Beba: "L'Imperatrice è forza espressiva e simbolo di potere femminile"
Musica
L'artista torinese torna con un album dopo cinque anni e ospita i featuring con Jake La Furia, Omär e Nitro. È un disco che parla di controllo e perdita, vulnerabilità e potere, costruzione identitaria e caos creativo, in cui ogni brano rappresenta una tappa necessaria di un viaggio interiore e universale. L'INTERVISTA
Beba torna dopo cinque anni con L'Imperatrice, un album sentito e sincero; il titolo racconta non solo un’attitudine, ma anche un legame con l’esoterismo e con l’immaginario dei tarocchi: l’Imperatrice è infatti una carta simbolo di creatività, fertilità artistica e potenza femminile. Da qui nasce l’idea strutturale dell’album di Beba, all'anagrafe Roberta Lazzerini, in cui ogni brano è associato a una carta, costruendo un vero e proprio viaggio simbolico e narrativo che attraversa archetipi, identità e trasformazione.
Roberta il tuo nuovo progetto è L’Imperatrice che con le sue 15 tracce è un progetto fluviale nella stagione degli Ep: come è nato e come ci hai lavorato?
Sono trascorsi cinque anni dall’ultimo disco e ci tenevo a fare un lavoro ricco, volevo metterci dentro tutto quello che potevo. Ho attraversato un periodo di difficoltà personali che sono ricadute sulla musica, ci sono stati degli ostacoli e dunque è venuto naturale dare il massimo.
Nei Tarocchi l’Imperatrice è l’Arcano Maggiore numero III e indica fertilità, creatività, ricchezza interiore: è il ritratto della Beba di oggi, quella che ha iniziato a germogliare nel 2024 con tutta la libertà e il cambiamento sprigionati da Voglia di Me?
Inevitabilmente sì. Mi sento ancora in metamorfosi ma ora sono nel mio momento creativo più funzionale dal punto di vista espressivo.
Nel suo etimo latino è colei che comanda: in cosa oggi ti senti forte e in cosa t i un esempio di forza?
Comanda ma non è come la regina, si estranea dalle dinamiche gerarchiche. Il titolo è triplice, c’è anche una provocazione al mondo discografico che cerca sempre la sua regina mentre l’imperatrice si estranea dalle dinamiche competitive imposte dal sistema. L’Imperatrice è libera espressione che è pure un sintomo di potenza femminile.
Intro, ovvero l’inizio del viaggio, è un pezzo molto crudo dove dipingi l’artista pieno di insicurezze e parli di un sistema dove il valore dell’arte lo decidono pubblico ed etichetta: è il tuo modo di dire che l’artista è comunque un essere umano ed è lui che sceglie dove stare?
E’ una riflessione. Si sceglie di stare sul palco e mostrando una auto stima molto solida e invece spesso l’artista è insicuro. Chi sceglie l’arte deve compensare alle sue insicurezze: sul palco le puoi sentire limate però sottostai al giudizio degli altri. Io sono insicura e ti assicuro che stare sul palco ed essere giudicata non fa stare bene.
Mi è molto piaciuto il senso di libertà di Niña, la trasgressione passi il termine pura: credi che la tua narrazione sia la descrizione di quello che oggi manca in una relazione? In primis viverla in modo libero e senza pensare ai giudizi?
E’ un pezzo un po’ più leggero, è un’altra carta scoperta della mia vita. Fa parte di me anche quell’aspetto relazionale, è una tematica che mai avevo approfondito e c’è un rimando al mio percorso negli anni 2017 e 2018.
In Imperatrice dici “ho mostrato a tutti in giro che rendevo veri i sogni”: chi è oggi una sognatrice? Ti consideri una dreamer?
Inevitabilmente sì, sono una inguaribile romantica. Quando la vita ci vuole realisti e porta pessimismo io ho sempre accesa la lucina della speranza, spero che un sogno diventi realtà come accade nei film.
Kate Nos ha un testo scintillante ma una profondità inquietante: parli di cose che non capisci, che vorresti tornare all’inizio, pensi a quello che hai perso…quanto è difficile trasformare il buio dentro in forza?
Molto perché bisogna guardarlo bene, farcisi avvolgere ed l’aspetto più complicato. Per un artista se non lo fai corrisponde a restare bloccati nell’acqua ristagnante. E’ tra i primi brani che scritto, contiene una insofferenza che elaboro nel corso del disco. Vivo in un ambiente che non mi appaga più, mi sento più profonda di quello che sembra, ci sono insofferenza e rabbia che permettono il cambiamento.
Mi hanno fatto sorridere le ultime due barre sempre di Kate Nos: “mentre sto seduta a tavola tra chi mente e chi tradirà”. Qui più che l’imperatrice mi sembri la Papessa, non quella dei tarocchi, all’ultima cena: i sassolini dalla scarpa che ti levi in questo album mi sembrano parecchi, senza fare nomi ma la lista dei tuoi Giuda è ricca? Solo loro le gocce di veleno che sono diventate un calice pieno?
Sicuramente sì. A oggi ho la consapevolezza per fare questo lavoro, ora ho gli strumenti che mi fanno esprimere al meglio; in passato tanti se ne sono approfittati: essere aperta alle critiche e ai consigli mi ha fatto incappare in persone che mi hanno fuorviato e manipolato.
Pelle Porcellana è una biografia in forma canzone: oltre i due lavori della mamma, la descrizione del branco, la scoperta del trucco mi ha colpito il finale quando “mi sento ancora dentro una tagliola come quando entravo a scuola”: in cosa oggi ti senti intrappolata?
Spesso mi sono sentita ingabbiata nel sistema discografico, qualunque cosa tu faccia hai la sensazione costante che non basta mai. Non sono sufficienti sforzi e impegno, troppe volte non hai un ritorno. E’ il motivo che mi ha frenato e vale anche sul discorso della scuola che si è sbloccato quando le mie fondamenta sono state solide.
Tu Che hai Fatto è una lettera aperta a tuo padre ma è soprattutto una canzone di perdono: scrivere questo pezzo è stata una urgenza oppure da anni lo tenevi dentro?
E’ un cassetto della mia vita che più volte ho provato ad aprire, ci ho tentato dieci anni fa ma non volevo una canzone arrabbiata, non voglio causare dolore. Adesso sono riuscita a scriverla, evidentemente era il momento giusto e mi è venuta naturale.
In Parole d’Odio dici che ti senti troppo ma mai abbastanza: dopo la pubblicazione di questo progetto ti senti libera dalla paura dell’ignoto “che alla fine mi blocca”?
Non tanto, a volte sì ma vado a giornate, ci sono giorni in cui sento di potere tutto nonostante le incertezze, altri che mi sento pietrificata. Ma prevale la lucina, di cui abbiamo già parlato, che realizza i sogni e mi tiene up. Mi mantiene entusiasta
Cosa puoi anticiparmi della tua estate artistica?
Farò tutto quello che posso come sempre nella mia vita, ci sono già dieci date e altre ne arriveranno: desidero suonare il più possibile. Molti saranno Festival dunque non potrò proporre la show come lo ho in testa, ma comunque lo sto studiando. Mi farà piacere smettere di fare alcuni brani molto vecchi nei quali non mi ritrovo più anche se so che piacciono molto…magari ci costruirò un medley!