Farmaci antiobesità, nuove cure in arrivo: i benefici per cuore, fegato e cervello

Salute e Benessere
©Getty

Introduzione

I farmaci antiobesità di nuova generazione potrebbero offrire benefici anche per il cuore, il fegato, il metabolismo cerebrale e la salute riproduttiva femminile. Dopo semaglutide e tirzepatide, la ricerca punta ora su nuove molecole, formulazioni orali e dosaggi più flessibili, dal trattamento ad alte dosi al micro-dosing. Tra le novità più attese ci sono le pillole a base di agonisti del recettore GLP-1 e retatrutide, un farmaco iniettabile che agisce su tre recettori e che, negli studi clinici, ha mostrato una riduzione del peso corporeo fino al 30% dopo circa due anni di trattamento.

Quello che devi sapere

L'incontro a Roma

A fare il punto sulle nuove possibilità terapeutiche sono stati i principali esperti italiani dell’area endocrino-cardio-metabolica, riuniti a Roma per il secondo workshop 2026 dedicato a Incretine e salute metabolica: rivoluzione di cura per sovrappeso, obesità e patologie correlate. Durante l’incontro si è discusso di mantenimento del peso, perdita di massa muscolare, trattamenti di lunga durata e strategie per rendere i dosaggi più flessibili.

 

Leggi anche:

Obesità riconosciuta come malattia, il ddl è legge: si del Senato

Nuovi farmaci in arrivo in Italia

Tra le novità più importanti in arrivo in Italia ci sono le pillole antiobesità e il triplo agonista retatrutide. Ad annunciarlo è stato Andrea Fabbri, docente di endocrinologia all'Università di Roma Tor Vergata. "I Glp-1 agonisti orali sono la nuova frontiera in pillole per la cura di sovrappeso metabolico e obesità. Non hanno bisogno della catena del freddo e rispetto alle molecole iniettive hanno una buona efficacia di cura (anche se generalmente minore) e una maggiore facilità per un uso quotidiano", spiega. Il retatrutide è "un triplo agonista di tipo iniettivo su base settimanale" che assicura "una maggiore efficacia sul calo di peso corporeo".

pubblicità

La retatrutide

Secondo gli studi, citati da Fabbri, la retatrutide ha determinato "una marcata riduzione di peso corporeo fino a -30% del peso iniziale dopo circa 2 anni di cura, con una riduzione delle apnee notturne, del grasso epatico fino all’80% e del dolore da osteoartrite del ginocchio". Numeri paragonabili a quelli che si hanno con "la chirurgia bariatrica, con effetti collaterali modesti e sovrapponibili ai farmaci Glp-1, prevalentemente di tipo gastrointestinale e una forte aderenza alla terapia". 

Le incretine

I farmaci incretinici agiscono su diversi meccanismi biologici, potenziando l’azione degli ormoni enteroendocrini a livello del sistema nervoso centrale, del pancreas e di altri organi. Questa attività contribuisce a una sorta di "sorveglianza metabolica" dell’intero organismo. Gli analoghi delle incretine possono migliorare mortalità e morbilità attraverso la riduzione della pressione arteriosa, della glicemia e dei lipidi, insieme alla perdita di peso e di massa grassa. Il calo interessa anche il grasso epicardico, con una conseguente diminuzione dell’infiammazione cardiaca e coronarica. Tutto questo contribuisce a ridurre il rischio cardiovascolare e la mortalità associata agli eventi cardiaci maggiori.

pubblicità

"Farmaci sicuri e maneggevoli"

"Le Società scientifiche cardiologiche raccomandano l’uso di questi farmaci come prima istanza terapeutica nei pazienti diabetici ad aumentato rischio cardiovascolare oppure dopo un evento maggiore nei pazienti diabetici e non diabetici", spiega Giuseppe Rosano, docente di Cardiologia al St. George’s Hospital, St George’s University di Londra. "I farmaci attualmente disponibili sono sicuri e maneggevoli, si possono impiegare per tempi più lunghi e a dosaggi più bassi", precisa.

I vantaggi delle incretine

Tra le complicanze associate all'obesità c'è anche la steatosi epatica. Le incretine come il GLP-1 contribuiscono a ridurre l’apporto calorico, aumentare la sazietà e migliorare il controllo glicemico. La perdita di peso che ne consegue favorisce una riduzione del grasso viscerale, della lipolisi periferica e del flusso di acidi grassi liberi verso il fegato. "Migliorando l’insulino-resistenza si riducono la steatosi e la lipotossicità e, in modo indiretto, l’infiammazione", afferma Luca Miele, ricercatore in Medicina interna, direttore Clinica del pretrapianto di fegato.

pubblicità

La tirzepatide

"Il Gip quando viene combinato con il Glp-1, come nel caso della tirzepatide, migliora il controllo glicemico, favorisce la perdita di peso e la funzione del tessuto adiposo", prosegue l'esperto. Secondo uno studio, la tirzepatide "riduce in modo significativo il grasso epatico rispetto all’insulina degludec, insieme a una diminuzione del grasso viscerale". 

Gli effetti su malattie reumatiche e neuromuscolari

I farmaci incretinici potrebbero avere effetti terapeutici anche nelle malattie reumatiche e neuromuscolari. Le evidenze più solide riguardano attualmente l’artrite reumatoide, una patologia infiammatoria spesso associata ad altre condizioni cliniche. Almeno il 20-25% dei pazienti con artrite reumatoide è obeso. La malattia può accompagnarsi anche a fibromialgia, elevato rischio cardiovascolare, iperuricemia e disturbi dell’umore. "Per motivi in parte ancora non chiari, i farmaci incretinici dimostrano la loro efficacia nel migliorare il quadro della patologia", dice Carlo Perricone, docente di Reumatologia all'Università degli Studi di Perugia.

pubblicità

I vantaggi delle incretine con la menopausa

Il calo degli estrogeni associato alla menopausa può favorire l’aumento del peso corporeo. In questo caso, le incretine potrebbero contribuire alla perdita di peso e al miglioramento dei parametri cardiometabolici. "Dopo la menopausa, l’incremento medio è di circa un chilo all’anno, in assenza di appropriata terapia ormonale sostitutiva che, in associazione ad un sano stile di vita, costituisce invece un grande aiuto nel mantenimento di un peso corporeo corretto", spiega Alessandra Graziottin, docente di Ginecologia ed Ostetricia, Università di Verona.

Gli effetti sulla sindrome dell'ovaio policistico

Le incretine potrebbero rappresentare una possibilità terapeutica per intervenire anche sulle alterazioni metaboliche nelle donne con sindrome dell'ovaio policistico. "Uno studio pubblicato sul Journal of the Endocrine Society ha dimostrato che la tirzepatide può essere considerata una valida opzione terapeutica in donne affette da questa sindrome in sovrappeso od obese", evidenzia Costanzo Moretti, docente di Endocrinologia, Università degli Studi di Roma Tor Vergata.

pubblicità

Il ruolo neuroprotettivo

I recettori delle incretine sono presenti in tutto il sistema nervoso centrale. La riduzione di alcuni fattori di rischio, tra cui infiammazione, obesità, insulino-resistenza e deposito di sostanza amiloide, potrebbe quindi avere un ruolo neuroprotettivo. Anche la regolazione del metabolismo del glucosio rappresenta un meccanismo di interesse. "Studi dimostrano che la somministrazione di questi farmaci può ridurre i fattori di rischio di Alzheimer evidenziando una forte plausibilità biologica nel proteggere il cervello attraverso una serie di azioni", rimarca Cinzia Niolu, docente di Psichiatria, Università di Roma Tor Vergata

Cosa succede durante il dimagrimento

Tirzepatide e gli altri farmaci incretinici modificano la composizione corporea, riducendo la massa grassa ma anche, in parte, quella magra. Preservare il muscolo durante il trattamento e mantenere nel tempo il peso perso sono due delle principali sfide terapeutiche. "Uno studio ha dimostrato che l’uso di tirzepatide alla dose massima di 15 mg/settimana ha determinato una significativa riduzione media della percentuale di peso corporeo a 72 settimane pari al 20,9%", dichiara Marco Infante, docente di Endocrinologia all'UniCamillus.

pubblicità

Il rapporto tra massa grassa e massa magra

Durante le terapie con farmaci incretino-mimetici, "il calo ponderale interessa prevalentemente la massa grassa, determinando un miglioramento del rapporto tra massa grassa e massa magra e, in alcuni casi, una normalizzazione di questo rapporto. Tra l’altro, la proporzione tra perdita di massa grassa e perdita di massa magra osservata con i farmaci incretino-mimetici è sovrapponibile a quella riportata con gli interventi sullo stile di vita, le diete ipocaloriche ed i trattamenti chirurgici dell’obesità", aggiunge Infante. I risultati mostrano quindi che la maggior parte del peso perso è costituita da massa grassa, anche se una quota riguarda la massa magra.

Il rischio di recuperare peso

Il mantenimento dei risultati rappresenta un altro aspetto centrale. Dopo l’interruzione dei farmaci incretinici, in genere si recuperano circa due terzi del peso perso entro un anno. Il recupero ponderale si associa anche a una progressiva riduzione dei benefici cardiovascolari e metabolici ottenuti durante il trattamento. Per questo, gli esperti sottolineano l’importanza di inserire questi farmaci in una strategia terapeutica di lungo periodo, anziché considerarli una soluzione temporanea per perdere peso. Il percorso dovrebbe essere multidisciplinare e personalizzato, integrando il trattamento farmacologico con uno stile di vita salutare, attività fisica regolare, dietoterapia e supporto psicologico.

pubblicità

La gestione delle dosi

Anche la gestione delle dosi può contribuire al mantenimento dei risultati. I primi studi clinici suggeriscono che proseguire con il farmaco iniettabile alla massima dose tollerata oppure passare dalla formulazione iniettiva a quella orale potrebbe rappresentare una strategia utile. Un’altra possibilità è, secondo gli esperti, ridurre il dosaggio, evitando la sospensione completa del trattamento. Questa soluzione potrebbe essere particolarmente utile quando la prosecuzione della terapia alle dosi più elevate risulta difficile da sostenere dal punto di vista economico.

I vantaggi dei nuovi farmaci

Le nuove molecole e le formulazioni orali ampliano quindi le prospettive di trattamento dell’obesità e delle patologie correlate. Oltre al calo ponderale, l’attenzione della ricerca si concentra sui possibili benefici cardiovascolari, epatici, reumatologici, riproduttivi e neurologici, con l’obiettivo di integrare le terapie in percorsi di cura personalizzati e orientati alla salute nel lungo periodo.

pubblicità