È di Welo la sigla di Sanremo 2026: nasce da "Emigrato" ed è molto più di un jingle
SpettacoloSe sei nato al Sud o in periferia il destino che ti attende è già scritto. Per poterlo riscrivere molti decidono di sacrificare tutto e partire. I giovani meridionali che si trasferiscono al nord, gli italiani all’estero, gli stranieri che si trasferiscono in Italia. Ad accomunarli l’impellente necessità di realizzare i propri sogni. “Emigrato”, è il brano scelto dal direttore artistico della kermesse sanremese riadattato come jingle che accompagnerà il festival per tutta la settimana
Una storia che accomuna tante e tanti giovani italiani quella raccontata dall’artista leccese Welo nel brano scelto da Carlo Conti per diventare la nuova sigla (riadattata) del Festival di Sanremo (qui LA DIRETTA della seconda serata) Si intitola “Emigrato” e narra del destino di tutti coloro che sono costretti a lasciare la propria terra in cerca di un futuro migliore. Per molti, infatti, trasferirsi per studiare o lavorare non è una scelta dettata dalla voglia di esplorare quanto, piuttosto, dalla necessità di fuggire da una realtà priva di opportunità. Alla fine della storia chi ha più coraggio è colui che decide di restare per costruire lì, dove è nato.
Chi è Welo
Classe 1999, Manuel Mariano – in arte Welo – è un rapper di origini pugliesi. Nato a Lecce, cresce immerso nella musica. Nel 2017 prende parte ad un collettivo - il 23.7 - per poi decidere di avviare una carriera da solista. Partecipa a Sanremo Giovani nel 2025 e collabora con alcuni degli artisti rap più affermati sulla scena italiana. Dopo una breve parentesi milanese ritorna in Puglia e apre un suo studio di registrazione in Salento. “Da dove vengo io la musica è un rifugio e io non vado via” ha sempre precisato l'artista.
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Il significato del testo originale di “Emigrato”
Il nuovo jingle di Sanremo è nato da un brano riadattato prodotto da Nathys e Chef P - pseudonimi di Anthony Calicchio e Pietro Miano – e scritto a sei mani da Welo, Fabio Campedelli e Francesco D’Agostino. Quelle di “Emigrato” sono strofe di denuncia: dirette e taglienti. “Sono emigrato perché qui lo Stato è sempre assente”. Questo è l’incipit di un brano che non lascia spazio ad interpretazioni. In un periodo storico in cui sono molti gli indicatori macroeconomici che indicano come l’ascensore sociale, almeno in Italia, sia bloccato, sono le rime incastrate in una scena musicale sempre più fugace a ricordarci di quanto sia difficile per le nuove generazioni sacrificarsi per inseguire i propri sogni. Welo, un artista dalle profonde radici, denuncia l’assenza di opportunità e la mancanza di un supporto da parte delle istituzioni accusate di essere disattente o per meglio dire, disinteressate al future di tante e tanti giovani. Questa sì, è una realtà che accomuna i giovani del sud ma, in verità, questo è un discorso che coinvolge anche tutti i ragazzi di periferia e figli di seconda generazione.
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Le modifiche del testo per Sanremo 2026
Da malinconica esperienza di viaggio a celebrazione collettiva. È questa la metamorfosi che il brano ha subito per essere adattato al rito della kermesse sanremese. Alcuni considerano quella di Carlo Conti una buona idea per porre l’attenzione su un tema di cui spesso si discute ma su cui poco di concreto si realizza. "Italiano spensierato scanzonato / c'è Sanremo e lo guardo dal divano / Stare fermi non ci va, alza questa musica / cantiamo tutta la notte girando per le città: / è Sanremo, è Sanremo, è Sanremo".
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Il testo di “Emigrato”
Emigrato perché qui lo Stato è sempre assente
Ingiustificato (ah)
Emigrato perché l'impiegato è un figlio di chi fa
Non dico altro (non dico altro)
Emigrato, disgraziato ('ziato)
La galera non l'ha mai cambiato (mmh, no)
Una donna del Mediterraneo (okay)
I nostri valori non sono mai in palio (mmh, no)
Vieni da noi che balli la salsa (vieni)
Scagli la pietra chi pecca
Tutti abbiamo la pancia (ah)
Comunque mi hai fatto cilecca (oh)
Milano, ci pagano bene (bene)
Nel Salento ci pagano poco
Ma i soldi non sono importanti (mmh, no)
Ci vediamo al solito posto (okay)
Emigrato, disgraziato, sfaticato
Sono questo, sottoscrivo, punto e a capo
Lavorare non mi va (non va)
Resto in piazza, na-na-na (na-na)
Poi brindiamo con i soldi di qualche invalidità
Devi scappare da qua
Dicono, "Nasci, cresci e muori"
E come è bello il mare fuori
Persino il cielo piange, tu portami su Marte
Perché da qui
Devo emigrare, brother (brother)
Non mi metto in posa (okay)
Bevo solo vino buono (ah-ah)
Sai che mi ha insegnato nonna?
(Uno) Varie tradizioni
(Due) Zero tradimenti
Noi giriamo sui trattori (vroom)
Mica stiamo a fare trading (pow)
Eh-oh
Al mio paese è routine il lavoro in nero (nero)
Ma vuoi dichiarare per ridarli indietro (ah)
Qui è la normalità
C'è chi spera in qualcosa
Che poi in cosa non si sa (boh)
Emigrato, disgraziato, sfaticato
Sono questo, sottoscrivo, punto e a capo
Lavorare non mi va (non va)
Resto in piazza, na-na-na (na-na)
Poi brindiamo con i soldi di qualche invalidità
Devi scappare da qua
Dicono, "Nasci, cresci e muori"
E come è bello il mare fuori
Persino il cielo piange, tu portami su Marte
Perché da qui
Devo emigrare, pa-pa-pa
Lontano dagli alligatori, pa-pa-pa
Dicono, "devi andare fuori"
Mai più starò in disparte, tu portami su Marte
Perché da qui
Devo emigrare, pa-pa-pa
C'è chi fa anche due o tre lavori, pa-pa-pa
Dicono devi andare fuori, sempre fuori
Terra asciutta sarà un prato, come fiori