Rosa Elettrica, il nuovo thriller di Sky. Quando il nemico è salvezza, recensione ep. 1-2

Serie TV
Nicoletta Notari

Nicoletta Notari

@VirginiaBettoja

Introduzione

Con Rosa Elettrica - In fuga con il nemico Sky propone un thriller che unisce tensione, azione e una forte dimensione emotiva. Al centro ci sono Rosa e Cocìss, due figure imperfette e in fuga, legate da un rapporto ambiguo fatto di diffidenza, scontri e necessità reciproca. Un racconto che supera i confini del crime tradizionale per concentrarsi sul percorso emotivo dei protagonisti, mettendone a nudo insicurezze e bisogno di riscatto. La serie - diretta da Davide Marengo, in sei episodi - adatta liberamente l’omonimo romanzo bestseller di Giampaolo Simi. Due nuovi episodi a settimana, fino al 22 maggio, ogni venerdì su Sky e in streaming su NOW 

Quello che devi sapere

Rosa Elettrica - In fuga con il nemico: episodio 1

Un gioco costante sul filo, tra vita e perdita di controllo. Il primo episodio di Rosa Elettrica, il nuovo thriller Sky, si apre con il suono quasi ipnotico di un battito cardiaco, poi il corpo della protagonista riverso sulla spiaggia, accarezzato dalle onde. “È questa la morte?” sembra chiedersi Rosa Valera, interpretata da Maria Chiara Giannetta. Da lì, un salto indietro di dieci giorni ci introduce nel cuore della storia. Siamo a Ferrara, ma il respiro della narrazione è profondamente meridionale, soprattutto quando entra in scena il sostituto procuratore napoletano Paolo D’Intrò e si delinea il conflitto tra i clan Scurante e Incantalupo. Al centro dell’operazione c’è Daniele Mastronero, interpretato da Francesco Di Napoli, che già giovanissimo si è fatto notare nel film La paranza dei bambini di Claudio Giovannesi (Orso d'argento per la sceneggiatura al Festival di Berlino 2019) e che qui convince con padronanza del ruolo e grande naturalezza. Mastronero è una giovane promessa criminale, soprannominato Cocìss, ma anche “il David Bowie dei palazzoni” per i suoi occhi diversi, come il Duca Bianco, uno azzurro e uno nero. Accusato dell’omicidio della figlia del boss Scurante ma deciso a collaborare, diventa un testimone chiave da proteggere. A occuparsi di lui è Rosa Valera, agente alla sua prima missione sotto copertura. È una scelta tutt’altro che rassicurante: giovane, inesperta e visibilmente insicura. Non supera nemmeno le prove più banali durante l’addestramento, eppure viene messa alla prova.

L'incontro tra Rosa e Cocìss

Il trasferimento nel monastero di Spaccavento, comunità di recupero abitata da ex tossicodipendenti, ex carcerati ed ex prostitute, crea un microcosmo narrativo dove l'equilibrio è precario e l'anonimato è d'obbligo. Qui Rosa deve proteggere Cocìss che però non si fida di lei e la considera inadatta: "il giocattolo in man' a 'e creature”, commenta con disprezzo con un tipico modo di dire napoletano, la chiama più volte "baby-sitter". Tra i due scattano subito scintille, in un rapporto fatto di diffidenza, provocazioni e fragilità reciproche. La regia costruisce un’atmosfera intensa, fatta di chiaroscuri: come in quadro di Caravaggio pochi punti luce emergono dal buio per delineare i volti e le emozioni dei personaggi. Rosa prova a mostrarsi forte, ma lo sguardo tradisce la paura di non essere all’altezza. Cocìss, invece, oscilla tra aggressività e vulnerabilità, soprattutto quando affronta la crisi d’astinenza. Accanto alla tensione, momenti quasi stranianti: una cena improbabile a base di farfalle con wurstel e panna, un karaoke sulle note di Gigi D’Alessio. Cocìss decide di collaborare davvero, stremato dalla violenza e dal desiderio di proteggere i suoi, ma una trappola sembra già innescata, lasciando intuire che la fiducia sarà il vero campo di battaglia.

 

Guarda anche: Rosa Elettrica, trama e cast della serie tv su Sky dall’8 maggio

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Dentro Rosa: dialogo con la propria fragilità

Tra gli elementi più originali di Rosa Elettrica spicca la presenza di Rosa da bambina, incarnazione concreta della sua voce interiore. Non si tratta di un semplice espediente narrativo, ma di una figura reale con cui la protagonista dialoga: una coscienza critica che la provoca, la smaschera e la mette costantemente in discussione. È la sua parte più fragile e autosabotante, quella che le sussurra dubbi e la incalza con riflessioni scomode: “Se non sei Rosa, allora chi sei davvero?” oppure "Non ti curi davvero, gestisci tutto a caso come fai un po’ con tutto".

Interpretata dalla giovanissima Margherita Pantaleo (già apprezzata in Marghe and Her MotherE se mio padre e Le cose non dette di Gabriele Muccino), questa “bambina interiore” rappresenta qualcosa di più: il confronto con ciò che eravamo e con ciò che siamo diventati. È nell’infanzia, infatti, che nascono le aspettative più autentiche, spesso tradite dall’età adulta. Attraverso questo sdoppiamento, si mostra una Rosa trentenne ancora in bilico, segnata da ferite che non conosciamo ancora nella sua storia, ma guidata da una tenacia evidente e da un bisogno profondo di verità. Quella voce non serve solo a destabilizzarla: è anche un richiamo a non perdere la propria parte più lucida e sincera, quella capace di metterci davvero di fronte a noi stessi.

Eroi per caso

Il regista Davide Marengo ha sottolineato la difficoltà produttiva di una serie girata in oltre dodici location, da Napoli a Merano, definendola volutamente “sporca” e dinamica, capace di correre insieme ai protagonisti. Anche il cast ha evidenziato il cuore del progetto: personaggi imperfetti, quasi goffi, “eroi per caso”. L’attrice protagonista, Maria Chiara Giannetta, si è divertita particolarmente nelle scene d’azione, confessando una passione per la guida veloce e anche lei, trentenne come Rosa, conosce da vicino inquietudini, paure e contraddizioni di un’età ancora in bilico.

Il rapporto con Cocìss diventa così anche uno scontro tra due generazioni e due mondi diversi, che però finiscono per specchiarsi l’uno nell’altro. L’interprete di Cocìss, Francesco Di Napoli, ha delineato un personaggio amato e odiato allo stesso tempo, sottolineando la sfida di restituirne il lato umano oltre la violenza. Mentre il personaggio del vicequestore Antonella Reja, interpretata da Elena Lietti, trasformato da uomo a donna rispetto al romanzo, è una figura autoritaria costretta a farsi spazio in un contesto ancora fortemente maschile. Rosa Elettrica parte quindi come un thriller teso e visivamente curato, ma lascia intravedere una dimensione più profonda: quella di un racconto sull’identità, sulla paura di non essere abbastanza e sulla possibilità – fragile e incerta – di cambiare.

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La fuga e il tradimento: episodio 2

Nel secondo episodio di Rosa Elettrica la tensione esplode con la fuga di Cocìss, convinto di essere stato tradito anche da Rosa. Riesce a liberarsi e a scappare su una barca a motore nei canali dell’Emilia-Romagna, dando il via a una caccia serrata.

Intanto Rosa cerca di ricostruire quanto accaduto: sospetta una talpa nella polizia e un coinvolgimento interno nel sabotaggio della scorta, ma i suoi superiori non le credono. 

Per Reja e D’Intrò ha commesso un errore imperdonabile, “da matita blu”, e rischia un’indagine disciplinare. Isolata, decide di indagare per conto suo con l’aiuto di Carlo Morano (interpretato da Federico Tocci) arrivando a una scoperta chiave: il misterioso cacciatore che si aggira nei pressi del luogo protetto, il monastero, non è chi dice di essere, ma ha rubato l’identità a un ignaro Giorgio Sabatini ed collegato al clan che vuole punire Cocìss. Il sospetto di una talpa nella polizia prende corpo, mentre la figura del capo del Nucleo Operativo Protezione Testimoni, Antonella Reja si fa sempre più ambigua.

Cocìss, in fuga tra Comacchio e le campagne trova rifugio temporaneo in un ristorante, ma la sua posizione viene presto scoperta e la fuga riparte tra inseguimenti della polizia e degli uomini di Nunzia Serafino, potente boss del clan Incantalupo.

Il punto di svolta arriva quando Rosa riesce a ritrovarlo, ma decide di non consegnarlo alla polizia e da qui parte la "fuga con il nemico". In un primo momento lo porta a casa sua, per nasconderlo: tra i due esplode un confronto duro, tra accuse e verità negate. Da quel momento Rosa e Cocìss diventano alleati forzati. E sono ufficialmente ricercati.

Due fuggitivi, una verità da scoprire

Cocìss si muove dentro un mondo che è insieme "famiglia" e condanna. Il legame con Lorenzo e gli altri ragazzi rivela un’appartenenza distorta, fatta di lealtà e sospetto, dove lui è al tempo stesso potenziale traditore e punto di riferimento. Sotto la pressione costante della figura minacciosa di Nunzia Serafino (interpretata da Antonia Truppo) che incarna il potere punitivo della gerarchia criminale, Cocìss continua però a mostrarsi come un personaggio profondamente ambivalente. Dietro l’immagine del bullo camorrista, impulsivo e violento, si intravede una tensione costante verso una possibile redenzione, mai dichiarata ma sempre percepibile nei gesti e nelle scelte.

Mastronero, soprannominato Cocìss in memoria del suo cane a cui era profondamente legato, alterna scatti d’ira a improvvisi momenti di tenerezza, si lascia andare a battute semplici, quasi ingenue, che ne incrinano l’aura minacciosa e lo avvicinano allo spettatore. Il risultato è che, episodio dopo episodio, finisce per emergere una forma inattesa di empatia nei suoi confronti, nonostante la sua appartenenza a un mondo brutale. In questo equilibrio fragile tra durezza e vulnerabilità si inserisce l’interpretazione di Francesco Di Napoli, che riesce a restituire tutte le sfumature di un personaggio duro, ma irrimediabilmente umano.

Le traiettorie di Rosa e Cocìss tornano a incrociarsi in una sequenza ad alta tensione tra inseguimenti, spari e caos. Quando Rosa decide di portarlo a casa propria, trasforma il loro rapporto: non più agente e protetto, ma complici in fuga. Cocìss rivela un dettaglio cruciale: non è lui l’assassino della bambina,  la figlia del boss Scurante, ma è stato un certo “’o Russ”. La verità diventa l’unica via di salvezza per entrambi. 

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Un crime in chiave pop

In questo movimento incessante, la serie mescola crime e action con toni più pop e corali. Il richiamo a serie di successo come Gomorra e Mare Fuori è inevitabile: malavita organizzata, giovanissimi coinvolti, sospetti e tradimenti si intrecciano sullo sfondo di una Napoli raccontata nel suo lato più oscuro, segnato dalla camorra. Tuttavia Rosa Elettrica prova a distaccarsi da questo immaginario, costruendo un racconto più corale che si muove tra Nord e Sud Italia e allarga continuamente il proprio orizzonte narrativo.

Un mix di registri diversi, momenti di tensione crime alternati ad altri più leggeri o emotivi, in cui si ride e si piange con la stessa facilità. 

Rispetto al romanzo di Giampaolo Simi, emerge un’impostazione più marcatamente crime e action, che rilegge il mondo della camorra in chiave pop, più dinamica e contaminata, puntando sull’energia narrativa e sui contrasti di tono, piuttosto che su un realismo crudo e lineare.

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