Maria Chiara Giannetta ospite a Stories, domani alle 21 su Sky TG24

Spettacolo

Protagonista della nuova serie Sky Original diretta da Davide Marengo, “Rosa Elettrica – In fuga con il nemico” (su Sky e Now dall’8 maggio), l'attrice si racconta al vicedirettore di Sky Tg24 Omar Schillaci nella nuova puntata del ciclo di interviste dedicate ai protagonisti dello spettacolo

È Maria Chiara Giannetta la protagonista della nuova puntata di Stories, il ciclo di interviste ai principali interpreti dello spettacolo di Sky TG24. Ospite del vicedirettore Omar Schillaci, con la regia di Paolo Bonfadini, l’attrice si racconta in “Maria Chiara Giannetta – Play the game”. In onda lunedì 11 maggio alle 21.00 su Sky TG24, sabato 16 maggio alle 12.00 su Sky Arte e sempre disponibile on demand.

L'intervista si apre con il racconto di “Rosa Elettrica – In fuga con il nemico”, la nuova serie Sky Original diretta da Davide Marengo, su Sky e Now dall’8 maggio, dove interpreta un personaggio sospeso tra il dovere e l'istinto: “Rosa è una ragazza trentenne che in qualche modo prova a rappresentare la mia generazione. Ha un passato movimentato, ma a causa di un trauma subito a 13 anni ha attivato un giudizio enorme verso sé stessa e a 30 anni ha deciso di chiudere i ponti con quel tipo di vita e di rimettersi in riga”. Una fuga dalla realtà che si traduce in una quotidianità piatta: “Decide di entrare in polizia per vivere una vita sedentaria, senza rischi”. Ma il destino rompe gli schemi: “Le danno un incarico fuori dalla sua portata, gestire un giovane camorrista, interpretato da Francesco Di Napoli. Per la prima volta decide di seguire il suo istinto, diventando una fuggitiva per capire cosa stia succedendo”.

Due generazioni opposte, “due mondi diversi che entrano in relazione in qualche modo, in questa serie che è action e thriller, ma soprattutto relazionale”. Un’esperienza vissuta con un realismo estremo, lontana dai set virtuali: “È stato un 'on the road' anche per noi. Non abbiamo fatto niente con il green screen, tutto è stato fatto live tra Ferrara, Ravenna, Trentino, Gaeta e Napoli. Ho guidato mille auto in mezzo al traffico e mi sono divertita tantissimo a girare le scene d’azione, è stata una serie stimolante perché lo spirito era quello di cambiare continuamente posto”. Per Giannetta, interpretare Rosa è stato come guardarsi allo specchio: “Quando l'ho letta mi sono riconosciuta in lei, a qualche anno fa. Sapevo benissimo dove andasse a parare, la conosco benissimo”. 

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Dalle radici al teatro, dal successo al suo percorso di crescita personale

Il racconto torna così alle radici, nella casa di Foggia dove tutto è cominciato: “Eravamo tanti, quattro figli”, una famiglia solida, “mia mamma è infermiera e mio padre ferroviere con la passione per l’informatica”. Nonostante la confusione di una casa affollata, Maria Chiara cercava il suo isolamento: “Dividevamo la cameretta in quattro, sentivo la necessità di trovare il mio spazio. Ero una bambina solitaria, ma con i miei fratelli ero prepotente”. La scintilla per la recitazione scocca in un'estate a Sant’Agata di Puglia, dove andavamo in vacanza: “Sentivo la musica dalla porta accanto a casa mia, in un 'sottano', una grotta scavata. Mi sono affacciata e ho visto gente che ballava e recitava Grease. Sono rimasta fulminata. Andavo a tutte le prove e poi la maestra ha chiesto se volessi unirmi a loro”. Da quel momento, il teatro diventa onnipresente: “Ho passato quattro estati a provare, i miei genitori mi portavano tutti i weekend da Foggia per fare i musical come Sister Act, Cenerentola. Poi a 14 anni ho deciso di iscrivermi a una scuola di teatro. Il teatro c'è sempre stato”. Ripensando ai tempi di scuola: “Alle medie ma non ero neanche notata, perché sono sempre stata un po’ maschietta, quella simpatica, ma non quella figa o bella, non mi andava e non mi va tuttora, però soffrivo il fatto di non essere nemmeno vista. Il teatro mi ha aiutato: lo dovrebbero fare tutti perché è una forma di terapia”. Invece al liceo, “ero una secchiona, poi ho preso un po’ di sicurezza e insieme alle mie compagne, con cui facevo ‘combriccola’, cominciavo a rispondere ai professori, però allo stesso tempo mantenevo una doppia identità di quella che deve andare bene a scuola, così non mi rompeva le scatole nessuno, ma con una personalità che stava venendo fuori”. Il successo arriva con Don Matteo, ma la scelta non è stata immediata: “Ero appena uscita dal Centro Sperimentale e mi chiedevo se fosse giusto iniziare con una fiction così popolare dove non conoscevo lo spazio artistico. È stata una decisione tribolata”. A sbloccare il dubbio è stato un amico: “Mi ha fatto fare l’elenco dei pro e dei contro. I pro erano molto più lunghi: c’era Terence Hill, c’era la voglia di iniziare e stare su un set, e poi Nino Frassica, lui era il numero uno tra i pro”. Un set che le ha regalato anche un legame profondo con Maurizio Lastrico: “La sua presenza nella mia vita è stata una delle cose più belle. È un amico vero, di quelli che è difficile trovare quando sei adulta. Con lui è nata una collaborazione bellissima che ci ha portato fino a Sanremo e Zelig”.

A proposito di Don Matteo, è stato girato sul set della sua prima serie anche il videoclip della canzone ‘Sembro Matto’ di Max Pezzali: “è stato un sogno conoscerlo, un regalo”. Premiata ai Nastri d’Argento per la serie ‘Blanca’, dove interpreta una ragazza non vedente che diventa consulente della polizia: “Ho chiesto subito di affiancarmi a persone cieche che oggi sono amici fantastici”. Un approccio di preparazione che si riflette anche in altri temi, come l’adozione affrontata nel film ‘Noi un po’ meglio’ con Elio Germano: “Ho intervistato molte persone perché ogni esperienza è diversa. Mi interessava capire quanto il percorso entri dentro la coppia e cosa sei disposto a fare per avere un figlio. Quando qualcuno ti parla col cuore aperto è uno scambio meraviglioso che noi poi ridiamo sullo schermo”. Dietro l'attrice di successo, Maria Chiara rivela il suo percorso di crescita personale: “Ho imparato a volermi bene grazie alla terapia iniziata 5/6 anni fa. Se ti immetti nella collettività senza essere pronto a dare, non puoi neanche ricevere e ne va a discapito di tutti. Ho dovuto fare un lavoro su me stessa per accettarmi e avere consapevolezza di chi sono”. Una consapevolezza che passa anche attraverso il superamento di vecchie scaramanzie: “A scuola dovevo tenere l'astuccio e le cose sul banco in un certo modo. Ora sono più libera, le ho perse tutte per strada”. Parlando di sogni e passioni, Giannetta ammette: “Sono bravissima a fare il master di Lupus in Fabula, gestisco i tempi e i toni per far entrare tutti nel personaggio. Mi piacciono i giochi da tavola e adoro Harry Potter, sono una figlia degli anni '90 e so tutto a memoria. Da bambina i regali più belli erano i libri di Harry Potter, li divoravo”. E sulla musica: “Sotto la doccia canto Emma Nolde, ma quando mi devo sfogare vado sui classici: Dalla, Battisti o Mina. Ogni sera accendo le candele in tutte le stanze, è un rituale che mi fa stare tranquilla”. Pensando ai suoi tratti caratteriali: “tanta energia, forse troppo, ogni tanto sono anche iperattiva, passo dagli opposti agli altri”, come difetto “devo un po' lasciare andare, ed è quello che sto imparando a fare, a staccarmi dalle cose.” Come vorrebbe essere definita dagli altri, “una brava ascoltatrice, a me piace tanto ascoltare, io rubo dalle persone, le persone mi piacciono un sacco”.

Oggi, la sua ricerca della felicità ha trovato un luogo fisico: “Dopo il Covid ho desiderato un posto che mi facesse sentire in pace. Ho investito in una casa in campagna, in Umbria, un luogo che mi aiuta a tornare a terra con la mia famiglia e i miei amici”. Riguardandosi indietro pensa di aver trovato un equilibrio che le permette di guardare al passato senza rimpianti: “Non chiamo nulla errore ma scelte nel momento in cui fanno parte di un percorso che mi ha portato a oggi”

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