Covid, variante Epsilon: cos’è e perché può aggirare gli anticorpi del vaccino

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Identificata per la prima volta in California all’inizio del 2021, questa variante risulta ancora poco diffusa in Europa, con soli due casi rilevati in Italia. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista “Science”, le caratteristiche della sua proteina Spike, l'artiglio molecolare con cui il virus si aggancia alle cellule, comprende ben tre mutazioni che la rendono resistente agli anticorpi, sia a quelli generati dal vaccino, sia a quelli generati dall'infezione

Attualmente, secondo le autorità sanitarie, risultano essere 11 le varianti del coronavirus sotto osservazione e, di queste, a preoccupare particolarmente sono solo una parte, tutte diffuse ormai in numerosi Paesi nel mondo. L'ultima individuata tra tutte è la Epsilon (B.1.427), le cui caratteristiche sono state analizzate in uno studio pubblicato sulla rivista “Science”. Ad oggi, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e i Centri per il controllo delle malattie (Cdc) degli Stati Uniti includono nel gruppo delle mutazioni che destano maggior preoccupazione, le Voc (Variants of Concern), le varianti Alfa, Beta, Gamma e Delta. La Epsilon, invece, è ancora inclusa nel gruppo delle varianti sotto osservazione, le cosiddette Voi (Variants of Interest). (VACCINO COVID: DATI E GRAFICI SULLE SOMMINISTRAZIONI IN ITALIA, REGIONE PER REGIONE

Lo studio sulla variante Epsilon

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In particolare, ad allertare gli esperti, sono le caratteristiche della sua proteina Spike, l'artiglio molecolare con cui il virus si aggancia alle cellule, che comprende ben tre mutazioni che la rendono resistente agli anticorpi, sia a quelli generati dal vaccino, sia a quelli generati dall'infezione. Ad approfondire la ricerca sulla variante Epsilon, è stato lo studio coordinato dal biochimico Matthew McCallum, studioso dell'Università di Washington a Seattle. Identificata per la prima volta in California all’inizio del 2021, questa variante risulta ancora poco diffusa in Europa, con soli due casi rilevati in Italia, secondo quanto riportano i dati della banca internazionale Gisaid, che raccoglie le sequenze genetiche dei virus. Lo studio pubblicato sulla rivista “Science”, tra l’altro, ha voluto sottolineare l'importanza del sequenziamento, considerata dagli esperti una delle armi maggiormente efficaci per contrastare la circolazione del virus. L'analisi coordinata da McCallum, basata sull'analisi di 57 campioni, ha così confermato la presenza di tre specifiche mutazioni, tutte presenti sulla proteina Spike, che rendono la Epsilon una variante resistente agli anticorpi.

Dove è stata rilevata sino ad oggi

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I dati prodotto dal team di McCallum, nello specifico, hanno indicato che, con queste specifiche tre mutazioni, la variante Epsilon risulta resistente sia agli anticorpi generati dai vaccini a Rna messaggero, sia a quelli generati dall'infezione da virus Sars-CoV-2. Per arrivare a produrre questa tesi, i ricercatori hanno prodotto una serie di analisi sul plasma prelevato da 15 persone vaccinate con due dosi di Moderna, da 33 vaccinate con due dosi di Pfizer-BioNtech e da 9 che avevano avuto l'infezione da Sars-CoV-2. Dopo i privi rilevamenti in California, hanno aggiunto gli esperti, a maggio la variante Epsilon era diffusa in altri 34 Paesi e, sempre secondo i dati Gisaid relativi all’ultimo mese, è ormai presente in 44 Paesi, dagli Stati Uniti alla Corea del Sud, all'India e al Giappone. In Europa, invece, sono stati rilevati casi in Danimarca (37), Germania (10), Irlanda e Francia (7), Olanda e Spagna (5), Svizzera (4), Norvegia (3), Svezia, Finlandia (2) e Belgio (1).

Il parere di un esperto

A proposito della variante Epsilon, il virologo Francesco Broccolo, direttore del laboratorio Cerba di Milano, ha confermato a Sky TG24 che si tratta di una mutazione “ancora poco frequente in Europa, ma che sfugge agli anticorpi di Pfizer e Moderna, oltre che a quelli indotti dal virus”. Secondo l’esperto “i virus stanno mutando, con mutazioni nuove che non abbiamo mai visto” e per questo “i risultati vanno genotipizzati e servono più tamponi molecolari per identificare le varianti che arriveranno”, ha aggiunto. Obiettivo finale, può essere quello di “rallentarne la diffusione per dare così vantaggio alla vaccinazione”, ha concluso.

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