Boris Godunov, i film ispirati all’opera che apre la Stagione del Teatro alla Scala

Cinema

Paolo Nizza

Uno screenshot del trailer del film Boris Godunov di Andrzej Żuławski.

In occasione della prima del 7 dicembre dell'opera composta da Modest Petrovič Musorgskij e diretta da Riccardo Chailly, che inaugura la stagione scaligera  2022/2023, un viaggio tra i migliori titoli ispirati alla storia del boiardo diventato Zar

“Così lontano, così vicino.”  Il titolo del lungometraggio girato da Wim Wenders nel  1993 illustra accuratamente  il legame tra cinema e  lirica. Linguaggi in apparenza distanti, eppure attigui, tanto da creare un genere , ovvero,  il film operistico frequentato da registi del calibro di Roberto Rossellini, Franco Zeffirelli, Francesco Rosi, Ingmar Bergman, Otto Preminger. Ça va sans dire, pure Boris Godunov, l’opera di Modest Petrovič Musorgskij, che inaugura la stagione del teatro alla Scala 2022- 2023, è  stata trasporta sul grande schermo. Scopriamo quindi i principali film incentrati sulla tragica epopea del boiardo diventato zar, narrata dal dramma teatrale  di Aleksandr Sergeevič Puškin e dal saggio storiografico “Storia dello Stato Russo” di NikolajW Michajlovič Karamzin.

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La prima trasposizione cinematografica è Boris Godunoff (Der falsche Dimitri) lungometraggio muto datato 1922 e firmato da Hans Steinhoff. Un’opera in cui si proiettano le ombre ammonitrici e perturbanti dell’espressionismo tedesco. L’epoca in cui venne girato  è quella della Repubblica  di Weimar, raccontata in maniera sublime dalla serie Babylon Berlin (disponibile su Sky On Demand). Non a caso il regista divenne un fervente sostenitore del partito nazionalsocialista e nel 1941  vinse la Coppa Mussolini alla 9ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia per la pellicola Ohm Kruger l'eroe dei Boeri. Il titolo originale dell’opera si riferisce al falso Dimitri, ovvero il monaco polacco che cerca di farsi passare per  Zarevič Dimitri, il legittimo erede al trono di Russia, assassinato su commissione da Boris. Insomma, la pellicola gioca sul tema del doppelganger, molto caro ai cineasti dell’epoca; basti pensare all’iconico Lo studente di Praga. Il film sarà proiettato domenica 11 dicembre alla Cineteca Milano Mic (Viale Fulvio Testi, 121) , con l'accompagnamento al piano di Antonio Zambrini, in occasione della rassegna “Boris Godunov e il cinema degli Zar”.

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“L’ultima narrazione e le mie cronache saranno finite. Sarà adempiuto così l’incarico che Dio volle affidare a me, peccatore, di annotare con verità e pazienza le vicende della Patria”. Queste parole, pronunciate dal Monaco Pimen, interpretato dal grande Turi Ferro, ci introducono al Boris Godunov, Il dramma, andato in onda  nel 1966 sulla Rai nella versione di Gerardo Guerrieri. La regia è di  Giuliana Berlinguer, che diventerà poi celebre grazie alla serie tv Nero Wolfe. Anche se si tratta di un prodotto pensato per il piccolo schermo, l’opera non ha nulla da invidiare al grande cinema. Quel bianco e nero reca in sé la scandalosa forza rivoluzionaria del passato.  Grazie soprattutto a un cast composto dai più importanti attori italiani dell’epoca. Oltre a Turi Ferro, recitano Tino Carraro (Boris Godunov), Luigi Vannucchi (il falso Dimitrij), Mario Erpichini (Karela), Franco Scandurra (Principe Mnischek), Giuliana Lojodice (Marina), Andrea Checchi (Principe Puskin), Mario Feliciani (Principe Sciuiskij). Le scene sono di Ferdinando Ghelli e i costumi di Guido Gozzolino.

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Boris Godunov, la versione (estrema) di Andrzej Żuławski

Al momento, l’ultimo film su Boris Godunov è quello del 1989,  firmato dal visionario regista e sceneggiatore polacco Andrzej Żuławski con Ruggero Raimondi nei panni del boiardo diventato zar. L’autore di  un capolavoro come Possession (1981) definito da David Lynch" il film più completo degli ultimi 30 anni", stravolge l’opera di Modest Musorgskij, a colpi di dolly,  steadycam e anacronismi sulle orme della Salomé immaginata da Carmelo Bene. La quarta parete viene abbattuta. A un certo punto si palesa una troupe televisiva intenta a filmare lo spettacolo. Nel raccontare una tragedia sul potere che rimanda al Macbeth, a Riccardo III, ad Amleto, il sangue diventa blu, in un’epifania dai deliri lisergici degni di Jodorowsky, riprese più adrenaliniche dei Good Fellas raccontati da Martin Scorsese. In fondo Żuławski segue la stessa strada percorsa da Federico Fellini  con il Satirycon di Petronio, ossia, per citare il maestro riminese realizza “Un saggio di fantascienza del passato”. Ciònondimeno,  questo adattamento non incontra il favore del pubblico, né quello dei produttori. Soprattutto perché nel regista c’era l’idea di trasformare il personaggio Xenia, figlia dello zar Boris nell’opera, nella sua serva e successivamente amante. La produzione non gradì e la parte di Xenia venne ridotta ai minimi termini. Ma il lungometraggio resta un abbacinante esempio di un cinema selvaggio, estremo e folle che non esiste più.

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