Guerra in Ucraina, il regista Sergei Loznitsa escluso dall'Accademia nazionale del cinema

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Il regista premiato a Cannes per Donbass è stato escluso per via della sua posizione a sostegno dei registi russi dissidenti. "Ha negato la responsabilità collettiva di tutti i russi per la guerra - ha commentato la direttrice dell'Accademia e del Festival Internazionale del Cinema di Odessa - ripetutamente si è definito un uomo di mondo cosmopolita"

Sergei Loznitsa, il regista di Donbass (documentario del 2018 premiato per la regia nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes), è stato escluso dall’Accademia cinematografica ucraina. Ad annunciarlo è stato lo stesso cineasta, sostenendo che la decisione sia arrivata anche in seguito del suo supporto ai filmmaker russi dissidenti (LO SPECIALE SULLA GUERRA IN UCRAINA).

Le motivazioni dell'Accademia

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A motivare la scelta è stata anche Anna Manchukh, direttrice esecutiva dell’Accademia e del Festival Internazionale del Cinema di Odessa. “Da quando è cominciata l’invasione su larga scala dell’Ucraina, abbiamo incessantemente fatto appello alla comunità internazionale perché boicottasse il cinema russo. Ma Sergei Loznitsa si è pubblicamente opposto a questo, negando la responsabilità collettiva di tutti i russi per la guerra che il loro Paese ha scatenato in Ucraina”.

"OGNI UCRAINO È ORA AMBASCIATORE DEL SUO PAESE"

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Manchukh ha aggiunto che Loznitsa “ha spesso speculato sull’argomento delle relazioni tra Ucraina e Russia”, e che questa è una posizione “inaccettabile” e “contraria ai valori dell’Accademia cinematografica ucraina". Secondo l’Accademia, “i Paesi europei e il mondo intero devono avere un quadro completo e non ambiguo di cosa il Paese aggressore sta facendo in Ucraina. Dunque, ogni ucraino è ora ambasciatore del suo Paese”. Inoltre, “una responsabilità speciale sta agli operatori delle industrie creative ben noti all’estero. La loro posizione deve essere chiara e priva di ambiguità”.

IL COSMOPOLITA LOZNITSA

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L’Accademia ha aggiunto che Loznitsa ha “ripetutamente posto l’accento sul fatto di considerarsi un ‘uomo di mondo’ cosmopolita. Ora, invece, mentre l’Ucraina sta combattendo per difendere la sua indipendenza, il concetto chiave nella retorica di ogni ucraino dovrebbe essere rappresentato dalla sua identità nazionale”.

IL REGISTA "SCONVOLTO" DALLA DECISIONE

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Commentando la decisione presa dall’Accademia, Loznitsa ha detto di essere rimasto “sconvolto” nel leggere di essere stato espulso per essere “cosmopolita”. Ha aggiunto che questo termina ha acquisito un termine negativo solo durante la campagna antisemita condotta da Stalin tra il 1948 e il 1953: “Esprimendosi contro il cosmopolitismo – ha detto il regista – i membri dell’Accademia ucraina impiegano la stessa retorica inventata da Stalin, basata sull’odio, la negazione della libertà di parola, invocando la colpa collettiva e impedendo qualunque manifestazione di individualismo e di scelta personale”. Ha anche aggiunto che l’accento sull’identità nazionale richiamasse al nazismo e fosse “un dono alla propaganda del Cremlino”.

"HO SEMPRE PARLATO E AGITO A MIO NOME"

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Loznitsa ha anche rifiutato l’appello dell’Accademia affinché il resto del mondo non lo consideri come un rappresentante della sfera culturale ucraina. “Mai nella mia vita ho rappresentato una comunità, un gruppo, un’associazione o una sfera – ha scritto il regista – Tutto ciò che dico e faccio sono sempre state e sempre saranno dichiarazione e azioni personali e individuali. Sono e sarò sempre un regista ucraino”.

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