Avete già visto Tenet? Ecco alcune risposte ai vostri dubbi (SPOILER ALERT!)

Cinema

Giuseppe Pastore

La trama del nuovo fanta-thriller di Christopher Nolan è più complicata che mai: ecco le soluzioni ad alcune possibili domande che potrebbero essere sorte dopo la prima visione

Gli appassionati di cinema non parlano d'altro da ore: Tenet è finalmente sbarcato sugli schermi di tutta Europa e sta monopolizzando i pensieri di milioni di cinefili. Come in ogni film di Christopher Nolan che si rispetti, la trama è estremamente complicata – anzi, oseremmo dire la più complicata della sua filmografia. Ma è anche un film che, giurano quelli che sono già riusciti a vederlo una seconda volta, migliora sensibilmente alla seconda visione. Le lamentele di chi lo ha guardato in lingua originale si sono semmai concentrate su un cattivo missaggio del suono che renderebbe poco comprensibili molti dialoghi (anche se tenere la musica costantemente alta è un marchio di fabbrica di Nolan).

E voi, se l'avete visto, da che parte state? Siete corsi subito su Wikipedia a cercare di ricapitolare la trama? Siete rimasti avvinti e catturati ancora una volta dagli universi narrativi del regista londinese oppure pensate – come si legge in una recensione di Rotten Tomatoes – che Tenet sia “una confezione di puzzle sigillata e impossibile da aprire, ma senza alcun pezzo dentro”? In una specie di cineforum a porte aperte, qui sotto (ovviamente SPOILER ALERT!) abbiamo provato a mettere nero su bianco i principali dubbi e questioni sollevate dal film con le risposte che sembrano le più plausibili, aiutandoci con i tantissimi thread di discussione fioriti soprattutto su Reddit, il social prediletto dagli appassionati per confrontare teorie, deduzioni e punti di vista su film e serie tv. 

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Ma quindi esiste una realtà alternativa dove il tempo scorre al contrario?
No, non c'è nessuna realtà alternativa, nessuna dimensione parallela alla Lost, nessun tunnel alla Donnie Darko: soltanto un tempo che scorre in due direzioni nello stesso universo, una semplice inversione di entropia (prendete queste parole con beneficio d'inventario, il sottoscritto al liceo non andava oltre il 5 in fisica). Ovvero: in ogni momento della vita il tempo scorre in una direzione e contemporaneamente nella direzione opposta, tutto ciò a cui dobbiamo fare attenzione è a non entrare in contatto con noi stessi nell'altra direzione, altrimenti ci smaterializzeremmo all'istante. Ok, era meglio non saperlo.

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Ma questo film non è troppo “freddo”?
Proprio così, a cominciare dal Protagonista (John David Washington, figlio di Denzel) di cui non sappiamo nemmeno il nome. Nessun inutile e melenso flashback rivelatorio della sua famiglia, la sua infanzia, la mamma, il cane, né per lui né per il suo compare Neil (un Robert Pattinson molto pimpante). A stento si vede il volto del bambino per cui Kat (Elizabeth Debicki) è disposta a sacrificare l'intera esistenza. Nolan non è mai stato un drago con le emozioni e i sentimenti – era sintomatico il suo tentativo, in Interstellar, di ridurre persino l'amore a forza gravitazionale. Qui risolve il problema alla radice: nessuna complicazione emozionale, nessuna storia d'amore, solo personaggi che “fanno cose” a velocità infernale. That's entertainment!

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Qual è il significato della scena iniziale?
Il Protagonista – impegnato in una missione al teatro dell'Opera di Kiev stile teste di cuoio – pensa di lavorare per la CIA, ma in realtà fa già parte – pur ignorandolo – del progetto Tenet ed è lì per recuperare uno dei nove pezzi dell'algoritmo: tuttavia la missione non va a buon fine e sono i russi a impadronirsi dell'ambito pezzo. Venuto dal futuro, è Neil (riconoscibile dal nastrino rosso sullo zaino) a salvare la vita al Protagonista, che poi guadagna la fiducia e la stima dei suoi superiori “suicidandosi” invece che rivelare particolari ai suoi torturatori. Oppure è il Protagonista, nel futuro, a dire a Neil di tornare indietro a salvargli la vita?

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Perché alla fine Kat uccide suo marito ma “non succede niente”?

Quando il cuore di Sator smetterà di funzionare – lo spiega Neil in una scena precedente – il mondo finirà, ma non immediatamente: il cessare del suo battito cardiaco innescherà un bombardamento di mail che sveleranno a qualcuno “nel futuro” l'esatto collocamento dell'algoritmo; se però nel frattempo qualcuno trova prima l'algoritmo (come in effetti succede), la fine del mondo verrà evitata. Probabilmente il montaggio di Nolan ci porta erroneamente a credere che la morte di Sator provocherà automaticamente la fine del mondo solo per drammatizzare ancora di più la scena, ma è una falsa pista.

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Come fa “l'algoritmo” a provocare la fine del mondo? È fisicamente un marchingegno composto da nove oggettini misteriosi? Come funziona?

Uhm, questo in effetti non sembra essere spiegato. Di più: sembra che a Nolan non importi affatto, che sia solo un espediente per far procedere la trama. Questi stratagemmi narrativi al cinema si chiamano “MacGuffin” e hanno un padre nobile: Alfred Hitchcock, che sosteneva l'importanza di elementi di questo tipo, del tutto irrilevanti, per sviluppare una storia. In Notorious, ormai 75 anni fa, un'intera trama di spie, nazisti e agenti segreti ruotava intorno a una partita di uranio nascosta in alcune bottiglie di vino in cantina. Nolan ha sostituito l'uranio col plutonio.

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Come mai Kat, tornata indietro nel tempo per uccidere suo marito, si muove normalmente e respira senza maschera?

Perché è tornata ancora più indietro! In un passato precedente alla vacanza in Vietnam, per poi rimettersi nella giusta direzione per modificare il passato e gli avvenimenti su quello yacht. Questo vuol dire che sulla nave ci sono due Kat: quella che uccide suo marito (e poi si tuffa) e quella che “si guarda tuffare” senza riconoscere la sé stessa venuta dal futuro. Allo stesso modo, nella stessa timeline ci sono due Sator: quello venuto dal futuro per vivere le sue ultime ore in un contesto felice, amato da sua moglie, e quello del passato che – conoscendo in anticipo le proprie intenzioni future – si era allontanato un attimo.

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Neil potrebbe essere il figlio di Kat?
Ehi, che domandona! Sicuramente la frase “Un giorno ti racconterò la mia storia” che Pattinson butta lì a lavoro finito lascia supporre sviluppi clamorosi, ma Nolan non ha mai concesso un sequel a nessuna delle sue opere (a eccezione della trilogia di Batman, per ovvi motivi contrattuali). Non è una teoria del tutto peregrina, comunque: “l'angelo biondo” spedito dal futuro a evitare la fine del mondo è un'idea suggestiva, che nobiliterebbe anche il personaggio di Elizabeth Debicki, intenso ma molto poco approfondito da Nolan.

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