Johnny Depp, il manager al processo: "Persi 22,5 milioni per I Pirati dei Caraibi 6"

Cinema
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Jack Whigham, procuratore della star di Hollywood, parla nella nuova udienza della causa per diffamazione da 50 milioni di dollari contro Amber Heard: "Quell'editoriale è stato come delle campane a morto per Depp a Hollywood"

Un contratto da 22,5 milioni di dollari. Sarebbe questa la cifra (mai messa nera su bianco) che Disney era pronta a offrire a Johnny Depp per tornare a indossare il costume di Jack Sparrow in I Pirati dei Caraibi 6. La major, però, cambiò idea dopo le accuse di Amber Heard all’ex marito. È quanto ha raccontato il manager di Johnny Depp, Jack Whigham, lunedì 2 maggio nella nuova udienza del processo per diffamazione che l’attore di Hollywood ha intentato contro l’ex moglie. Secondo Whigham, l’editoriale pubblicato sul Washington Post da Amber Heard nel dicembre del 2018 ebbe un impatto “catastrofico” sulla carriera di Depp.

 

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"Dopo quell'articolo impossibile trovare un altro ingaggio"

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L’articolo in questione è il centro della causa con cui l’attore chiede un risarcimento da 50 milioni di dollari ad Amber Heard. Nell’articolo, l’attrice si definiva una figura pubblica in rappresentanza delle vittime di violenza domestica. “Dopo quell’articolo è stato impossibile riuscire a fargli girare un film”, ha detto Whigham davanti alla corte di Fairfax, Virginia, nell’ambito del processo ormai giunto alla sua quarta settimana.

TANTO LAVORO FINO AL 2017

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Gli avvocati di Depp continuano a produrre i loro testimoni per dimostrare che a danneggiare la carriera dell’attore è stato quell’editoriale pubblicato sul Washington Post, non le precedenti accuse di abusi di Heard, risalenti al 2016, concluse con un accordo di divorzio. In quest’ottica, Whigam ha testimoniato di aver iniziato a lavorare con Depp nell’ottobre del 2016 e ha raccontato che l’attore fu molto impegnato nel 2017, incassando 8 milioni per City of Lies, 10 per Omicidio sull’Orient Express, 13,5 per Animali Fantastici: i Crimini di Grindelwald. Nel 2018 poi gli accordi da 1 milione di dollari e 3 milioni di dollari per Waiting for the Barbarians Il caso Minamata, da girare nel 2019.

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Entrambi gli accordi furono conclusi prima dell’editoriale di Heard sul Washington Post, ma, ha raccontato Whigham, i riverberi di quell’articolo si fecero sentire su Il caso Minamata, che ebbe problemi a trovare finanziamenti e vide Depp costretto a rinunciare a una parte del suo compenso per salvare il progetto. Nei primi mesi del 2019, poi, Whigham venne a sapere che il suo assistito non avrebbe recitato nel sesto capitolo della saga I Pirati dei Caraibi. “Fu una testimonianza in prima persona da parte di una vittima – ha detto Whigham – divenne una campana a morto per Mr. Depp nella comunità di Hollywood”.

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Sul punto, l’avvocata di Amber Heard, Elaine Bredehoft, ha sostenuto che Depp non ha mai avuto un contratto da 22,5 milioni per I Pirati dei Caraibi 6 (cosa confermata da Whigham, che ha parlato infatti di accordi verbali) e ha aggiunto che anche nell’autunno del 2018 la Disney non voleva ingaggiare Depp per il film. Whigham, dal canto suo, ha spiegato che sebbene la major fosse titubante, il produttore Jerry Bruckheimer, all’epoca, si stava spendendo per Depp. “Facevamo pressione perché accadesse e ci speravamo”, ha detto Whigham. Fino a quel fatidico articolo del dicembre 2018.

Attesa per la versione di Amber Heard

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Amber Heard non ha ancora raccontato la sua versione dei fatti nel corso del processo con cui l'ex marito le ha fatto causa per diffamazione. I suoi legali, al momento, si stanno limitando a presentare elementi di prova e interrogare i testimoni della parte di Depp. Più avanti, nel corso del processo, è attesa una sua deposizione dettagliata. Intanto l'attrice, che ha dovuto subire un vistoso taglio del suo minutaggio nel nuovo film di Aquaman in seguito a una petizione contro di lei che ha raccolto 2 milioni di firme, ha licenziato la sua agenzia di pr perché insoddisfatta di come i media stanno trattando fino a questo momento la vicenda.

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