Terremoto Venezuela, dalla placca caraibica alle quattro faglie: cosa è successo

Scienze
©Ansa

Introduzione

Nel pomeriggio di mercoledì 24 giugno (la notte di giovedì 25 in Italia) il Venezuela è stato colpito da una violenta sequenza sismica composta da due terremoti di eccezionale intensità, con magnitudo rispettivamente di 7,1 e 7,5. Le scosse, percepite chiaramente anche in Colombia, hanno provocato il crollo di numerosi edifici, scene di panico nelle strade e negli aeroporti e forti disagi soprattutto nell'area di Caracas (LIVE). Mentre il bilancio di vittime e danni si aggrava sempre di più, l'evento riporta l'attenzione sulle caratteristiche geologiche che rendono questa parte del Sud America una delle più esposte all'attività sismica. Ecco cosa sapere

Quello che devi sapere

Il confine tra due placche

L'origine di terremoti così potenti è legata alla posizione geografica del Venezuela, situato lungo la fascia di contatto tra la placca caraibica e quella sudamericana. Le due enormi porzioni della crosta terrestre scorrono lateralmente l'una rispetto all'altra: la placca caraibica avanza verso est di circa due centimetri all'anno rispetto a quella sudamericana. Sebbene il movimento sia lentissimo, nel corso dei decenni accumula enormi tensioni all'interno delle rocce. Quando queste superano il limite di resistenza delle faglie, l'energia immagazzinata viene rilasciata improvvisamente sotto forma di onde sismiche, dando origine ai terremoti. A differenza della costa pacifica del continente, dove una placca oceanica sprofonda sotto quella continentale generando sismi profondi e di magnitudo eccezionale, il Venezuela è interessato soprattutto da movimenti orizzontali, simili a quelli che caratterizzano la faglia di San Andreas in California. Questo tipo di dinamica produce generalmente terremoti meno estremi, ma spesso molto superficiali e quindi particolarmente pericolosi per i centri abitati.

 

Per approfondire: Terremoto in Venezuela, epicentro e intensità delle scosse: le mappe

Il ruolo delle faglie attive

La maggior parte dell'attività sismica venezuelana si concentra nel settore settentrionale del Paese, dove si sviluppano alcuni tra i principali sistemi di faglie attive. Tra questi spiccano la faglia di Boconó, lunga oltre 500 chilometri e responsabile di numerosi terremoti storici, la faglia di El Pilar, che attraversa il nord-est, e quella di San Sebastián, lungo la costa centrale. Queste strutture geologiche si trovano in prossimità delle aree più densamente popolate, dove vive circa l'80% della popolazione venezuelana. Per questo motivo anche eventi di magnitudo non eccezionale possono provocare conseguenze molto gravi. Inoltre, molti terremoti si sviluppano a profondità inferiori ai 15-20 chilometri: la breve distanza dalla superficie fa sì che le onde sismiche perdano pochissima energia prima di raggiungere città e infrastrutture, aumentando notevolmente il potenziale distruttivo.

 

Per approfondire: Terremoto in Venezuela, due violente scosse di magnitudo 7.1 e 7.5: decine di morti

pubblicità

Come nascono i terremoti

La crosta terrestre non è un blocco unico, ma è suddivisa in una quindicina di grandi placche tettoniche che galleggiano sul mantello, uno strato di rocce caldissime e parzialmente plastiche. Queste placche sono in continuo movimento: si allontanano, si scontrano oppure scorrono una accanto all'altra. È proprio questa lenta ma incessante dinamica a modellare il pianeta nel corso di milioni di anni, formando catene montuose e alimentando fenomeni come terremoti ed eruzioni vulcaniche. A livello mondiale la fascia più attiva è l'Anello di Fuoco del Pacifico, dove si verifica circa l'81% dei terremoti più potenti registrati sulla Terra. In quella regione predominano le zone di subduzione, responsabili di alcuni dei più grandi sismi della storia moderna, come quelli del Cile nel 1960 e dell'Alaska nel 1964.

Perché ci sono state due forti scosse

L'evento registrato in Venezuela rappresenta quello che i sismologi definiscono una "doppietta sismica": due terremoti di magnitudo simile che si verificano a breve distanza di tempo e di spazio, ma che costituiscono eventi distinti e non il classico rapporto tra scossa principale e repliche. Le analisi delle onde sismiche indicano che i due terremoti potrebbero essersi originati su faglie differenti, sebbene molto vicine tra loro. L'ipotesi più accreditata è che il primo sisma abbia modificato lo stato di tensione della crosta terrestre, aumentando le sollecitazioni su una faglia adiacente già prossima al punto di rottura. Anche il passaggio delle onde sismiche potrebbe aver contribuito a innescare il secondo evento

pubblicità

Gli esempi di doppiette sismiche

Le doppiette sismiche sono relativamente rare, ma non rappresentano un fenomeno unico. Un caso particolarmente noto è quello che nel 2023 colpì Turchia e Siria, dove due terremoti di magnitudo 7,8 e 7,7 si verificarono a distanza di circa nove ore, provocando una delle più gravi catastrofi naturali degli ultimi decenni. Ancora più insolita fu la "tripletta" registrata nel 1988 a Tennant Creek, in Australia, con tre forti terremoti avvenuti nell'arco di appena trenta minuti.

I terremoti più distruttivi nella storia venezuelana

La sismicità del Venezuela ha prodotto nel tempo numerosi eventi devastanti. Tra i più tragici figura il terremoto del 26 marzo 1812, che colpì Caracas e altre città durante la guerra d'indipendenza, causando il crollo di gran parte degli edifici coloniali e un numero stimato tra le 15 e le 20 mila vittime. L'evento ebbe anche profonde ripercussioni politiche e sociali, poiché parte della popolazione lo interpretò come un segno divino contro il movimento indipendentista guidato da Simón Bolívar. Un altro violento terremoto interessò il Venezuela centrale il 29 ottobre 1900, con una magnitudo stimata intorno a 7, provocando gravi danni lungo la costa e nell'area della capitale. 

pubblicità

Gli episodi più recenti

Il 29 luglio 1967 Caracas fu nuovamente scossa da un sisma di magnitudo 6,5 che causò circa 240 morti e oltre 2 mila feriti, spingendo il Paese ad adottare normative edilizie antisismiche molto più rigorose. Il 9 luglio 1997 il terremoto di Cariaco, nello Stato di Sucre, raggiunse magnitudo 6,9 e fu il più forte registrato in Venezuela nel XX secolo, provocando decine di vittime, migliaia di sfollati e pesanti danni alle infrastrutture. Più recentemente, il 21 agosto 2018, un sisma di magnitudo 7,3 al largo della costa orientale venne avvertito in gran parte dei Caraibi e persino in alcune aree del Nord America meridionale. Nonostante la sua elevata intensità, il numero delle vittime rimase contenuto grazie alla notevole profondità dell'ipocentro e alla localizzazione in mare aperto.

 

Per approfondire: Doppio terremoto in Venezuela, le immagini della devastazione. FOTO

pubblicità