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Ricostruito per la prima volta il torace di un Neanderthal in 3D

Immagine di archivio (Getty Images)
2' di lettura

Un gruppo di ricercatori è riuscito a ottenere questo ambizioso risultato basandosi sui resti fossilizzati di Kebara 2 

Gli studi condotti negli ultimi anni hanno permesso di conoscere meglio i Neanderthal, i lontani cugini dell’uomo moderno. Per esempio, alcune ricerche recenti hanno dimostrato che erano in grado di accendere il fuoco e di curare ferite e fratture, oltre a saper realizzare pitture rupestri degne di nota. Da poco, un gruppo di ricercatori dell’Università dei Paesi Baschi, coordinato da Asier Gómez-Olivencia, è riuscito a realizzare la prima ricostruzione virtuale in 3D del torace di un uomo di Neanderthal. Lo studio è stato descritto dettagliatamente sulle pagine delle rivista scientifica Nature Communications.

La struttura del torace dei Neanderthal

Osservando la ricostruzione tridimensionale, è possibile notare che i Neanderthal avevano un torace simile per grandezza a quello dell’uomo moderno, caratterizzato però da una base più larga. Anche le dimensioni del diaframma erano più generose e gli scienziati ipotizzano che svolgesse un ruolo di notevole importanza nella loro respirazione. Per molto tempo, la comunità scientifica aveva ipotizzato che l’uomo di Neanderthal avesse un torace dalla forma ingobbita, ma la ricostruzione in 3D ha smentito questa teoria.

Una ricostruzione basata sul fossile di Kebara 2

I ricercatori dell’Università dei Paesi Baschi sono riusciti a ricostruire la struttura del torace basandosi sulle immagini ottenute eseguendo una Tac dei resti fossilizzati di Kebara 2, un Neanderthal maschio adulto vissuto 60.000 anni fa. Il fossile dell’ominide è stato rinvenuto nel 1983 nella grotta di Kebara in Israele. La ricostruzione in 3D effettuata dal team di Asier Gómez-Olivencia consente di notare una colonna vertebrale più dritta rispetto a quella dell’uomo moderno. Secondo l’autore dello studio, questa caratteristica conferiva agli uomini di Neanderthal una maggiore stabilità. È possibile che siano stati proprio questi tratti fisici a consentire agli uomini primitivi di adattarsi all’ambiente rigido in cui abitavano e a sopravvivere a diverse glaciazioni. Per confermare questa ipotesi saranno tuttavia necessari ulteriori studi.

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