Gimbe: 18,8 miliardi di tagli invisibili alla Sanità tra 2023 e 2026

Salute e Benessere

"Quando tempi d’attesa, disponibilità economiche e luogo di residenza condizionano l’accesso alle prestazioni sanitarie è in gioco la tenuta del patto sociale -ha affermato il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta -. Una prestazione garantita sulla carta, ma inaccessibile nella realtà, lascia il cittadino da solo di fronte al proprio bisogno di salute"

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I dati sono stati diffusi dalla Fondazione Gimbe nel nono Rapporto sul Servizio sanitario nazionale presentato oggi alla Camera. "Nel 2024 oltre 5,8 milioni di persone, pari al 9,9% della popolazione, hanno dichiarato di aver rinunciato a una o più visite o esami, rispetto al 7,6% del 2023: circa 4 milioni hanno rinunciato per i lunghi tempi d’attesa e 3,1 milioni per motivi economici, potendo indicare entrambe le cause", ha affermato il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta. "Quando tempi d’attesa, disponibilità economiche e luogo di residenza condizionano l’accesso alle prestazioni sanitarie è in gioco la tenuta del patto sociale. Una prestazione garantita sulla carta, ma inaccessibile nella realtà, lascia il cittadino da solo di fronte al proprio bisogno di salute". 

Negli ultimi 4 anni 18,8 mld di tagli invisibili

Tra il 2023 e il 2026 il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 17,5 miliardi, passando da 125,4 del 2022 a 142,9 miliardi nel 2026. Il quadro cambia però se il finanziamento è rapportato alla ricchezza prodotta dal Paese: nel 2022 il Fsn rappresentava il 6,27% del Pil: negli anni successivi la quota si è mantenuta intorno al 6%, con l'eccezione del 6,14% del 2026. Se nel periodo 2023-2026 il rapporto Fsn/Pil fosse rimasto costante al livello del 2022, il Ssn avrebbe avuto a disposizione 18,8 miliardi in più. "Il finanziamento nominale è certamente aumentato – ha spiegato Cartabellotta - ma si è ridotta la quota di ricchezza nazionale destinata al Ssn. È il fenomeno dei 'tagli invisibili': non tagli nominali, ma risorse inferiori rispetto a quelle che il Ssn avrebbe ricevuto mantenendo invariato il rapporto Fsn/Pil". C'è un altro dato da non trascurare: dal 2010 al 2026 il Fsn nominale è cresciuto di 37,5 miliardi ma, al netto dell'inflazione generale Istat, nel 2026 il finanziamento è sostanzialmente tornato ai livelli del 2010. "Nel frattempo – ha continuato il presidente - sono aumentati i bisogni di una popolazione che invecchia e i costi delle innovazioni farmacologiche e tecnologiche. Limitarsi a comunicare i miliardi stanziati non basta a dimostrare che il Ssn sia adeguatamente finanziato". 

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Le diseguaglianze territoriali 

Nel 2024 18 Regioni e Province autonome su 21 risultano adempienti ai Lea, contro le 13 del 2023. Tuttavia, 6 delle 18 Regioni 'promosse' presentano almeno una macro-area con un punteggio compreso tra 60 e 69 e, nello stesso anno, aumenta la quota di popolazione che rinuncia a visite o esami. Le diseguaglianze territoriali sono confermate anche dalla mobilità sanitaria interregionale, che nel 2023 ha raggiunto 5,15 miliardi, il valore più elevato dal 2010. "Finalmente – ha proseguito Cartabellotta - dal 30 ottobre 2026 saranno in vigore i Lea aggiornati, dopo un'attesa di quasi 10 anni.
Tuttavia, inserire una nuova prestazione nei Lea non equivale a renderla accessibile a tutti: bisogna garantire che le Regioni siano effettivamente in grado di erogarla in modo tempestivo e uniforme".

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Italia ultima G7 per spesa pubblica pro-capite

Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana si attesta al 6,2% del Pil, contro il 7,1% della media Ocse. La spesa pubblica pro-capite è pari a 3.952 euro a parità di potere d'acquisto: 909 euro in meno della media Ocse e 1.013 in meno della media europea. È quanto emerge dal 9 Rapporto Gimbe sul Servizio sanitario nazionale presentato alla Camera dei deputati. "Un divario – ha sottolineato Cartabellotta - che rapportato ai quasi 59 milioni di residenti supera i 36 miliardi. Una voragine scavata negli ultimi 15 anni da governi di ogni colore, che anno dopo anno ha allontanato l'Italia dal resto d'Europa". Tra i Paesi del G7, l'Italia è fanalino di coda per spesa sanitaria pubblica pro-capite. La spesa diretta pro-capite delle famiglie supera invece la media Ocse del 12,3%, mentre quella intermediata è inferiore del 43,7%: al minore investimento pubblico corrisponde una minore protezione finanziaria delle famiglie, più esposte al pagamento diretto delle cure. Il Dpfp 2026, approvato il 2 ottobre - spiega il Rapporto - prevede una spesa sanitaria in aumento in termini nominali, ma in calo dal 6,4% del Pil nel 2026 al 6,3% nel 2027-2029: "Le stime confermano che non c'è alcuna inversione di tendenza: al contrario, la quota di ricchezza del Paese destinata alla sanità si riduce. Inoltre, nel triennio 2027-2029 si amplia ulteriormente la forbice tra previsioni di spesa ed entità del Fsn: 7,6 miliardi nel 2027, 10,7 miliardi nel 2028 e 14 miliardi nel 2029, per un divario cumulativo di 32,3 miliardi". 

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Scende spesa sanitaria pubblica in Italia, ultimo Paese del G7

Cisl-Fp: "Risorse certe per valorizzare il personale sanitario"

"Il Rapporto Gimbe fotografa con chiarezza ciò che vediamo ogni giorno nei luoghi di lavoro: un Servizio sanitario nazionale che continua a garantire risposte fondamentali ai cittadini, ma che rischia di entrare in una crisi irreversibile se non si interviene sulle risorse, sull'organizzazione e, soprattutto, sulla valorizzazione del personale". Lo dichiara il segretario generale della Cisl-Fp, Roberto Chierchia. "Il punto, per noi, è chiaro: non si può pensare di mettere in sicurezza il Servizio sanitario nazionale senza investire sulle persone che lo fanno funzionare ogni giorno. Per questo occorre accelerare l'iter di certificazione del Ccnl della Sanità 2025-2027 e aprire immediatamente la prossima tornata contrattuale per il triennio 2028-2030, incrementando ulteriormente le risorse già stanziate per colmare il divario retributivo dalle principali economie europee. Al governo chiediamo inoltre di superare rapidamente misure ormai anacronistiche, a partire dai tetti di spesa sul salario accessorio degli enti del Ssn, ancora ancorati ai livelli di oltre un decennio fa, e di estendere anche ai lavoratori pubblici la detassazione all'1% delle somme percepite a titolo di produttività", aggiunge Chierchia. Il rapporto Gimbe "mette in evidenza anche un altro elemento che non può essere ignorato: il peso ormai strutturale del privato accreditato nella risposta sanitaria del Paese", ma - rilancia il segretario generale della Cisl-Fp - "il contratto della sanità privata è fermo da otto anni e quelli applicati nelle Rsa da quattordici". "Pubblico e privato sono due componenti di una stessa risposta ai bisogni di salute del Paese e la qualità di entrambe passa dalla qualità del lavoro", conclude.

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