Longevità, Jay Olshansky: "Limite realistico è 90 anni per le donne e 84 per gli uomini"
Salute e BenessereOspite del Milan Longevity Summit e intervistato dal Corriere della Sera, l’esperto ha spiegato che l’aumento dell’aspettativa di vita è destinato a rallentare se la scienza non riuscirà a intervenire sull’invecchiamento biologico. Secondo lo studioso, la priorità oggi non è inseguire promesse di vita sempre più lunga, ma concentrarsi sulla qualità degli anni vissuti
La ricerca sulla longevità continua a essere una delle frontiere più discusse della scienza, tra promesse mediche e interrogativi ancora aperti sui limiti biologici della vita umana. Al centro del dibattito c’è una domanda: fino a dove può spingersi davvero l’aspettativa di vita? A Milano, durante il Milan Longevity Summit in corso dal 20 al 23 maggio e dedicato al concetto di One Health, il tema è stato affrontato anche da Jay Olshansky, professore alla School of Public Health dell’Università dell’Illinois a Chicago e membro del consiglio di amministrazione dell’American Federation of Aging Research. Intervistato dal Corriere della Sera, lo studioso ha spiegato perchè l’aumento dell’aspettativa di vita è destinato a rallentare se la scienza non riuscirà a intervenire sul processo biologico dell’invecchiamento. Secondo lo scienziato, “l’umanità ha già vinto la sua battaglia per una vita lunga e ora deve concentrarsi sulla qualità degli anni piuttosto che sulla quantità”.
Il limite biologico della vita umana
Olshansky, da tempo impegnato nello studio dei limiti della longevità umana, ha richiamato le conclusioni del suo studio del 2024 pubblicato su Nature Aging, intitolato “Improbabilità di un allungamento radicale della vita negli esseri umani”. Il punto centrale della ricerca è che, quando una popolazione raggiunge una quota elevata di persone con età superiore ai 65 anni, il processo biologico dell'invecchiamento diventa il principale fattore di rischio di morte. Al Corriere della Sera, il professore ha spiegato: “Poiché l'invecchiamento è attualmente immutabile, significa che l'aumento dell'aspettativa di vita rallenterà per forza, a meno che non venga in qualche modo modificato. L’avevamo previsto nel 1990 (nel nostro articolo su Science), lo abbiamo dimostrato in modo definitivo con questo studio su Nature Aging. La percentuale critica di sopravvivenza è stata raggiunta nella maggior parte delle popolazioni nazionali longeve”. Per Olshansky, dunque, il limite realistico resta lontano dalle ipotesi più ottimistiche che negli ultimi anni hanno evocato traguardi di 115, 125 o persino 150 anni. Alla domanda sul limite biologico raggiungibile dagli esseri umani, ha risposto: “In assenza di efficaci tentativi di rallentare l'invecchiamento, il limite è di circa 90 anni per le donne e 84 per gli uomini, ovvero circa 87 anni considerando entrambi i sessi”.
Longevità, i progressi possibili e il nodo dell’invecchiamento
Olshansky, nell’intervista, ha invitato alla prudenza. “Sono in corso sforzi per rallentare l'invecchiamento biologico, ma non è una prospettiva con effetti o risultati nell’immediato”, ha risposto quando interrogato sulle scoperte mediche che potrebbero incidere sull’aspettativa di vita. Il riferimento è anche al dibattito aperto da un recente studio pubblicato su Nature Communications dal gruppo guidato da Florian Bonnet. La ricerca ha analizzato i dati sulla longevità distinguendoli per macro-regioni europee e ha indicato che, osservando i numeri su scala territoriale, esistono ancora margini di miglioramento della speranza di vita alla nascita. Alcune aree, infatti, continuano a mostrare progressi costanti. Lo studio ha preso in esame anche le cause di mortalità che incidono sulla longevità nei diversi territori e ha richiamato il peso delle diseguaglianze socioeconomiche, capaci di influenzare gli stili di vita e di contribuire alle cosiddette “morti per disperazione”.
Su questo punto Olshansky ha concordato, ma ha ribadito che il nodo resta il rallentamento dell’invecchiamento biologico. “Certo, è possibile, anzi, sarei sorpreso se non si verificassero ulteriori miglioramenti. Tuttavia, a meno che non si intervenga sul processo di invecchiamento, il progresso nell'aumento dell'aspettativa di vita dovrà rallentare”.
Vivere in salute, cosa fare e cosa evitare
Per vivere meglio e, se possibile, più a lungo, il consiglio resta legato a comportamenti concreti: “Fare attività fisica, seguire una dieta equilibrata, evitare i fattori di rischio che accorciano gli anni (ad esempio, fumo, obesità, ecc.) e avere genitori longevi”. Olshansky ha inoltre messo in guardia dai prodotti che promettono effetti non dimostrati: “Evitate qualsiasi prodotto che affermi di poter rallentare, arrestare o invertire il processo di invecchiamento. Questo potrebbe essere possibile in futuro, ma non ci sono prove che lo dimostrino al momento”. Anche sul piano personale, il professore ha raccontato di puntare su prevenzione, movimento e alimentazione controllata: “Evito o riduco al minimo la maggior parte dei fattori di rischio che accorciano la vita, assumo pochissimi farmaci, mi sottopongo a screening periodici, camminare e andare in bicicletta sono le mie principali forme di esercizio fisico (ero un maratoneta), consumo pochissimo zucchero e seguo una dieta rigorosa”.