccontata con la tipica capacità di Maccio di trasformare il dramma in comicità. Lo scientifico non era esattamente il suo ambiente: “La scuola per me era proprio una prigione totale. Ci andavo ed ero molto ligio al dovere, ma di cattivo umore. Me la ricordo come un periodo in cui non ero al meglio.” Il riscatto arriva in quinta: “Iniziai a scrivere un giornaletto comico per la scuola quindi iniziai a prendere anche più confidenza con la mia classe”. Alla domanda sulla sua paura più grande, ammette: “La morte dei miei genitori, penso. O l'operazione chirurgica, su di me, intendo: anche se la faccio io ho paura di farla, perché non sono in grado.” E specifica, con la consueta ironia: “Se fosse un intervento al cuore, mi sentirei un po' poco preparato, un po' fuori luogo. Molto impaurito.”
lo spettacolo teatrale
Una paura che relativizza subito rispetto al debutto teatrale ormai imminente: “Il teatro mi spaventa tantissimo, ma sicuramente meno di fare un intervento a cuore aperto senza essere un chirurgo” e infatti da ottobre partirà con il suo spettacolo chiamato ‘Spettacolo teatrale’. E poi dal 18 giugno al cinema con ‘Smartworking’ “film in cui io faccio il protagonista, ma senza aver fatto nulla altro”. Sul fronte editoriale, dopo aver scritto ‘Libro’ e ‘Libro 2’, non è escluso un terzo volume: “Non è detto che si chiami Libro 3. Potrebbe chiamarsi Libro 4, che sarebbe un titolo super stravagante. Ho scelto il titolo ‘Libro perché alla fine era quello più creativo.” Poi, uno dei ricordi più vividi della sua vita: la cartolina ricevuta da Michael J. Fox a tredici anni, dopo avergli scritto due o tre lettere: “Dopo qualche mese mi arrivò questa cartolina a casa con la sua firma e il suo ‘Many thanks’. Iniziai a saltare per la casa. Quella cosa mi sconvolse la vita. La cartolina è ancora conservata, intestata, per uno scherzo del destino, a ‘Marcella Mocchie’. Ma vabbè, non si può avere tutto”.
STORIES: "MACCIO CAPATONDA – HO I PUGNI NELLE MANI" IN ONDA LUNEDÌ 18 MAGGIO ALLE 21:00 SU SKY TG24 (CANALI 100 E 500 DI SKY E CANALE 50 DEL DTT), SABATO 23 MAGGIO ALLE 12:00 SU SKY ARTE E DISPONIBILE ON DEMAND E SU SKYTG24.IT
Approfondimento
Maria Chiara Giannetta ospite a Stories. VIDEO