In Italia mancano più di 5.700 medici di base, entro il 2028 previsti 8mila pensionamenti

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Il ricambio generazionale non copre le carenze attuali e la professione perde attrattività, con forti disomogeneità regionali e ambulatori sempre più saturi. Gimbe chiede una riforma della medicina generale, ripensando ruolo, formazione e integrazione del medico di famiglia nella rete dei servizi territoriali

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In Italia mancano più di 5.700 medici di medicina generale e sempre più cittadini faticano a trovare un medico di famiglia, soprattutto nelle Regioni più popolose. Oggi ogni medico assiste in media quasi 1.400 pazienti, ma si arriva anche a 1.800, ben oltre il rapporto ottimale di 1.200 assistiti. La situazione è aggravata dal progressivo invecchiamento della popolazione e dal calo dei giovani medici che scelgono questa professione, mentre oltre 8.000 dottori andranno in pensione entro il 2028. A evidenziarlo l'analisi della Fondazione Gimbe sulla carenza di medici di famiglia in Italia.

Il ruolo del medico di famiglia

Ogni cittadino iscritto al Servizio sanitario nazionale ha diritto a un medico di medicina generale, primo punto di accesso ai servizi compresi nei Livelli essenziali di assistenza (Lea). I medici di famiglia non sono dipendenti del Servizio sanitario nazionale: operano in convenzione con le Asl e il loro lavoro è regolato dall'Accordo Collettivo Nazionale (ACN), dagli Accordi integrativi regionali e dagli Accordi attuativi aziendali definiti a livello di singola Asl. Secondo la Fondazione Gimbe, "la carenza dei medici di medicina generale è un problema ormai diffuso in tutte le Regioni e affonda le radici in una programmazione inadeguata, che per anni non ha garantito il necessario ricambio generazionale rispetto ai pensionamenti attesi", dice Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione. Il risultato è che sempre più cittadini non riescono a trovare un medico vicino a casa, con disagi e rischi per la salute soprattutto per anziani e pazienti fragili.

Una popolazione che invecchia e richiede più assistenza 

Negli ultimi quarant'anni la demografia italiana è cambiata profondamente. Gli over 65 sono passati dal 12,9% del 1985 al 24,7% del 2025, mentre gli over 80 sono triplicati. Una tendenza confermata dalle previsioni Istat che indicano che nel 2035 gli over 65 saranno il 30% della popolazione. Sono aumentate inoltre, le malattie croniche: nel 2024 il 77,3% degli over 65 soffriva di almeno una patologia cronica, e oltre la metà conviveva con due o più malattie. "L'invecchiamento della popolazione e l'aumento delle malattie croniche generano bisogni assistenziali molto più complessi rispetto al passato - sottolinea Cartabellotta -. Di conseguenza, un massimale di 1.500 assistiti per medico di famiglia, adeguato al quadro demografico sino agli anni Novanta, oggi riduce il tempo da dedicare ai pazienti, aumenta i carichi di lavoro e genera inevitabili ripercussioni su accessibilità e qualità dell'assistenza".

Il rapporto ottimale tra medici e popolazione

L'Accordo collettivo nazionale stabilisce un massimo di 1.500 assistiti per medico, con possibilità di arrivare a 1.800 o oltre tramite deroghe locali. In alcune aree, come la Provincia autonoma di Bolzano, si può arrivare fino a 2.000. Ulteriori deroghe, inoltre, possono essere concesse anche in caso di indisponibilità di medici di medicina generale o per iscrizioni temporanee. Secondo Gimbe, il rapporto ottimale tra medici e popolazione è passato da un medico di famiglia ogni 1.000 residenti a uno ogni 1.200, come confermato dal nuovo Accordo Collettivo Nazionale. Un parametro utilizzato per individuare le "zone carenti", cioè le aree in cui il numero di medici di famiglia è insufficiente rispetto al fabbisogno della popolazione. "Questa modifica è di fatto un espediente che sottostima la carenza di medici di famiglia sulla carta - segnala il presidente della Fondazione Gimbe -. Aumentando il rapporto ottimale, infatti, cresce il numero di cittadini che devono restare senza medico affinché un territorio venga formalmente riconosciuto come "zona carente" e possa quindi essere attivato un bando".

Pensionamenti in aumento e ricambio insufficiente

Secondo le stime di Fimmg-Federazione italiana dei medici di medicina generale, entro il 2028, 8.180 medici di famiglia raggiungeranno l'età pensionabile, Le borse di studio per la formazione in medicina generale, per anni insufficienti, sono cresciute fino al picco del 2021, ma sono poi tornate a diminuire: nel 2025 scendono a 2.228, con un calo del 15%. Nel 2025 i partecipanti al concorso nazionale sono stati più dei posti disponibili, ma in alcune Regioni - come Bolzano, Valle d'Aosta, Marche, Trento e Piemonte - è più marcata la mancata presentazione di candidati in rapporto ai posti disponibili. Un segnale del calo di attrattività della professione e delle difficoltà territoriali più acute.

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Una carenza diffusa: oltre 5.700 medici mancanti 

Le stime della Fondazione Gimbe elaborate sui dati di Sisac-Struttura Interregionale Sanitari Convenzionati al 1° gennaio 2025, documentano una progressiva riduzione dei medici di famiglia in tutte le Regioni, ad eccezione della Provincia autonoma di Bolzano. Tra il 2019 e il 2024 i medici di famiglia sono diminuiti del 14,1%, passando da 42.009 a 36.812. Al 1° gennaio 2025 ogni medico ha in carico in media 1.383 assistiti, con forti differenze regionali: dai 1.153 del Molise ai 1.533 della Lombardia.

Secondo Gimbe, per garantire prossimità e libera scelta il rapporto ottimale dovrebbe essere di 1 medico ogni 1.200 assistiti. Con questo parametro, la carenza stimata è di 5.716 medici, distribuiti in 18 Regioni. Le situazioni più critiche riguardano quasi tutte le grandi Regioni, mentre non si registrano carenze in Basilicata, Molise e Sicilia.

Un gap di oltre 2.700 medici

Anche ipotizzando che tutti i medici vadano in pensione a 70 anni e che tutte le borse vengano assegnate e completate, i nuovi ingressi non copriranno né i pensionamenti né le carenze attuali. Il gap stimato supera i 2.700 medici di famiglia. "Peraltro - dice Cartabellotta – da un lato sempre più medici di famiglia scelgono di ritirarsi prima dei 70 anni, dall'altro il numero di medici che completa il percorso formativo è inferiore alle borse finanziate: non tutte vengono assegnate e almeno il 20% degli iscritti abbandona il percorso formativo".

La necessità di una riforma della medicina generale 

"Alla crisi della medicina generale bisognerebbe rispondere con una riforma organica, capace di rendere la professione più attrattiva - suggerisce il presidente della Fondazione Gimbe -. Peraltro, il dibattito politico negli ultimi anni si è sempre avvitato senza risultati sulla trasformazione del rapporto di lavoro del medico di famiglia: dalla convenzione alla dipendenza. Di conseguenza, oggi il quadro normativo si sta sviluppando attraverso varie direttrici non sempre convergenti e troppo generiche". Secondo il presidente della Fondazione la vera priorità oggi è ripensare il ruolo del medico di famiglia: dalla formazione all'organizzazione del lavoro, fino all'integrazione con l'intera rete dei servizi territoriali e ospedalieri.

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